Boldrin per Fermare il Declino: il futuro di Fare

15/05/2013 di Giacomo Bandini

Un nuovo presidente – Di Fare per Fermare il Declino quasi tutti ricorderanno il tragico risvolto seguito allo smascheramento delle menzogne di Giannino riguardo i suoi ipotetici studi e il successivo tracollo elettorale. Alle elezioni invece prende solo l’1,12%. Oggi Fare ha un nuovo punto di riferimento dopo mesi di oblio, discordie interne e qualche litigio pubblico. Erano partiti in sette, sono avanzati in 3 e alla fine uno solo ha vinto la sfida per la presidenza: Michele Boldrin. A dire il vero era dato per favorito, forse aiutato anche dalla maggiore visibilità mediatica e dalla grande spinta che la base del movimento politico e di molti esterni non tesserati hanno impresso alla sua candidatura. Dunque nulla di così  eccezionale, se non fosse per il ricordo ancora vivo della gaffe di Oscar Giannino sulle lauree fasulle.

Michele Boldrin, nuovo presidente di Fare per Fermare il Declino
Michele Boldrin, nuovo presidente di Fare per Fermare il Declino

Il modello Usa – Le modalità di votazione a dire il vero richiamano la particolarità di Fare, espressione da sempre di una certa propensione verso la cultura Usa, viste anche le esperienze personali dei suoi fautori. Il 4 e il 5 maggio infatti hanno avuto luogo i congressi regionali, all’interno dei quali sono stati eletti i vari dirigenti locali dagli iscritti tesserati. Di seguito sono stati nominati i 100 delegati al congresso nazionale (una sorta di grandi elettori), dichiaranti in modo pubblico e anticipato il loro appoggio ufficiale all’uno o all’altro candidato. Coloro che li hanno delegati sapevano già come avrebbe votato il grande elettore scelto, in una sorta di elezione indiretta, ma totalmente consapevole. Si è arrivati così all’11 e 12 maggio con più del 60% dei delegati in favore di Boldrin, circa il 30% per Italia e i restanti sostenitori di Gallo. Di conseguenza è stato formato il comitato direttivo in modo proporzionale ai due maggiormente votati. Su 8 componenti, 5 fanno parte della schiera di Boldrin e 3 di quella di Roberto Italia. Nonostante ciò a fine maggio si riprenderà con un altro turno di votazioni per portare il numero dei membri del comitato nazionale a 24.

Chi è Boldrin? – Michele Boldrin, 56 anni e nato a Padova, è attualmente professore alla Washington University of S.Louis e vive in Spagna a Palma de Maiorca quando non si trova in America per lavoro. Non proprio un Presidente dalla radicata presenza obietteranno in molti, ma prova di avere a cuore l’Italia. Innanzitutto contribuendo alla nascita di Fare per Fermare il Declino assieme a Oscar Fulvio Giannino e poi contribuendo spesso sia con mezzi letterari che direttamente, in tv e in radio, al dibattito politico ed economico nazionale. Ultimamente lo si vede spesso duellare su La7 contro le tesi sostenute dalla più svariata fauna pubblica italiana: dai giornalisti come Travaglio e Sallusti, ai personaggi di spicco dei partiti nazionali come Lupi e Vendola. Il problema però è che, nonostante l’esperienza e la competenza in materia economica, spesso rischia di risultare di difficile comprensione allo spettatore.

Fare, il programma – Ripartire dai contenuti è sempre stato il cardine del manifesto politico di Fare, e il cammino proseguirà su questa strada, assicura Boldrin. Il nuovo progetto però parte da una valutazione. Boldrin si è concesso 9 mesi circa per valutare se si possono recuperare gli elettori delusi o quelli che hanno rinunciato dopo lo scandalo-Giannino, conquistarne dei nuovi e se il movimento ha ancora quella forza innovativa necessaria a diventare una futura forza contro i partiti tradizionali. In poche parole se ne vale la pena e se è possibile il salto di qualità. Le idee di base restano comunque quelle espresse in campagna elettorale con la possibilità di migliorarne e aggiungerne altre con piattaforme di partecipazione aperte a tutti. Fra le tante, reperibili sul sito con i vari approfondimenti tecnici, rimangono l’abbattimento del debito pubblico con un grande sistema di privatizzazioni del patrimonio pubblico, il ripensamento razionale della spesa pubblica evitando sprechi e tagli dannosi, la riduzione del costo del lavoro e la valorizzazione delle figure dei giovani e delle donne. Idee quindi piuttosto condivisibili, visti i mali che affliggono un’Italia in crisi da troppo tempo. Boldrin in particolare si concentra molto sul male, tutto nostrano, delle fondazioni bancarie, il cui ultimo caso noto è quello di MPS. Riformarle con legge popolare è possibile, estromettendo i partiti dal sistema finanziario e togliendo loro il controllo degli istituti stessi.

Un partito per molti – Un partito decentrato quello voluto da Michele Boldrin, dove la partecipazione e le idee della base sono tutto e il radicamento locale un’asse portante. Ma dove cercare per estendere il proprio elettorato? Domanda a cui Boldrin risponde dicendo che “il nostro elettorato non è né di destra, né di sinistra, e noi lo cerchiamo in base a ciò che proponiamo. Certamente i nostri interlocutori sono gli imprenditori, i giovani super-tassati esclusi dalle carriere, le piccole imprese, gli artigiani che vivono senza sussidi, e che magari alle ultime elezioni hanno votato Grillo e Berlusconi. Ma se Fare proporrà di tagliare la spesa pubblica improduttiva, sarà il piccolo imprenditore a venire da noi, che abbia votato Pd o Grillo”. Queste, dunque, le presse della politica di Fare.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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