Brasile, quando le rimesse aiutano gli ex colonizzatori. È fuga dall’Europa?

17/04/2013 di Andrea Viscardi

Sopresa – Tra la corsa al Quirinale, la crisi coreana e il deplorevole attentato a Boston, in questi giorni è passata in sordina una notizia molto significativa, esemplare della situazione dei Paesi dell’Europa mediterranea. Per la prima volta nella storia, infatti, il flusso di rimesse in uscita sulle assi Brasile – Portogallo supera quello in entrata. In parole povere? Molti cittadini portoghesi cercano di fuggire dalla crisi emigrando nei vecchi stati colonizzati.

Fuga dall'Europa?I numeri – Questo dato, a dire la verità, può non stupire considerando la situazione Brasiliana. Infatti, circa un anno fa, l’economia dello stato sud americano ha superato quella della Gran Bretagna, assestandosi al sesto posto tra le potenze mondiali. Un PIL di 2.6 bilioni di dollari. Dato significativo, ma che aumenta di valore se consideriamo il dato del 2004: meno di dieci anni fa il PiL brasiliano era inferiore al bilione.  Nello stesso anno, tra l’altro, la disoccupazione toccava l’11,5% mentre a Febbraio di quest’anno era sceso addirittura al 4,6%. Questo nonostante un rallentamento della crescita del PiL nel 2012. Un Paese in ascesa. In quanto tale la necessità primaria è quella di sopperire una mancanza strutturale di esperienza. Come? Incentivando l’importazione di manodopera dai paesi più “specializzati”. Un esempio? L’Economist riporta come un ingegnere nel campo petrolifero o del gas possa guadagnare sino al 20% più che in Europa.

Trend inverso – Tra il 1990 e la prima decade del nuovo millennio erano stati circa 100.000 gli emigrati dal Brasile al Portogallo. La crisi e la difficoltà nel trovare lavoro a Lisbona hanno spinto non solo molti immigrati a tornare nel proprio paese, ma anche molti cittadini portoghesi ad espatriare all’estero. Soprattutto in Brasile. Secondo l’ “International migration outlook 2012”, pubblicato dall’OECD, sono circa 70.000 i cittadini portoghesi emigrati nell’ultimo anno – di cui la maggioranza sotto i 29 anni – contro i 22.000 del 2010 e i 44.000 del 2011. Di questi, gran parte cercano fortuna negli stati del centro-nord Europa (Germania, Svizzera e Olanda ad esempio), ma molti attraversano l’oceano per raggiungere il Brasile.

Spagna – Significativa anche l’esperienza spagnola. Tra il 2001 e il 2007 erano stati circa un milione e mezzo i sud americani emigrati in Spagna, soprattutto come conseguenza della crisi argentina del 2002. L’emigrazione spagnola era molto bassa, basti pensare come, nel 2005, subito prima dello scoppio della crisi, erano stati solo 3500 i cittadini che avevano attraversato l’Oceano. Una situazione cambiata drasticamente oggi: uno studio dell’Unione Europea e dell’IOM, pubblicato ad ottobre dello scorso anno, riporta come circa 50000 cittadini spagnoli abbiano raggiunto l’America latina e i Caraibi tra il 2008 e il 2009. Numero che, realisticamente, supera le centomila unità se consideriamo anche gli ultimi anni. Tant’è che, considerando le rimesse tra Spagna e Messico, si è verificato la stessa inversione di trend già registrata tra Brasile e Portogallo.

Europa di emigranti – Uno scenario molto forte, quindi, e difficilmente prevedibile solo una decina di anni fa. Un segnale importante considerando sia l’aspetto economico che quello storico. L’Europa in crisi non riesce a rilanciarsi, mentre parte delle ricchezze – considerate come risorse umane e di capitali – si spostano verso altri lidi. Sud America ed Asia su tutti. Una questione – quella dell’emigrazione – per ora marginale in senso assoluto, ma che potrebbe assumere i connotati di un serio problema qualora i trend dovessero confermarsi con questo volume anche nei prossimi anni. Soprattutto considerando come molta di questa forza-lavoro sia composta da giovani specializzati: se non si riuscirà ad arginare la crisi e rilanciare l’economia del continente in tempi relativamente brevi, il rischio è quello di una fuga generalizzata dei cervelli, oltre che della prossima generazione, quella su cui dovrebbe basarsi l’Europa di domani.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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