Bertolaso cede il passo a Marchini, centrodestra ancora nel caos

28/04/2016 di Giuseppe Trapani

Nel centrodestra ancora acque mosse: Bertolaso si ritira dalla corsa, Berlusconi sostiene Marchini. Come finirà?

Dei magnifici 6 candidati sindaco a Roma nell’area del centrodestra ne sono rimasti in cinque. E’ di queste ore la “rinuncia” di Guido Bertolaso alla competizione elettorale per il Campidoglio e il sostegno di Forza Italia a favore di Alfio Marchini e della sua lista civica.

L’ex capo della Protezione civile probabilmente si augurava da tempo una chiamata alla resa, anche per la sommatoria di gaffes colossali, l’ultima delle quali a seguito di alcune dichiarazioni “random” –  poi rettificate – e una certa “volontà” di spendersi come assessore di Giachetti o della Raggi. Al netto dei pensieri in libertà di Bertolaso, il succo politico della questione era di unificare le forze di un’area frammentata e che ancora si annuncia come negativa sotto il profilo degli esiti elettorali. L’Italicum ante litteram, cioè la legge elettorale per il sindaco, impone infatti una strategia di convergenze su di un candidato, pena l’esclusione al ballottaggio, che nella capitale vede Virginia Raggi già in vista di un agile superamento del primo turno. Per cui la corsa è per il secondo posto (Giachetti o Meloni oppure adesso Marchini?).

Guido Bertolaso di certo non era mai stato in partita, ma non per sue totali responsabilità: chiamato alle “armi” dopo una “trilaterale” di settimane, aveva accettato solo a patto di essere un candidato unitario. Una volta detto sì, la coalizione si è spaccata proprio intorno a lui, al suo programma, al mancato appeal con i cittadini romani ed alle dichiarazioni surreali, come se le figuracce nel parlare fossero un copyright solo suo. Basterebbe un’elementare –  e neanche troppo approfondita –  rassegna stampa per notare certi scivoloni di Matteo Salvini o Giorgia Meloni per dare più d’una attenuante a Bertolaso.

Senza tante ipocrisie, in ballo c’e la leadership della futura lista unica del centrodestra per le prossime politiche, e a Roma sta avvenendo la nemesi su quel di cui da sempre si è scritto come profezia (di sventura). Non riuscendo a costruire nel tempo una next generation, Berlusconi adesso paga il suo egocentrismo esorbitante e con lui la mancata crescita di nuovi leader per i quali sarebbe stato padre nobile. Quel che accade di recente nel PD sta offrendo una lezione agli avversari sull’altro campo, e il centrodestra “cambia verso” un destra-centro a trazione salviniana. Non è del tutto vero quanto dice la Meloni, che l’importante è vincere: e se poi al Campidoglio dovesse andare la versione 2.0 del calderone Prodi-Turigliatto-Mastella-Follini di indimenticabile memoria, il cui mix non era capace di governare? Come oggi annotano gli analisti, dovremmo renderci conto che questa situazione vale ormai anche per il centrodestra. Il problema non è che è diviso, ma che non ha più un leader moderato capace di tenerlo insieme perché Berlusconi ha fatto il suo tempo. Né Salvini né Meloni possono sostituirlo in questa funzione.

La scelta di Alfio Marchini è comunque per Berlusconi un fatto di coerenza su uno schema che lo ha reso vincente negli anni passati: non vince solo il candidato, ma una strategia di fondo, che è quella di unire più forze politiche, e in questo senso Marchini col suo spirito civico potrebbe essere il candidato vincente in modo trasversale nella capitale. Sarà così?

 

 

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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