Bruce Springsteen a Roma: Boss epico, se non lo vivi non lo credi

13/07/2013 di Elena Cesca

“I’ll take you all out to where the gypsy angels go. They’re built like light and they dance like spirits in the night, all night” Spirit in the night, Greetings from Asbury Park, N.J. (1973)

Così è stato. Bruce Springsteen ha preso I suoi 32mila fan dell’Ippodromo delle Capannelle e li ha portati nel suo mondo, dove gli angeli sono zingari fatti di luce che danzano e cantano come spiriti nella notte accompagnati da una “soul fairy band”. Un universo parallelo, quello del Boss, il più passionale dei rocker man della storia.

Bruce Springsteen e i suoi fan, dal palco delle Capannelle
Bruce Springsteen e i suoi fan, dal palco delle Capannelle

L’11 Luglio, dopo 4 anni, il Boss e la E-street Band sono tornati nella Capitale e hanno chiuso il tour italiano sorprendendo e superando le performance delle altre tappe, Napoli, Milano, Padova. Un concerto a dir poco incredibile, con una scaletta come sempre improvvisata ed emozionate. “New York City serenade” il pezzo più richiesto e che vale tutto il tour europeo. Raramente la regala. Fatta solo 4 volte al di fuori degli USA, giovedì ha rivolto il suo “hey vibes man, hey jazz man, play me your serenade” direttamente ai violini dell’Orchestra Roma Sinfonietta . Ha toccato quasi tutti i suoi album. Una carrellata di emozioni, dal 1973 ad oggi, spaziando anche con classici come “Twist and Shout e Shout”. Sublime il finale con “Thunder Road” in acustica.

 I want the heart, I want the soul, I want control right now, talk about a dream, try to make it real” . A lui i fan danno tutto: cuore, anima, esistenza. Perché è lui stesso, il Boss, a dar loro l’energia e la linfa vitale per affrontare questo mondo ingiusto, a continuare a sognare e rendere il sogno una realtà. È un dare e avere. Una relazione bidirezionale che non lascia mai scontenti. È la capacità di parlare all’uomo e dell’uomo in ogni sua forma, dal sacrificio, alla gloria, dalla delusione alla speranza, dalla fatica al divertimento che fa delle sue canzoni un’enciclopedia non equiparabile del vivere e del credere nella vita. È il racconto del sogno della vita e del suo “Cielo di oscurità e dolore, cielo d’amore, cielo di lacrime, cielo di gloria e tristezza, cielo di pietà, cielo di paura, cielo di memoria e ombra, cielo di desiderio e di vuoto, cielo di abbondanza, cielo di vita benedetta”.

More than a Boss. Tutti per lui, un “nonnino sulla sessantina che ama il suo lavoro” –così aprì il concerto a Vancouver, Canada BC, lo scorso novembre- un uomo che a 64 anni è la forza della natura in persona. Un vortice di energia inesauribile. Per lui i fan fanno di tutto. Aspettano due, tre notti davanti ai cancelli dello stadio, ore e ore sotto il sole, “lying out there like a killer in the sun”. Se lo imprimono sulla pelle. E nn importa la tua età, lui ti parla e tu vuoi ascoltarlo. Centinaia i cartelli in cui ognuno richiede la sua canzone preferita. Tu chiedi e lui esaudisce. Parla a te, giovane venticinquenne, a te, uomo e donna con i capelli bianchi, a te, bambino, così desideroso di coronare il sogno di essere scelto e cantar con lui “Waiting on a sunny day”. Sai che verrà da te, giovane ragazza che stai per sposarti, ti porta sul palco, balla con te e chiama il tuo uomo, chiedendogli di prometterti amore eterno lì, sul palco, davanti a 32mila persone, davanti a lui, quasi fossi in chiesa dinanzi al Padre Eterno.

Life in songs. Le sue non sono semplici canzoni. Le sue sono storie, sono vite raccontate in note: “I got this guitar and I learned how to make it talk”. C’è chi lavora sulla “highway, in the fields till you get your back burned, workin’ ‘neath the wheel”, c’è “Jack of all trades”, o chi cerca un lavoro che è “hard to find”, c’è l’immigrato, l’uomo dei campi che parte per la City, che vive tra il fango e la birra delle paludi del New Jersey. Bruce celebra la vita coi suoi drammi, la difficoltà dei bassifondi, le ingiustizie sociali, ma si appella all’immensità dell’animo umano e fa della sua musica l’invito ad essere grati di essere vivi: “For the ones who had a notion, a notion deep inside that it ain’t no sin to be glad you’re alive”.

Love in music. Qualsiasi uomo tu sia, qualsiasi sia il tuo presente e qualsiasi sia stato il tuo futuro, sei innamorato di lei e della vita, e vuoi prendere con te quella “little girl” che non sa “nothing about this cruel cruel world”, portarla fuori da “her mama’s reins”. Ora “all you want to do is believe her”, essere il suo “lover ain’t no liar” perchè lei è il tuo “stone desire, Oh-o she’s the one, she’s the one”. Desideri solo farla salire sul treno, portarla a ballare, “sit up alone and watches her dream on, dream on”, dirle che “everything will be alright” e che vuoi con lei morire “on the street tonight in a everlasting kiss”. Bruce parla dell’amore, quello vero, quello fatto di semplicità e comprensioni reciproche. Racconta dell’uomo innamorato e descrive quello assetato di sesso. Racconta dei sorrisi e degli occhi tristi delle donne che non cercano l’amore facile, delle loro paure e della “darkness of Candy’s hall”, dei dubbi dell’amore stesso e chiede a Dio di avere “pietà dell’uomo che dubita di ciò di cui è sicuro”.

Un particolare del concerto
Un particolare del concerto

È la celebrazione della speranza e della “promised land” fatta di “hope and dreams: I believe in the love that you gave me, I believe in the faith that could save me, I believe in the hope”. “La corsa non è gratis”, siamo “Shackled and drawn”, “la libertà è una maglietta sporca”, ma “Great morning light splits through the shade e we know that come tomorrow and none of this will be here”. La speranza nel cambiamento vince sulla triste consapevolezza del deludente passato e ti porta a non “waste your time waiting”, ma a camminare “tall” e aprire le porte – “closets are for hangers winners use the door” -. E anche se “the marauders raided in the dark and brought death to my hometown… and destroyed our families”, tu, “ragazzo mio, sii pronto e preparati una canzone da cantare, e cantala forte fino a che tutto non sarà finito, sì, cantala chiara e forte, manda i capitalisti senza scrupoli dritti all’inferno, i ladri avidi che sono arrivati e hanno mangiato la carne di tutto ciò che hanno trovato, i cui crimini sono ancora rimasti impuniti, coloro che ora percorrono la strada da uomini liberi”.

 È la celebrazione della forza umana e di quel motore interno e divino che porta l’uomo a reagire: “seemed kind of funny, sir to me, how at the end of every hard earned day people find some reason to believe”. È la celebrazione dell’azione – “Bring on your wrecking ball” e poi ancora “Forza alzatevi per la risalita, forza alzatevi, mettete le vostre mani nelle mie”. È la celebrazione della volontà: “Non sono un eroe, questo lo sanno tutti..ma la notte è tutta per noi, questa strada a due corsie ci porterà ovunque vogliamo. Abbiamo un’ultima possibilità per avverare i nostri sogni per scambiare con delle buone ruote le nostre ali. Salta sù, il Paradiso ci aspetta lungo il percorso”. Non è un caso che Bruce Springsteen passi alla storia come il Boss. Proprio come un leader, lui trasmette ai suoi fan la gioia per la vita e la forza per affrontare e migliorare il domani. I più fedeli perdoneranno questa piccola recensione, anche se di recensione non si può parlare perché il Boss non è recensibile. Così come non è possibile raccontare la magnificenza dei suoi capolavori sul palco. Difficilmente, chi non lo conosce potrà comprenderti. Perché il Boss non va ascoltato, va vissuto e, per dirla pirandellianamente, “la vita non si spiega, si vive.”

LA SCALETTA:

Spirit in the Night
My Love Will Not Let You Down
Badlands
Death to My Hometown
Roulette
Lucky Town
Summertime Blues (Eddie Cochran cover)
Stand on It
Working on the Highway
Candy’s Room
She’s the One
Brilliant Disguise
Kitty’s Back
Incident on 57th Street
Rosalita (Come Out Tonight)
New York City Serenade
Shackled and Drawn
Darlington County
Bobby Jean
Waitin’ on a Sunny Day
The Rising
Land of Hope and Dreams
Born in the U.S.A.
Born to Run
Dancing in the Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Twist and Shout (The Top Notes cover)
Shout (The Isley Brothers cover)
Thunder Road (Acustica)

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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