Breve vademecum per tradire la tradizione (e fare nuovo il teatro)

19/11/2015 di Francesca R. Cicetti

Per prima cosa, spazzare via la polvere secolare accumulata. Spazzolare con cura, lucidare, riportare in superficie quello che del passato si ama o si è amato. Conoscerlo, innamorarsene di nuovo. E dopo averlo studiato, prepararsi a tradirlo, fino ad essere certi che il tradimento non è solo il bacio che porta al calvario

Tradizione – Il teatro di domani

Il sarto, il netturbino, l’inquilino, la maestra, l’infermiere. I personaggi del carosello del mondo si inseguono ogni giorno tra mille tradimenti, barlumi di sana ribellione. Mentre la fiducia cieca e indiscriminata, fede senza domande, ci appartiene sempre meno, la vita ci è consegnata in un rincorrersi di piccole infedeltà quotidiane. Non siamo i figli di un Giuda minore, malvagi rivoluzionari per professione. Più semplicemente viviamo in un universo dove la morale della fedeltà, che prescrive di abbonarsi alle credenze già scritte senza contestarne mai neppure una virgola, è puro nonsense. Nella storia del mondo l’obbedienza pedissequa non ha ragione di esistere, è una pratica improbabile e ferina, quasi nient’altro che ostinazione.

Dunque si può (e forse si deve) tradire la tradizione, e il prontuario è breve. Per prima cosa, spazzare via la polvere secolare accumulata. Spazzolare con cura, lucidare, riportare in superficie quello che del passato si ama o si è amato. Conoscerlo, innamorarsene di nuovo. E dopo averlo studiato, prepararsi a tradirlo, fino ad essere certi che il tradimento non è solo il bacio che porta al calvario.

Tradire e tradizione, dopotutto, condividono la stessa etimologia: tradere, il latino per “consegnare”. La tradizione ci consegna il passato, l’ordine precostituito trasportato nel presente. È continuità, conoscenza collettiva ancorata al nostro universo. E anche il tradimento implica una consegna, dal vecchio ereditato al nuovo rivisto. È abbandono e conversione, che finisce per sedimentarsi e stratificarsi fino a trasformarsi nella nuova tradizione.

Teatro
Un momento della conferenza stampa di presentazione organizzata presso la Biblioteca Angelica.

Questo almeno credono i giovani del progetto Tradizione – Il teatro di domani. La loro idea parte dalle grammatiche della tradizione per arrivare alla rivoluzione del tradimento, costruendo una rete che sostenga le realtà teatrali nascenti. Il programma si compone di due parti. La prima: i grandi maestri del teatro Maurizio Scaparro, Roberto Herlitzka, Dacia Maraini, Vittorio Matteucci, Gabriele Lavia, Viviana Toniolo, Tommaso Le Pera, Mariano Rigillo, Michele Monetta e Tato Russo risponderanno alle domande di un gruppo di giovani professionisti in una serie di lezioni frontali presso il Teatro Vittoria, confrontandosi con loro sul tema: “Cosa è necessario tramandare ai giovani che si avvicinano al teatro?”. Nella seconda i ragazzi – autori, attori, registi e tecnici – sulla base delle esperienze maturate durante gli incontri, mettano in scena degli spettacoli in forma di studio, con la possibilità di aggiudicarsi una lunga lista di premi di produzione.

L’idea, realizzata dall’Associazione Culturale Ingranaggi e Avamposto Teatro, e con il patrocinio dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica – Silvio D’Amico, prende il via in questi giorni con l’intento di imparare, sperimentare, sperimentarsi. Perché non può esserci tradimento senza esperienza.

Tradire la tradizione è un dovere, come lo è conservare con gelosia le storie vissute, quelle nelle quali abbiamo camminato. È un dovere mettere da parte quello che amiamo, impacchettarlo e riporlo con cura negli scaffali della memoria. È un dovere viverlo, riprovarlo, ripensarlo. Solo allora, infine, si potrà tradire. E fare nuovo il teatro, e ogni cosa.

Per informazioni: http://tradizioneteatro.com

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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