Il Brasile, la recessione e la fine di un modello

17/12/2015 di Alessandro Mauri

Il Brasile chiuderà il 2015 in recessione, e le agenzie di rating considerano i suoi titoli "spazzatura". È la fine della favola dei Paesi emergenti

Il Brasile si appresta a chiudere il 2015 in profonda recessione, secondo alcuni la peggiore degli ultimi 80 anni. A colpire il Paese sudamericano una serie di intoppi economici e politici: un duro monito per tutti gli emergenti.

I dati sul Pil –  Il Pil del Brasile nel terzo trimestre del 2015 si è contratto dell’1,7% sul secondo trimestre, registrando addirittura un calo del 4,5% sull’anno precedente. Si tratta del peggior risultato degli ultimi venti anni, e le previsioni degli economisti non lasciano spazio all’ottimismo, considerando che l’ipotesi di una forte recessione anche per i prossimi anni è sempre più forte. I fattori che hanno determinato questo tracollo sono molteplici, e solo in parte direttamente controllabili dalle autorità economiche e politiche del Paese, che però hanno dimostrato un eccessivo immobilismo. A colpire il Brasile è stato principalmente il crollo dei prezzi delle materie prime che ha colpito anche molte altre economie emergenti, nonché la contrazione del bilancio e il crollo dei crediti al consumo. Oltre a ciò l’instabilità politica e gli scandali legati alle tangenti non aiutano affatto.

Il taglio del rating – Tutte le principali agenzie di rating mondiali, da Standard & Poor’s a Fitch, hanno negli ultimi giorni tagliato il rating del Brasile fino a livelli considerati “altamente speculativi”, un modo molto garbato per dire che si tratta di titoli spazzatura. La profonda recessione economica, persino peggiore delle previsioni, e l’incapacità del governo di intervenire, hanno spinto le agenzie a declassare il rating dei titoli governativi, e questo ovviamente avrà pesanti ripercussioni sulla capacità del Brasile di collocare i propri titoli, e di attirare finanziamenti esteri nei vari settori della sua economia.

Fine di un sogno – Eppure fino a poco tempo fa il Brasile era considerato, alla pari di altri Paesi ora anch’essi in profonda crisi, uno dei migliori luoghi dove investire, e le cui prospettive parlavano di boom economico continuo e di minaccia per i Paesi sviluppati. Indubbiamente il crollo del prezzo del petrolio non poteva essere previsto in questi termini, tuttavia le debolezze del Brasile, e di gran parte dei Paesi emergenti, erano ben visibili ad un occhio più attento. Le politiche di spesa pubblica eccessiva non potevano continuare a lungo, ed esponevano il Paese a crisi nel momento in cui le cose avessero iniziato a mettersi male, anche considerando che i tagli alla spesa necessari non sono stati ancora approvati. Inoltre il sistema non garantiva un reale sviluppo delle infrastrutture e dei servizi, come le proteste in occasione dei Mondiali 2014 avevano drammaticamente messo in evidenza.

Si tratta in altri termini della fine di un modello economico e sociale che per anni ha dato buoni frutti a livello di crescita del Pil, ma non altrettanto in termini di crescita del benessere, essendo concentrato sullo sviluppo di logiche clientelari e poco aperto al mercato. Fintanto che la favola dei Paesi emergenti è durata, il Brasile ha potuto usufruire di ingenti capitali esteri, ma alla prima difficoltà questi sono fuggiti verso luoghi più sicuri e meno instabili. La necessità di riorganizzare l’economia è evidente, così come le difficoltà che questo rappresenta. La probabile risalita futura dei prezzi delle materie prime – anche se probabilmente non immediata – darà una mano, ma il resto dovrà essere ottenuto tramite profonde riforme. Di sicuro prima di parlare nuovamente di boom economico e di vedere il Brasile recuperare terreno sui paesi sviluppati, passerà molto tempo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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