Camilla Ravera, un simbolo dimenticato

27/03/2013 di Andrea Viscardi

In pochi ricordano Camilla Ravera. Protagonista di un’altra generazione, oramai lontana. Il suo personaggio, però, dovrebbe essere tra i più significativi per chi, nel XXI secolo, porta avanti con convinzione la battaglia per la parificazione effettiva dei sessi. Lei, già all’inizio del ‘900, era una protagonista del mondo politico: prima donna al mondo ad assumere la segreteria di partito, prima donna italiana ad essere eletta senatrice a vita. La sua storia merita, allora, di essere ricordata e non abbandonata nei cassetti del tempo.

Nasce ad Acqui Termi nel 1889, in una famiglia molto numerosa, guidata da un padre impiegato del ministero delle finanze. Lei decide, nel 1913, di trasferitasi a Torino e divenire insegnante elementare. Proprio nel capoluogo piemontese si avvicina alla politica:

“Era il 1913, nel momento in cui a Torino aveva luogo un grande sciopero di operai metallurgici, da una finestra della mia casa guardavo avanzare una grande colonna di operai, più grande metro dopo metro. All’improvviso io, che già avevo studiato con passione Marx, innanzi a quella colonna ebbi l’impressione di vedere il suo pensiero divenire storia. Da quel momento seguì sempre le lotte degli operai torinesi, sino a persuadermi che non bastava cogliere la teoria di Marx rimanendo in disparte, bisognava partecipare, impegnarsi. Lo scoppio della guerra eliminò le mie esitazioni ed entrai nel Partito Socialista”.

Qui si fa subito notare per la sua arguzia e il suo spirito d’iniziativa, ma anche per le sue posizioni più estreme, divenendo parte della fronda comunista del Psi. Nel 1921, al teatro Goldoni di Livorno, è tra i sostenitori della scissione. Subito dopo, a poca distanza, al Teatro San Marco veniva costituito il Partito Comunista d’Italia.

Camilla Ravera
Camilla Ravera festeggia la liberazione con i partigiani

La Ravera è subito a capo dell’organizzazione femminile del Partito, fondando e dirigendo anche un periodico di propaganda, chiamato, significativamente, “La compagna”. Il 31 ottobre 1926 il regime fascista mette agli arresti – violando l’immunità parlamentare – Antonio Gramsci, Segretario del PCdI. Questo momento segna una svolta nella vita di Camilla, che diviene immediatamente il nuovo leader di un Partito i cui membri si sono oramai dati alla clandestinità. Manterrà il ruolo di segretario sino al 1930 quando, rientrata in Italia da Parigi (la maggioranza dei membri del partito aveva trovato riparo in Francia), viene arrestata. La condanna è durissima: 15 anni di carcere. Nel 1934, però, il regime decise di commutare la pena al confino: prima a Ponza, poi a Ventotene.

Proprio mentre è sull’isola, in compagnia di personaggi come Spinelli, Rossi, Terracini e Pertini, la donna si rende protagonista di un gesto significativo, a dimostrazione della sua totale indipendenza di pensiero piuttosto che di una sottomissione ideologica: condanna fermamente il patto Molotov-Ribbentrop, venendo espulsa dal Partito. Tornata sulla terraferma, riesce a fuggire dalle persecuzioni successive all’8 settembre, rifugiandosi nelle colline piemontesi.

Nel 1945 – tornata a Torino e riammessa nel Partito – diviene consigliere comunale, quindi, nel 1947, fonda l’Unione Donne Italiane – oggi Unione Donne in Italia – capace di divenire, in pochissimo tempo, la più grande organizzazione per promuovere l’emancipazione femminile. Nel 1948, poi, viene eletta alla Camera. La guerra è finita e tutti gli sforzi della Ravera si concentrano allore per portare avanti, durante le sue due legislazioni (1948 e 1953), quanto a lei più caro: la condizione delle donna. Perché, come racconta, è stato proprio un corteo di operaie a portarla ad incrociare, a Valenza, ancora bambina, la strada del socialismo:

“Un mattino io mi recavo alla scuola con la mamma che mi teneva per mano, a un tratto mi arrestai sgomenta, e mi aggrappai a mia madre, una folla di donne avanzava, vestite miseramente, che mi sembravano eccitate, minacciose. In testa un uomo che portava una bandiera tutta rossa. Mia madre mi disse: queste sono donne che lavorano e fanno uno sciopero, chiedono di avere un salario un po’ meno misero, per aver qualche soldo di più, almeno per comprarsi il pane. Quello che le guida è un loro dirigente, uno che le guida nella notte, si chiama Turati”.

A coronazione della sua intensissima attività, nel 1982, Pertini la nomina senatrice a vita: fu la prima donna, nella storia d’Italia, ad ottenere tale carica. Al suo ingresso a Palazzo Madama, tutti i senatori, alzandosi, accolsero Camilla Ravera – oramai 93 enne – in un tripudio di applausi: la storia italiana aveva appena reso omaggio ad una sua grande protagonista.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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