Calabria, terra di conquista per i grandi partiti

24/01/2013 di Luca Tritto

È una delle Regioni più belle d’Italia. Purtroppo è anche una delle più povere d’Europa. Paradossalmente, qui nasce una ricchezza illegale pari a 44 miliardi di euro annui. Invece, questi soldi vanno altrove e lì non resta che disoccupazione, poca imprenditoria sana. Si parla della Calabria. In questa campagna elettorale, è balzata agli onori della cronaca non tanto per programmi di sviluppo, industrie o impegni dei politici, bensì per dover ospitare nella sua circoscrizione due intrusi. Vi chiederete a chi ci si riferisce? Alla “derogata” Rosy Bindi, per il PD, ed al premio Oscar del trasformismo politico di giolittiana memoria: Domenico Scilipoti, in lista con il PDL.

Della Bindi abbiamo già parlato in un precedente articolo, paragonandola ai vecchi gattopardi della politica. La presidentessa del PD, in barba alle regole statutarie, è riuscita a strappare il primo posto nella lista calabrese. Una candidatura blindata. Eppure, di calabrese non sembra che abbia molto. Non sapendo dove metterla, è sembrato giusto al direttivo del partito di catapultarla in fondo allo stivale, non tenendo conto delle proteste dei militanti calabresi. Infatti, la protesta è montata. Purtroppo, la Bindi fa parte di quel famoso “pacchetto Bersani” per i posti certi in Parlamento, garantiti ai fedelissimi del Segretario. Calabrese o no, ormai è lì. Nessuno può scamparla, dato il sistema del Porcellum.

Per quanto riguarda il famigerato Scilipoti, la storia sembra ancora più triste. Dopo aver salvato il Governo Berlusconi nel fatidico voto di fiducia del dicembre 2010, abbandona l’Italia dei Valori per passare al Gruppo misto, fondando in seguito il Movimento di Responsabilità Nazionale. Piccolo episodio da ricordare: dopo il voto pro-Berlusconi, pagò degli immigrati per farli manifestare a suo favore di fronte Montecitorio. Il gioco fu scoperto dalla polizia che interrogò quei poveri disgraziati. Un bel soggetto, non c’è che dire. Per queste elezioni, il suo Movimento confluisce nel PDL, in appoggio sempre al Cavaliere. E qui nasce il problema: dove piazzare il buon Scilipoti per una candidatura blindata? Essendo siciliano, per legge del contrappasso, va candidato altrove. Si opta per l’Abruzzo. Insieme a lui c’è un altro “traditore” dell’IDV, Antonio Razzi. Altro bel personaggio: affermò di aver votato la fiducia a Berlusconi in quanto, se fosse caduto il governo, non avrebbe raggiunto i termini per ottenere il vitalizio da ex parlamentare. Fortunatamente per l’Abruzzo, ma sfortunatamente per tanti altri, il Governatore Giovanni Chiodi, del PDL, dietro la minaccia di far cadere la Giunta regionale, riesce a convincere il Cavaliere a non inserire Scilipoti nelle liste d’Abruzzo. Il messaggio è chiaro: non sono graditi i paracadutati dall’alto, soprattutto se impresentabili all’elettorato. Durante le notti di fuoco a Palazzo Grazioli si cerca allora un’altra sistemazione. E qui ci si ricorda della cara, vecchia Calabria, retta dal fedele Peppe Scopelliti. Il Governatore inizialmente protesta. Poi, per magia, il nome dell’ex IDV compare al sesto posto della lista del PDL. Chissà come Berlusconi avrà convinto il Presidente Calabrese. Appena viene ufficializzata la candidatura, Scilipoti rivede gli slogan pronti per l’Abruzzo e fa qualche correzione. Si dichiara da subito “un valore aggiunto per la Calabria”. Si, finalmente qualcosa di nuovo. In effetti, qualche famiglia di quelle “chiacchierate” già la conosceva dai tempi in cui era assessore al Bilancio nel comune di Terme Vigliatore, in Sicilia. Ormai è fatta, anche qui in barba alle proteste dei militanti e a discapito di qualche aspirante calabrese, costretto a vedere il suo diritto a candidarsi usurpato da un altro paracadutato. Forse per candidarsi, bisognerebbe prima accettare i famosi trenta denari, senza curarsi dell’inflazione.

Adesso, bisogna porsi delle domande. Una in particolare: cosa ha fatto la Calabria per meritare questo trattamento? Non sembra giusto che i direttivi regionali dei partiti non possano portare avanti liberamente i propri candidati. Le altre Regioni non sembrano soffrire di ciò. Invece la Calabria diviene spesso terra di conquista per chi la gloria non sa, o non può, cercarla altrove. Perché, invece di sfruttarla così, la politica non si impegna a risolvere i suoi problemi viscerali? Da numerose inchieste ed indiscrezioni investigative, questa magnifica Regione sembra sia diventata meta del traffico illecito di rifiuti tossici. Avvelenata ed abbandonata. Ora è meta dei politici rifiutati nelle altre circoscrizioni. Anche non paragonandoli ai rifiuti, si potrebbe però dire che almeno loro, i politici, in qualche modo vengono riciclati.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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