Brasile: le ambizioni di un gigante

25/06/2014 di Vincenzo Romano

I mondiali: un’occasione di riscatto. I mondiali di calcio hanno cambiato il volto del Brasile. Essi rappresentano il principale banco di prova per la presidenza Rousseff, non solo per l’enorme dispiegamento di risorse ed energie, ma anche per la riconferma della stessa nelle elezioni del prossimo 5 ottobre, quando più di 100 milioni di elettori potrebbero decretare la sconfitta del Partito dei Lavoratori (al quale apparteneva anche l’ex presidente Lula) che ha dominato la scena brasiliana per 12 anni. Prescindendo da quelle che saranno le ripercussioni di tali eventi, tenteremo di analizzare la situazione economica nella quale riversa il paese, richiamandone le contraddizioni e le sfide.

Alcuni dati. Durante il periodo 2003-2010, dominato dalla figura di Lula, il tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo ha avuto una media superiore al 4%, facendo diventare il Brasile uno dei Paesi più dinamici al mondo (tanto da essere stato incluso nel gruppo dei BRIC, acronimo con il quale si indicano le economie più dinamiche dell’ultimo decennio). Con l’inizio della presidenza Rousseff, il tasso di crescita del PIL si è sostanzialmente dimezzato (si attesta infatti intorno al 2%) e l’anno in corso ha fatto registrare, nel primo trimestre, un aumento del solo 0,2%, sostenuto prevalentemente dall’incremento della spesa pubblica (soprattutto in infrastrutture per il mondiale e in consumi) e dall’accumulo di riserve di capitale. Altrettanto negative le prospettive di crescita degli economisti del settore privato, che si sono attestate all’ 1,4% nel 2014 e in lieve aumento solo nel medio periodo (dati del Banco Central do Brasil).

Brasile-Lula
Luiz Inácio Lula da Silva, ex-presidente del Brasile

Le contraddizioni del mondiale. Il mondiale di calcio potrà avere degli effetti contraddittori sulle prossime elezioni: potrà essere motivo di vanto, così come motivo di forti polemiche innescate dagli scontri di piazza che le cronache riportano ogni giorno. Il periodo di stabilità sociale inaugurato da Lula è difficilmente ripetibile oggi. Esso infatti fu il risultato di una serie di riforme atte alla stabilizzazione, adottate negli anni precedenti: il Brasile riuscì a conquistare la stabilità macroeconomica e a sconfiggere l’elevatissima e persistente inflazione (2.477% a fine 1993) con il Plano Real, lanciato dall’allora presidente Cardoso. In pochi anni è riuscito ad entrare nel circuito mondiale e a beneficiare dell’economia di mercato: sistema di privatizzazioni, riforma della previdenza sociale, ristrutturazione del sistema bancario, introduzione del Real.

I frutti delle riforme attuate da Cardoso hanno iniziato ad avere il proprio effetto a partire dal 2000 e, nonostante la successiva crisi dell’11 settembre, durate il suo primo mandato Lula è riuscito a dare continuità alla fase di riforme del suo predecessore. Su tale strada furono attuate le riforme del mercato creditizio (come il Credito Consignado o l’Alienaçao Fiduciaria). La congiuntura internazionale favorevole ha ulteriormente contribuito a fare del Brasile una delle economie più dinamiche al mondo, nonché fonte di attrazione per investitori esteri che continuano sempre più ad acquistare pezzi dell’economia brasiliana.

I problemi strutturali dell’economia brasiliana. Con la crisi finanziaria del 2007/2008 (iniziata con la crisi dei subprime negli Stati Uniti e trasmessasi successivamente in Europa con la crisi dei debiti sovrani) il Brasile ha registrato una forte contrazione della propria economia che allora (come oggi) si reggeva principalmente sull’esportazione di materie prime, mettendo così in luce alcune incongruenze del proprio modello economico di sviluppo. In altre parole, con lo scoppio della recente crisi internazionale sono emersi alcuni problemi strutturali dell’economia brasiliana che possono essere così sintetizzati: a) il c.d. Custo Brasil, e cioè la difficoltà nel fare impresa in Brasile a causa degli elevati costi d’impresa (sia per l’avvio che per il mantenimento della stessa sul mercato), in base a quanto riportato nel Doing Business della Banca Mondiale; b) l’insufficiente dotazione di capitale fisico (con un basso tasso di infrastrutturazione su tutto il territorio ad eccezione di alcune aree come San Paolo e Rio de Janeiro) ed umano (con un tasso di alfabetizzazione non comparabile con quelli occidentali); c) i bassi tassi di risparmio (che non permettono la riallocazione di risorse in investimenti produttivi); d) la perdita di competitività dell’industria per la crescente dinamica salariale.

Brasile-Rousseff
L’attuale presidente della Repubblica del Brasile, Dilma Rousseff

Le risposte della presidenza Rousseff. In questa situazione, le politiche economiche adottate dalla presidenza Rousseff hanno avuto ulteriori effetti destabilizzanti sull’economia brasiliana: il taglio dei tassi di interesse di riferimento tra il 2011 e il 2012, le politiche di bilancio particolarmente espansive ed, infine, il controllo dei prezzi dei prodotti energetici hanno portato ad un forte aumento, seppur non paragonabile a quello degli inizi degli anni ’90, dell’inflazione, nonché ad un aumento del deficit delle partite correnti (le importazioni sono molto più elevate delle esportazioni). Negli ultimi mesi, le autorità sembra stiano cambiando atteggiamento rispetto all’eccessivo stimolo della domanda interna e pare abbiano inteso che un maggiore sforzo vada fatto sul lato dell’offerta (a partire dalla diminuzione dei costi sulle imprese e di quelli sul lavoro). In tale direzione possono essere visti il piano di concessioni ai privati nel settore delle infrastrutture, nonché gli sforzi per migliorare l’istruzione e la formazione attraverso alcuni importanti piani governativi (si pensi ad esempio al Pronatec e al programma Ciencias sem fronteiras).

Le sfide future. Considerando la situazione attuale, il Brasile dovrà affrontare una serie di aggiustamenti che permetteranno alla sua economia di rientrare sul sentiero di crescita avviato da Cardoso. A tal proposito, di fondamentale importanza è il passaggio che prevede una maggiore attenzione sugli investimenti (in capitale fisico ed umano) rispetto ad una eccessiva spesa per lo stimolo della domanda interna (i consumi). Le sfide che la prossima presidenza brasiliana (con molta probabilità non più guidata dalla Rousseff) dovrà affrontare serviranno anche per sopire le attuali proteste che si stanno riversando nelle piazze delle maggiori città brasiliane. Queste sono state alimentate anche da una fortissima percezione che le risorse spese per i mondiali siano state sottratte ad utilizzi sociali maggiormente utili. Dal mondiale si è evinto chiaramente che il Brasile non è più soltanto il “paìs do futebol”,ma che si sia trasformato in un paese che come molti altri rivendica maggiori ambizioni. I governi venturi non potranno non tenerne conto.

The following two tabs change content below.

Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
blog comments powered by Disqus