Brevetto Unico Europeo: l’Italia dirà sì

14/09/2015 di Lucio Todisco

Dopo mesi di trattative anche qui da noi sarà implementato il nuovo meccanismo per i brevetti. Superati i dubbi sulla questione linguistica, i risparmi per imprese e privati potrebbero essere notevoli. Forse non sarà una soluzione, ma di sicuro è un incentivo all'innovazione per il nostro paese.

Con molta probabilità entro ottobre l’Italia aderirà, dopo vari ripensamenti, al Brevetto Unico Europeo. Infatti, già a metà del prossimo mese, il nostro paese entrerà a far parte del selected committe degli Stati aderenti che si dovrà occupare della ripartizione degli oneri finanziari al fine del funzionamento di questo nuovo meccanismo, che dovrebbe facilitare il mercato europeo dei brevetti.

Una svolta per il mercato europeo? – Il sistema unificato dei brevetti guarda agli inventori ed alle imprese europee con l’obiettivo di fornire uno strumento unico, condiviso e riconosciuto nell’ambito degli stati dell’Unione Europea in questo settore. L’Italia si era, insieme con la Spagna, tenuta fuori dall’adesione, contestando la scelta dell’inglese, tedesco e francese come lingue obbligatorie per il deposito e la traduzione dei brevetti.

Dal punti di vista normativo, il cosiddetto “pacchetto del brevetto europeo“, è composto da due regolamenti che, complessivamente, descrivono lo strumento del brevetto europeo ed il regime linguistico da adottare, e da una convenzione internazionale che dà vita ad un sistema giuridico unico, con la nascita della Corte brevettuale unica – Unified Patent Court, UPC –  con compiti esclusivi in merito alla validità e alla violazione del brevetto unitario europeo. Questo strumento di cooperazione integrata tra gli Stati UE si pone degli obiettivi ambiziosi, ovvero rendere l’accesso al sistema dei brevetti più facile e meno costoso sia per i singoli che per le aziende, in un quadro normativo chiaro e ben definito in tutta l’Unione Europea.

Non bisogna mai dimenticare che tempi più brevi e minori costi sono elementi fondamentali per la competitività delle imprese e per il miglioramento delle condizioni del mercato interno. La creazione di un unico brevetto a livello UE, che non prevede una apposita procedura di convalida, consente da una parte di ridurre gli alti costi imposti dal sistema brevettuale europeo attualmente vigente e dall’altro rende più efficiente e semplice il sistema di traduzione dei brevetti, riducendo, questo è l’obiettivo dichiarato, gli attuali costi di traduzione in un quadro giuridicamente sicuro.

E l’Italia? – Fino ad oggi il nostro paese si era dichiarata contraria all’adesione. I dibattiti più accesi si sono tenuti sul controverso aspetto di quali lingue scegliere per il deposito e traduzione dei brevetti. Molti paesi dell’Unione Europea, in un primo momento, si sono mostrate contrarie a scegliere delle lingue base, preoccupate per i costi di traduzione delle imprese, fino a che non si è giunti, su richiesta di 12 Stati membri, ad una cooperazione rafforzata che ha previsto solo tre lingue: inglese, francese e tedesco. L’Italia, insieme con la Spagna, si è rivolta alla Corte di giustizia dell’Unione Europea contro questa scelta, sostenendo che un regime linguistico ridotto avrebbe arrecato gravi danni alla cultura e alla lingua del nostro paese e rischi alla competitività interna.

Ora invece, anche grazie al ruolo svolto da Confindustria, fin dall’inizio a favore di un sistema unico per i brevetti in ambito europeo, l’Italia aderirà alla Convenzione. Come ha dichiarato al Sole 24 Ore Benoit Battistelli, presidente di Epo – European Patent Office -, l’ente che rilascia i brevetti europei, le nuove tariffe saranno uguali alla “somma totale delle tariffe di rinnovo che sono ad oggi versate nei quattro paesi in cui i brevetti europei sono al momento più frequentemente convalidati: Francia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi“. In questo modo, per i primi 10 anni (durata media di un brevetto europeo), il costo di rinnovo per un brevetto unitario si aggirerà intorno ai 5mila euro, e il totale complessivo da pagare per il suo mantenimento su 20 anni sarà di 35.500 euro, con un risparmio complessivo di circa il 78% rispetto ad oggi.

Un’opportunità per il nostro sistema impresa che non sembra più possibile rimandare. Basti pensare che nel corso degli anni anche precedenti alla crisi economica, ovvero dal 2003 al 2013, il nostro sistema d’impresa ha avuto diverse difficoltà nel campo dell’innovazione. Se si guarda a regioni come il  Lazio, la Lombardia e il Piemonte, secondo i dati del Sole 24 Ore, il numero di brevetti e marchi registrati all’anno è calato fino ad un -30% in media rispetto agli anni precedenti. Questo strumento unico, se certo non può essere volano di crescita della competitività delle nostre imprese, certamente può essere un tassello importante nella crescita del nostro sistema industriale nel campo della ricerca e dell’innovazione.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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