Il Brasile tra pallone e proteste

20/06/2013 di Andrea Viscardi

Nella nottata il governo di Dilma Rousseff ferma l'aumento del costo dei trasporti pubblici, ma i problemi sono molto più profondi

Brasile, proteste e manifestazioni

Il calcio sopra a tutto – “Il calcio è più importante dei vostri problemi”; con queste parole Blatter, presidente della FIFA, ha commentato le proteste che, da alcuni giorni, stanno mettendo in ginocchio il Paese. Un’esternazione, a dire la verità, estrapolata da un discorso in cui, il numero uno del calcio mondiale, ha sostenuto come i mondiali siano stati richiesti dal Brasile, e non imposti dalla FIFA. Chi protesta, allora, non deve prendere il calcio a pretesto. Un discorso criticabile, certo, ma già diverso dalla frase capace di fare il giro del web solo ieri.

Cosa succede, effettivamente, in Brasile? – Possibile questa situazione sia una conseguenza, semplicemente, dell’aumento dei costi da sopportare per organizzare i mondiali, prima, e quindi le olimpiadi, nel 2016? La risposta, negativa, appare scontata. Il problema brasiliano, in realtà, va cercato molto più a fondo, e non si limita, quindi, neanche ad un aumento del costo dei trasporti (peraltro stoppato in nottata dal governo). La realtà è ben diversa, e ci dice come, il Brasile, nell’ultimo anno, sia cresciuto solamente dello 0,9%, rispetto al 7,5 del 2010. Per quest’anno, le stime sono in rialzo, ma la realtà è che dietro ad uno Stato considerato come uno dei protagonisti del futuro, vi sono problemi di tipo infrastrutturale, sociale e grandi fasce di popolazione in povertà, il tutto accompagnato da un sistema profondamente corrotto.

Le (vere) cause della protesta – Quella dei bus è stato dunque solo una piccola componente di un problema ben più complesso. Uno dei tanti motivi per cui i brasiliani hanno deciso di scendere in piazza. I mondiali e le Olimpiadi, certo, hanno influito e influenzeranno lo scoppio di episodi di questo tipo. Perché i problemi prima elencati hanno portato ad una spesa spropositata rispetto a quella prevista, circa 2,4 miliardi di euro. Una cifra che è stata principalmente finanziata con soldi pubblici, coprendo parte degli aumenti non tanto andando a tagliare altri settori, ma rinviando a data da destinarsi una serie d’interventi strutturali fondamentali per il Paese. Sanità, trasporti, istruzione. Senza contare che, negli ultimi 12 mesi, l’inflazione ha raggiunto i livelli più alti mai registrati negli anni recenti. Ecco, allora, che l’occasione della Confederations Cup diviene quella per far sentire la propria voce.

Protesta limitata? Si, ma … – Interessante, quindi, soffermarsi sulla composizione dei manifestanti. Questi sono per lo più appartenenti alla classe agiata e istruita (77% hanno un’istruzione superiore), in grado di comprendere, quindi, i problemi infrastrutturali e la gravità del non riformare alcuni aspetti del sistema-Brasile, ma soprattutto membri di quella classe sociale rimasta, sino ad oggi, quasi totalmente in silenzio. Occorre anche considerare come, al momento, il numero di manifestanti sia molto limitato. Una situazione che porebbe cambiare e costringere Dilma Rousseff a fare ulteriori concessioni ai manifestanti. Da una parte, infatti, la comunque dura repressione messa in atto dalla polizia – più di cento manifestanti feriti – ha attirato e rischia di attirare, giorno dopo giorno, sempre più persone nelle strade. Anche per questo l’aumento previsto per i trasporti pubblici è stato fermato. Dall’altra – nonostante la previsione di un aumento del 4% del pil nel 2014 – le famiglie iniziano a sentire il peso dei debiti contratti negli scorsi anni e i consumi hanno registrato una prima, seppur lieve, contrazione, in un sistema basato soprattutto su questi, piuttosto che sulla produzione, e in cui molti settori industriali hanno perso di competitività. Se non si dovessero trovare delle soluzioni e ritardare ulteriormente le riforme necessarie, allora, il rischio che la protesta – per ora limitata – assuma dimensioni maggiori è concreto.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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