Governo Letta: la caduta porterebbe alle dimissioni di Napolitano?

07/09/2013 di Andrea Viscardi

In gioco, oltre al destino dell'esecutivo, anche quello della Presidenza della Repubblica

Dimissioni Napolitano ?

Riflessione Napolitano – Sono giorni di ansia per Giorgio Napolitano, il quale, nelle prossime settimane, potrebbe addirittura arrivare a pensare di rassegnare le dimissioni. Il Presidente della Repubblica aveva infatti accettato, ad aprile, di ricoprire nuovamente l’incarico, auspicandosi “fortemente che tutti sapranno onorare i loro doveri concorrendo al rafforzamento delle istituzioni” ed attaccando la “lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità” delle istituzioni e dei partiti italiani, che finirono per far prevalere “contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi.”

Giorgio Napolitano
Le sorti del mandato di Giorgio Napolitano legate a quelle dell’esecutivo Letta?

Esecutivo debole – A distanza di mesi, in realtà, tutto sembra come prima. La tanto auspicata legge elettorale e rimasta, sino allo stop dettato dall’affaire Berlusconi, ancorata alle discussioni e alle contrapposizioni fra i partiti, di disegni di riforme istituzionali non vi è traccia, tanto che quei 18 mesi annunciati da Enrico Letta come “tempo giusto” per effettuare profondi interventi al sistema Italia, apparivano, già ad agosto, come una vera e propria utopia. Nel frattempo, la coalizione di governo appare sempre più spaccata intorno alla figura di Silvio Berlusconi, tanto che il futuro dell’esecutivo resta appeso ad un filo, e in molti si aspettano l’uscita dei ministri del PdL già lunedì. Come se non bastasse, lo scenario delle prossime settimane potrebbe rendere la situazione intollerabile anche per il paziente Giorgio.

Opzione rimpasto – Credere che il governo possa durare ancora a lungo, diciamo sino alla fine del 2014, è, a dir poco, un azzardo; ma quali sono gli scenari possibili nelle prossime settimane? Qualora i ministri del PdL uscissero dal governo, il tentativo di un rimpasto sarebbe difficile, ma possibile. Dopo le elezioni il PD aveva infatti uno scarto di 17 eletti per ottenere la maggioranza in Senato. Oggi, considerando i fuoriusciti dal M5S e i nuovi senatori a vita, questo si ridurrebbe ad una decina di voti. Il PD, con l’appoggio del Gruppo Misto, di alcuni senatori del M5S e di Gal, i cui esponenti, sebbene alcuni eletti nelle liste del PdL – anche dopo le dichiarazioni di Paolo Naccarato – sembrano propensi a votare la fiducia a un letta bis, potrebbe raggiungere una maggioranza risicata. Sicuramente, comunque, il governo che ne uscirebbe soffrirebbe di un’instabilità intrinseca, e in tale condizioni, portare avanti una riforma della legge elettorale o delle istituzioni risulterebbe ancora più complicato. Di sicuro il risultato, anche in caso di successo, sarebbero riforme non propriamente condivise.

Dimissioni Napolitano – Qualora il rimpasto fallisse, Napolitano sarebbe costretto a sciogliere le camere. A quel punto, però, potrebbe anche pensare alle dimissioni. Le condizioni poste per l’accettazione del rinnovo non sarebbero state rispettate, e degli obiettivi da lui prefissati rimarrebbe solo un grande fallimento. Impensabile, ha dichiarato il Presidente della Repubblica, tornare alle urne con la stessa legge elettorale. L’Italia si ritroverebbe, dopo neanche sei mesi, al punto di partenza. Nuove elezioni, un nuovo Presidente della Repubblica da eleggere e una forte incertezza verso il futuro, accompagnate, aggiungiamo noi, da segnali di forte insicurezza verso i mercati, che porterebbero l’insufficiente lavoro messo in atto dall’esecutivo attuale per la ripresa, a valere ancora meno di quanto non valga oggi. Uno scenario terribile per gli italiani tutti, ma che, sebbene non sia quello più probabile, resterà, sino alla prossima settimana, possibile.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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