Camera con rissa

05/10/2015 di Francesca R. Cicetti

Tra sardine agitate in aula, magliette di pessimo gusto e risse, quella di Barani è solo l'ultima di una lunga serie di episodi quantomeno discutibili del nostro Parlamento.

Rissa Parlamento

L’ultimo craxiano in parlamento, in difesa della Costituzione, si esibisce – come oramai tutti sanno – in un gesto da vero padre della patria. Mima un rapporto orale, Lucio Barani, verdiniano ed ex berlusconiano, in direzione della collega Barbara Lezzi, del Movimento Cinque Stelle. Per lui, vale la pena precisarlo, si è trattato di un equivoco. Stava mimando il gesto del microfono, in riferimento a qualche controversia sul turno di parola. Poi ritratta: intendeva dire che gli avversari dovevano ingoiare i fascicoli. In ogni caso, il disordine è sufficiente ad alimentare la rissa e a sconvolgere un confuso (e già provato) Presidente Grasso, che invita al rigore e al rispetto. Ovviamente è come parlare nel vuoto.

Il Parlamento, luogo della sacralità della politica, non è nuovo alle trasgressioni e agli insulti. Lo stesso Barani è un veterano dei gestacci, essendosi già esibito al microfono nel mimo di una siringa (“Qui qualcuno si droga”). Per non parlare poi degli emendamenti presentati in protesta contro la legge anticorruzione: come pena per i corrotti il socialista redivivo suggeriva la fucilazione, l’esposizione al pubblico ludibrio e, alternativamente, la pena di morte.

Le magliette meritano una considerazione a parte. Sempre Barani, evidentemente un esperto dell’oltraggio, si è presentato in aula con un’impopolare stampa Je suis Craxi, a pochi giorni dall’attentato Charlie Hebdo. Ma dell’arte dell’abbigliamento fuori luogo non è stato lui il primo esponente, e certamente neppure l’unico. Io sto con Stacchio. Con chi difende il territorio è solo uno degli ultimi outfit della Lega Nord. Per non citare l’elegante t-shirt di Alessandra Mussolini, C’hann scassat o cazz’, sfoggiata in occasione della manifestazione di via del Plebiscito del 2013. E ancora, Il diavolo veste Prodi, Meglio vajassa che…, e una sfilata di altre raffinatezze che tutto sommato è meglio non ricordare.

Le grida, le risse, i commessi tra l’uno e l’altro parlamentare, come si dividono due bambini capricciosi. I deputati del Movimento 5 stelle sul tetto di Montecitorio, Gianluca Buonanno in aula con una spigola in mano. “Nessuno pensa ai pensionati che magari devono mangiare sardine?”, urla al microfono, prima di essere espulso dall’aula dal vicepresidente Di Maio. Spumante e mortadella, poi manette e cappi sventolati tra i banchi. Una gara al comportamento più irrispettoso e bambinesco: il premio finale è davvero difficile da assegnare.

A proposito di condotte fuori luogo, hanno fatto scalpore gli 82 milioni e 730.460 emendamenti proposti da Calderoli per intasare il Senato. Qualche numero: se fossero esaminati a un ritmo sovrannaturale, uno al minuto, sette giorni su sette e ventiquattro ore al giorno senza pausa pranzo, si terminerebbe di valutarli nel Capodanno 2173. Unico problema, il cambio di legislatura, che imporrebbe un azzeramento delle analisi ogni cinque anni al massimo. In ogni caso, senza soste neppure per usare il bagno del Senato, Calderoli potrebbe arrivare al termine della valutazione di tutte le modifiche appena in tempo per festeggiare il proprio duecentodiciassettesimo compleanno. Un bel traguardo, per qualcuno che, ovviamente, gli emendamenti non li ha neppure letti.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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