Burkina Faso: fallito il golpe, riprende la transizione

26/09/2015 di Michele Pentorieri

Le proteste della popolazione hanno costretto i golpisti alla resa. Troppo forte la volontà di difendere le conquiste democratiche: ieri si è riunito il governo di transizione, e lo sguardo è alle prime (si spera vicine) elezioni democratiche

Burkina Faso

Dallo scorso 16 Settembre a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, e per tutta la settimana successiva, è andato in scena un tentativo di golpe. L’intenzione era rovesciare l’attuale Presidente Michel Kafando ed il Primo Ministro Isaac Zida, a meno di un anno di distanza da un altro colpo di Stato che aveva costretto l’ex Presidente Blaise Compaoré alle dimissioni. Il primo golpe ha al suo interno molti elementi necessari a spiegare la genesi del secondo.

In primis, Compaoré è stato il padre-padrone del piccolo Stato africano per 27 anni. Il sussulto democratico della popolazione burkinabè a seguito del suo annuncio di volersi candidare alle elezioni per l’ennesima volta lo ha costretto, ad Ottobre dell’anno scorso, a lasciare l’incarico. Il timone dello Stato è passato ad una giunta militare provvisoria presieduta dal colonnello Zida, mentre poco dopo è arrivato l’annuncio della nomina di un Presidente civile ad interim – Kafando. L’obiettivo era quello di preparare il Paese ad elezioni libere e democratiche – le prime della sua storia – da tenersi ad Ottobre 2015. Non è un caso, quindi, che il principale artefice del golpe di una settimana fa sia Gilbert Diendéré, ex Capo di Stato Maggiore proprio durante il lunghissimo mandato di Compaoré. L’obiettivo era, di fatto, quello di mettere fine ai preparativi per le elezioni di Ottobre, allo scopo di evitare che in Burkina Faso si aprisse una parentesi democratica dopo anni di dittatura mascherata. Il pretesto individuato dalla vecchia classe dirigente per tentare di tornare al potere con la forza è stata la decisione di dichiarare ineleggibili alcuni esponenti facenti parte della cerchia di Compaoré. La Guardia Presidenziale, principale guida nel tentativo di golpe, si è così fatta strada tra le strade di Ouagadougou, arrivando ad arrestare sia Zida che Kafando. I golpisti hanno poi dichiarato di voler portare avanti il proprio disegno allo scopo di mettere fine ad un regime di transizione che, secondo loro, si era distanziato eccessivamente dall’obiettivo per il quale era stato creato.

In ogni caso, l’elemento più importante della questione è la risposta della società civile all’accaduto. Di fronte al ritorno dei vecchi poteri forti, desiderosi di imporsi per vie illegali ed ancora una volta extra-democratiche, la popolazione burkinabè non è rimasta con le mani in mano, anzi. L’ostilità incontrata dai golpisti li ha subito persuasi che il compito che si prospettava loro non era affatto semplice e che, fattore vitale quando si parla di colpi di Stato, la loro azione non godeva del favore della gente. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, di cui fa parte anche il Burkina Faso, ha subito condannato il golpe, così come l’Unione Africana, che ha anche sospeso il Paese dalla lista dei suoi membri. Anche la Francia –ex possessore della colonia col nome di Alto Volta– ha fatto sentire la propria voce chiedendo, così come Stati Uniti e ONU, l’immediato ritorno al processo di transizione del Paese verso la democrazia.

Di fronte agli attacchi provenienti da più fronti e al mancato appoggio del popolo, gli autori del golpe sono stati costretti alle trattative. Nella notte tra il 21 ed il 22 Settembre, le forze regolari dello Stato sono entrate nella capitale per chiedere la resa dei militari coinvolti nel tentativo di colpo di Stato. In questo modo, proprio il 22 è stato liberato Zidi, mentre il Presidente Kafando era già libero dal 18. Lo stesso Kafando è stato reinsediato mercoledì, così come il Governo guidato da Zida. Al contrario, è difficile capire quale sia ora la sorte dei golpisti, ma la popolazione si è già espressa contro una amnistia nei loro confronti. Il Primo Ministro ha affermato che la Guardia Presidenziale sarà sciolta, ma anche che le elezioni saranno rinviate di qualche settimana. Il generale Dienderé, invece, ha riconosciuto –per motivi di convenienza- l’errore nel portare avanti il colpo di Stato. Pur sostenendo di aver avuto le sue ragioni, sta cercando di far passare il fallimento delle sue azioni come una rinuncia volontaria ad esse. “Se parliamo di democrazia non possiamo permetterci di fare cose del genere. Avevamo le nostre ragioni ma poi abbiamo visto che il popolo non era favorevole. Allora abbiamo semplicemente rinunciato”, ha dichiarato.

Di sicuro, la vicenda rappresenta una novità positiva nell’area, troppo spesso sottoposta a malcelati regimi dittatoriali. Il progetto di Dienderé e dei suoi uomini di (ri)prendere il potere con la forza non ha lasciato indifferente la popolazione, che vedeva le sue aspirazioni ed il suo desiderio di democrazia frustrati dall’ennesimo tentativo di colpo di Stato. Stavolta, complice anche il ruolo dell’esercito regolare schieratosi a favore del regime di transizione, i fantasmi di una dittatura militare sembrano per ora scomparsi. Di certo, la situazione del Paese –uno dei meno industrializzati al mondo- resta precaria, ma l’instaurarsi di un regime democratico potrebbe davvero rappresentare il punto d’inizio di una rinascita del Burkina Faso e, fattore per nulla secondario quando si parla di Africa Occidentale, un argine ai tentativi di infiltrazione di Boko Haram.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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