Calderoli e la valanga di emendamenti contro Renzi

11/08/2015 di Ludovico Martocchia

C’è la firma di Roberto Calderoli su 500 mila emendamenti al ddl sulla riforma del Senato. Bastano? Non proprio. Il senatore leghista ne ha pronti altri milioni: è il nuovo ostruzionismo informatico targato Lega Nord.

Calderoli Emendamenti

Calderoli non è di certo nuovo ad imprese del genere. Il numero degli emendamenti al ddl sulla riforma costituzionale del Senato, presentati dal leghista, supera quota 500 mila: un numero dieci volte superiore a quelli stilati in occasione della battaglia per l’Italicum.  In teoria rappresenterebbero una quantità di pagine impossibile da consultare. Il Corriere della Sera ha stimato che una riproduzione cartacea di tali proposte di modifica costerebbe a Palazzo Madama quasi un milione di euro – considerando il fatto che generalmente ogni parlamentare avrebbe diritto ad una copia scritta. È chiaro che nel caso gli emendamenti non venissero ritirati, si passerebbe alla discussione in Aula: il Governo eviterà un ulteriore prolungamento dei tempi con un dibattito in Commissione.

Il messaggio di Roberto Calderoli è diretto, una semplice richiesta a Matteo Renzi: «L’elettività e le funzioni del Senato devono essere reintrodotte». Fa un po’ sorridere che una proposta simile provenga dal primo firmatario del Porcellum, quel disastro di legge elettorale che per prima ha escluso definitivamente le preferenze, in entrambe le camere. Il Presidente del Consiglio potrebbe in modo semplice accettare l’ordine del giorno, prioritario rispetto al resto dei 510 mila emendamenti. In questo caso Calderoli ritirerebbe la totalità delle sue proposte di modifica, escluse quattro. Lo ha riferito proprio il senatore leghista a La Repubblica. Ma è un braccio di ferro che il premier non potrà mai accettare. Lo svuotamento dei poteri della seconda camera è un prerogativa essenziale della riforma costituzionale che il fiorentino ha in mente sin dall’inizio del mandato.

Calderoli non si ferma qui. Se Palazzo Madama sta creando una taskforce per affrontare l’immenso ostacolo firmato Lega – un record che stacca di gran lunga i precedenti – allo stesso tempo il Senatore bergamasco si sta circondando di esperti, in ambito informatico e legislativo per bloccare il Palazzo. A suo dire, grazie anche ad “un generatore automatico”, potrebbe portare in Senato una quantità inimmaginabile di emendamenti: sei milioni e mezzo. È l’ostruzionismo targato Calderoli: «Mi sono attrezzato, ho un programmino informatico che da un testo base è capace di ricavare decine di migliaia di varianti. Si cambia una parola, un articolo, un numero, e il giochino è fatto».

È veramente possibile che un numero così ingente di testi, frasi e parole, possa bloccare tutto. La questione non è tanto dovuta alla discussione in aula, dove esistono mezzi per troncare l’ostruzionismo a oltranza. Si pensi al cosiddetto “canguro”: un voto a favore di uno dei tratti distintivi della legge cancellerebbe, in automatico, tutti gli emendamenti che propongono alternative a ciò che è stato consolidato con quel voto. Il problema è che ognuno di quegli emendamenti dovrebbe essere esaminato dai funzionari per verificarne l’ammissibilità. Taskforce o meno, sei milioni e mezzo di emendamenti costringerebbero a un lavoro enorme, che con tutta probabilità bloccherebbero il Senato, con i conseguenti problemi di calendario.

Renzi è avvertito, settembre è vicino. La minoranza del Pd vigila e le opposizioni potrebbero comporre un fronte compatto, anche perché il “soccorso azzurro verdiniano” non potrà bastare e un Nazareno-bis è difficile da prevedere. La proposta per Renzi è sul piatto, come una vecchia trattativa di guerra. Calderoli può ritirare “le sue truppe”, ma non gratuitamente. Ora tocca al premier, dovrà scegliere se contrattaccare come ha fatto fino adesso oppure scendere verso un morbido compromesso.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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