Campagna elettorale, una scatola priva di contenuti

01/02/2013 di Iris De Stefano

Forse agli italiani piace essere considerati scemi. O forse Churchill aveva spaventosamente ragione quando diceva che il principale argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l’elettore medio. La campagna elettorale –  iniziata ufficialmente con l’astensione del Popolo delle Libertà il 6 dicembre scorso al Senato con riferimento al decreto Sviluppo-bis e alla Camera riguardo ai tagli dei costi degli enti locali – è entrata nel suo vivo. A poco meno di un mese dalle elezioni, ricomincia il teatrino delle affermazione dette e poi smentite, dei colpi di scena, delle promesse improponibili, dei patti con gli italiani.

Quando fu incaricato il governo Monti, molti pensarono, ingenuamente forse, che avrebbe potuto portare linfa nuova ad un dibattito ormai sceso ai suoi più bassi livelli nella storia della nostra Repubblica. Così non è stato. Con la memoria corta che contraddistingue buona parte dell’elettorato medio, siamo tornati ad accettare una campagna elettorale in cui si parla di tutto, ma non di programmi.

Sarebbe giusto quindi un atto di onestà da parte dei politici, poiché nessuno di noi si aspetta ( o si dovrebbe aspettare ) uno Stato senza tasse. Ma dove sono le discussioni sull’economia sommersa ( che vale secondo Bankitalia il 31,1% del Pil ), dove quelle sulla lotta alla criminalità organizzata, sulle risorse per le regioni, dove un confronto serio e sereno sull’Europa, dove un programma di riqualificazione dei beni culturali? Dove una seria discussione sui giovani e le donne, fino ad ora usati come specchio per le allodole? Dove una sulle unioni civili, il testamento biologico, dove l’eutanasia, tutti argomenti che secondo il nuovo rapporto Eurispes interessano e mettono d’accordo gli italiani?

Invece di rincorrersi nella promessa di azioni immediate, nei primi cento giorni, nella prima settimana, al primo consiglio di ministri, sul conflitto di interessi, sul numero di parlamentari, sulla riforma elettorale, tutti argomenti importantissimi, perché non si parla di sanità? Di istruzione? È di oggi la notizia secondo la quale negli ultimi 10 anni gli immatricolati alle università italiane sono diminuiti di quasi 60 mila unità. Se fosse stato accompagnato da un sensibile miglioramento nella qualità degli istituti tecnici, potrebbe non essere considerato un dato solo negativo. Eppure, tra i paesi Ocse, siamo, per numero di iscritti, terzultimi. Se escludessimo poi il numero dei fuori corso ( 33,6% ) e di chi non dà esami ( 17,3% ) il quadro si farebbe ancor più nero. Per quanto potrà essere ancora sostenibile e giusto un paese dove il 5% della popolazione legge il 50% dei libri acquistati?

La campagna elettorale invece prosegue incurante di tutto ciò e le prime pagine di oggi sono occupate dallo scandalo della più longeva banca al mondo e da Mario Balotelli. Se d’altro canto infatti, l’ex presidente del Consiglio (ma non solo) continua a fare quello che gli riesce meglio, ovvero gettare fumo negli occhi, è perché c’è qualcuno –noi- che glielo lascia fare. In questo paese assumersi la responsabilità di quello che si fa e soprattutto, di quello che si dice, pare non essere attività gradita. Così come pare non esserlo l’ essere coerenti. E se c’è ancora chi scrive articoli analizzando quanti voti un ipotetico goal del nuovo arrivato milanista ( che ovviamente non ha mai desiderato altro che giocare nella squadra milanese ) al derby Milan-Inter del 24 Febbraio, datadelle elezioni, in pieno silenzio elettorale, potrebbe portare a favore di Berlusconi, è sempre perché ci sono persone che paragonano il loro voto, diritto e dovere civile, a tre punti in più in classifica.

In questi quindi momenti viene in mente Dante che parlando dell’Italia nel VI Canto del Purgatorio diceva: “Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca / per non venir sanza consiglio a l’arco; / ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. / Molti rifiutan lo comune incarco; / ma il popol tuo solicito risponde / sanza chiamare, e grida: I’ mi sobbarco!” Non so quanto sia giusto essere fieri di un paese descrivibile con i versi, non lusinghieri, di chi è nato e morto quasi 700 anni fa.

The following two tabs change content below.

Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
blog comments powered by Disqus