Bruxelles, dove muore l’integrazione e nasce l’integralismo

22/03/2016 di Edoardo O. Canavese

Gli attentati in Belgio ripiombano l’Europa nello scontro culturale tra occidente ed radicalismo islamico. Ma evidenziano le colpe di istituzioni nazionali indifferenti all’integrazione e passive di fronte alle ingerenze culturali e religiose estremiste dei sauditi. Un atteggiamento lassista di cui tutto il popolo europeo paga le conseguenze

Intorno alle 8.00 due esplosioni hanno investito l’aeroporto di Bruxelles, a Zaventem, provocando almeno 14 morti e decine di feriti. Un’ora dopo una o più deflagrazioni hanno interessato la fermata della metropolitana di Maelbeek, non lontano dalle sedi delle istituzioni europee e prossima alla frequentata stazione di Schuman: almeno venti vittime e oltre cento feriti. Il bilancio è provvisorio e la situazione è in schizofrenica evoluzione. Lo Stato Islamico ha rivendicato la paternità dell’attentato. Bruxelles è una città fantasma sorvegliata dall’esercito, le autorità hanno invitato i cittadini a non lasciare le proprie abitazioni, disponendo la sospensione del trasporto pubblico. L’Université Libre di Bruxelles e l’impianto nucleare di Liegi sono stati evacuati. Alcuni sospetti sono stati fermati dalla polizia. I leader internazionali si sprecano in richiami all’unità e alla cooperazione, ma gli attentati di Bruxelles, come quelli di Parigi, ancor prima che episodi di gravità mondiale, costituiscono un grave problema nazionale.

Gli attentati di Bruxelles capitano a tre giorni dall’arresto di Salah Abdeslam, il terrorista naturalizzato belga di origine marocchina responsabile degli attacchi a Parigi del 13 novembre scorso. E’ evidente come le esplosioni siano la fragorosa risposta dell’islamismo radicalizzato fino alle bombe ed ai kalashnikov a Bruxelles. L’arresto di Salah è avvenuto a Molenbeek, quartiere a forte presenza musulmana e ad alta concentrazione di salafiti. Verso Molenbeek si sono rivolte le attenzioni dei servizi segreti belgi e francesi all’indomani degli attentati di Parigi, individuandovi la sede della cellula terroristica. Da dicembre le perquisizioni e gli arresti nel quartiere si sono ripetuti, penetrando in un contesto culturale ostile con il mero intento di catturare un uomo, o individuare potenziali terroristi, senza tuttavia interrogarsi sulle deficienze storiche delle autorità nazionali rispetto alla gestione del problema dell’integrazione.

Molenbeek diventa un ghetto sociale e culturale a partire dagli anni ’70, quando la monarchia belga ha iniziato ad interessarsi della comunità musulmana. Nel 1974 veniva ufficialmente riconosciuta la religione islamica, con subitanea introduzione dell’insegnamento a scuola. Nello stesso anno nasceva la prima moschea nel Pavillion du Cinquantenaire, concesso da re Baldovino e istituzionalizzato dall’Arabia Saudita come Grande Moschea. Una vera e propria istituzione religiosa musulmana nel cuore di Bruxelles, e a completo appannaggio saudita. La monarchia di Riyad è tra le più sensibili autorità politiche interessate all’istruzione e all’indottrinamento dei musulmani nel mondo. In particolare alimenta il wahabismo, la corrente più radicale del sunnismo, e si occupa della cura degli enti religiosi della capitale belga (sono venti le moschee) e dell’educazione dei più giovani, immigrati marocchini di seconda o terza generazione, attraverso corsi sull’Islam e borse di studio. Nel lassismo delle istituzioni nazionali l’estremismo religioso professato da Riyad ha fatto giovani proseliti e coltivato una rete terroristica home-made, senza scomodare gli ultimi arrivati attraverso le rotte migratorie.

Le esplosioni dell’aeroporto di Zaventem e della metro non sono soltanto riconducibili al radicalismo islamico cresciuto all’ombra di uno Stato evidentemente disattento, per quanto infine spaventato se, come si evince dai documenti rivelati da Wikileaks, i rapporti tra Bruxelles e Riyad si sono guastati negli ultimi anni. E’ lo stato belga diretto responsabile della guerra terroristica in corso sull’asse Parigi-Bruxelles. Già all’indomani degli attacchi di Parigi, Le Monde si scagliava contro il Belgio, accusato di essere “un centro di smistamento del jihadismo”. Bruxelles è divenuta contenitore di una bomba sociale, talvolta derubricata a “esperimento multiculturale”, innestata nella disgregazione politica e giuridica di cui lo Stato belga è reo, tra governi locali, magistratura politicizzata, polizie di quartiere (sei nella sola capitale!) e servizi d’intelligence sotto organico, come osservato dalla testata americana “Politico”. Le conseguenze di una debolezza nazionale si riversano sulla comunità europea ed internazionale.

“Rivista Italiana Difesa” parla per i fatti di Bruxelles di terrorismo strutturale, raccontando di una rete di centinaia di adepti in grado di pianificare in ogni dettaglio un attacco terroristico, dall’individuazione dell’obbiettivo alla ricerca di un rifugio. Negli ultimi anni il Belgio è stato uno dei paesi europei più colpiti dal terrorismo islamico. A Liegi nel dicembre 2011 vengono uccise in strada 5 persone, mentre nella capitale nel maggio 2014 il museo ebraico viene attaccato e perdono la vita in quattro. Nel gennaio dello scorso anno una cellula terroristica veniva sgominata a Verviers, vicino a Liegi. Allargare le responsabilità belga ai contorni europei, imputando i morti di Bruxelles e Parigi alla caotica politica europea dei migranti, è miope. E’ giusto tuttavia aspettarsi una risposta europea ai fatti del Belgio, che non consti in minaccia di bombe su Raqqa o Sirte, ma che riguardi piuttosto le banlieu e l’enclave di Molenbeek e affronti sì la minaccia del terrorismo islamico per quello che è, terrorismo, ma pure rilanci un progetto di vera, sostenibile integrazione.

Si ringrazia per la collaborazione Stefano Sarsale

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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