Cambiamento climatico significa non solo migrazioni, ma anche guerra

04/11/2015 di Laura Caschera

Cambiamento climatico non significa solo scioglimento dei ghiacciai, pericolo per la fauna e la flora ed estati torride. Il surriscaldamento globale ha grandi ripercussioni anche sulla sopravvivenza umana, e può influenzare o alimentare emigrazioni di massa e guerre. E nel Medio Oriente, la situazione diverrà sempre più critica

Cambiamento Climatico

Surriscaldamento globale, un problema che va al di là del “semplice” immaginario, ma che influenza dinamiche sociali ed emergenze già nei nostri giorni. Questo è vero soprattutto per il Medio Oriente, dove le temperature inaccettabili e la siccità hanno contribuito, in alcuni casi, all’intensificarsi di disordini sociali. Un esempio evidente per tutti è la Siria, dove la terribile siccità del 2011, secondo uno studio pubblicato da “Proceedings of the National Academy of Sciences” è stata complice dell’aggravarsi delle rivolte, poi confluite nella guerra civile che sta devastando il paese.

Richard Seager, climatologo del Lamont- Doherty Earth Observatory della Columbia University, coautore dello studio, spiega il perché di questo collegamento. La siccità protrattasi dal 2006 al 2011 in Siria è stata la peggiore mai registrata, ed ha distrutto l’agricoltura, costringendo numerose famiglie di contadini ad emigrare verso le città. Questo flusso continuo, unito a quello dei rifugiati che cercavano riparo dalla guerra nel vicino Iraq, ha contribuito all’aumento delle tensioni sociali. Un altro grande problema della siccità è l’aumento dei prezzi, che ha contribuito all’aggravarsi della povertà.

Tutti questi fattori, sommati insieme, denotano una conseguenza fin troppo chiara. E diversi studi ci raccontano come, quelle variabili che hanno contribuito all’implosione siriana, nei prossimi decenni diverranno una componente imprescindibile per gli altri stati dell’area Mediorientale e dell’Africa del Nord. Carenza di acqua e siccità, diverranno sempre più una costante,  aprendo scenari a quadri geopolitici conflittuali e ad un intensificarsi dei flussi migratori verso nord.

A conferma di ciò, Christopher Schar, ricercatore dell’Istituto per le scienze del clima e dell’atmosfera di Zurigo, sostiene come la combinazione tra alte temperature e umidità potrebbe, in circa un secolo, portare il clima delle area del golfo persico a divenire incompatibile con la vita umana. Sottolinea quanto il clima sia destinato a portare cambiamenti all’ambiente su larga scala, che raggiungerebbero livelli inaccettabili a Kuwait City e in altre parti del Medio Oriente, dove la situazione potrebbe andare anche molto peggio del previsto. Un’ipotesi sostenuta anche da altre ricerche, come quelle di Jeremy S. Pal, che hanno prospettato un aumento di temperatura per città come Kuwait City e Doha tale da raggiungere picchi di sessanta gradi, se non superiori.

In questo scenario apocalittico, allora, cosa succederà alle persone che vivono in quei luoghi? Gli abitanti di nazioni con punte altissime di povertà estrema, come lo Yemen, dovranno rassegnarsi a vivere con il grande caldo – con ciò che tutto questo comporta – o, più probabilmente, assisteremo a migrazioni di massa ancora superiori a quelle che stanno colpendo l’Europa oggi? I dati, raccolti dal rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico”, a cura di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia, prospettano un quadro abbastanza preoccupante in tal senso: oggi le persone hanno circa il 60% in più di possibilità di dover abbandonare la propria casa rispetto a quanto non succedesse nel 1975, e la causa non è sempre l’insorgere di un conflitto armato, oppure una crudele dittatura. E non solo per il caldo estremo, ma anche per le conseguenze, indirette o dirette globali che scaturiranno da tutto questo, come l’innalzamento del livello dei mari, che, secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC, potrebbero raggiungere, entro il 2100, il livello di 98 cm.

Lo scenario prospettato da questi studi è preoccupante, ma non si può certo dire che arrivi come una notizia inaspettata, tutt’altro. Dalla Conferenza di Rio del 1992 i governanti di tutto il mondo hanno iniziato a trattare con il problema del clima, anche se, soprattutto a causa della reticenza di alcuni paesi, le conquiste sono state molte meno del previsto. Attendiamo allora la Conferenza di Parigi sul clima, ormai quasi alle porte, per vedere se davvero il mondo dei grandi ha voglia di scommettere e ricominciare, per difendere anche chi, privo della propria voce, non ha più la forza di farsi sentire.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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