Bersani e PD: guida all’autodistruzione. Ma Napolitano doveva andare sino in fondo.

29/03/2013 di Andrea Viscardi

Ovvietà – Sembra essere stato un finale ovvio quello delle consultazioni di Pierluigi Bersani, capace solamente di andare a scontrarsi contro un muro invalicabile, la cui esistenza, permettetemi, era ben nota sin dal giorno successivo alle elezioni. In Senato, infatti, ai 128 seggi ottenuti dal PD si sarebbero dovuti aggiungere 32 senatori esterni. Un’impresa – l’abbiamo sostenuto sin da subito – impossibile. Perché Mario Monti, i cui 21 senatori avrebbero fatto molto utile, aveva già dichiarato da tempo che avrebbe dato un appoggio solamente ad un governo capace di coinvolgere tutte le forze politiche e di ottenere un largo consenso. Non certo ad un partito indirizzato a formare un governo capace di andare in minoranza dopo poche settimane.

Bersani e il PDAmore impossibile – Contare sul M5S, poi, è quanto di più ingenuo Bersani potesse fare: anche la posizione di Grillo era ben chiara. Per di più, il voto di fiducia è palese quindi, i “frondisti“, sarebbero stati individuati – e dopo la questione Grasso – espulsi dal Movimento. La linea è sempre stata “no alla fiducia”, sin dal primo giorno. In cosa sperare, dunque, soprattutto dopo il richiamo di Grillo? Per di più Bersani ha seguito una strategia incoerente, portando il partito più europeista d’Italia a cercare l’appoggio di chi propone referendum per la permanenza in Europa, dopo aver sostenuto che con il PdL non potevano esservi collaborazioni per la troppa divergenza di idee.

Prima vittima – Proprio per questo, negli articoli precedenti, avevo più volte condannato la scelta del PD e del suo Segretario. Il suo scontato fallimento sarebbe andato a colpire, come è avvenuto, tre soggetti diversi. Anzitutto avrebbe distrutto definitivamente la figura di Bersani. Anzi, peggio ancora, avrebbe – come probabilmente sarà – fatto passare alla storia il Segretario del PD come quel politico che, in un tentativo disperato di non essere messo da parte, preferì tentare il tutto per tutto, andando contro agli interessi del bene comune, in un momento decisivo per il futuro del Paese. La storia giudica i vincitori, la linea tra passare per eroi o falliti è sottilissima.

Corsa contro il tempo – L’Italia, appunto. Ecco la seconda vittima. Questi venti giorni passati hanno visto un aumento dello spread di oltre quaranta punti, aumento che, in gran parte, si sarebbe potuto evitare con una presa di coscienza e responsabilità degna di uno dei Paesi fondatori d’Europa. Ma il vero macigno sull’Italia, a questo punto, iniziano ad essere le scadenze. Il 15 Aprile è prevista la prima seduta comune per l’elezione del sostituto di Napolitano. Quindi il 30 Aprile andrà redatto il Documento di Economia e Finanza e inviato all’UE, insieme al Programma di strategia economica nazionale. Una corsa contro il tempo, insomma, e quanto avvenuto non ha certo attirato le simpatie europee.

Masochismo – La terza vittima, non c’è che dire, è il PD stesso. L’ostinazione intransigente di aver tentato il tutto per tutto,  percorrendo la propria strada e senza aprire a compromessi di grandi coalizioni sarebbe stata dimenticata solo in caso di successo. Ora, invece, rischia di vedersi ritorcere contro anche la scelta del binomio Grasso – Boldrini,  in un’ottica di future trattative per un governo di Grandi intese. Insomma, di perdere il ruolo da guida che avrebbe avuto qualora il Segretario avesse percorso una strada diversa. Di sicuro, l’ipotesi a cui aveva aperto Berlusconi – un moderato al Quirinale in cambio di una fiducia al governo Bersani – non potrà più essere percorsa. Tant’è che subito, senza neanche pensare alla figura non proprio ottima fatta dal partito, c’è chi, come Zoggia, mette le mani avanti: “Non si potrebbe del resto avviare una cosa che sia contro la maggioranza assoluta della Camera, rappresentata dal centrosinistra”. La Puppato, invece, si lascia andare a dichiarazioni tragicomiche: “Prendiamo atto che i numeri non ci sono, e a questo punto facciamo un passo di lato, però ci auguriamo che ci si renda conto che il paese non può attendere”. Come dire “noi abbiamo fatto perdere una decina di giorni per renderci conto di una cosa ovvia, però, ora, gli altri, si sbrighino”.

Insomma un PD capace, anche questa volta, nei momenti di difficoltà, di trasmettere la sensazione di abitare in un universo parallelo, in un mondo tutto suo.  Una scelta, quella di Bersani, capace di rimettere in gioco il PdL e porlo sullo stesso piano, di perdere sicuramente molti dei voti più moderati non tradizionalmente radicati a sinistra e di creare le basi per una guerra civile al suo interno, tra Bersaniani e il resto del Mondo.

Presidente – Re Giorgio, questa volta, sarebbe dovuto essere più persuasivo. Lui meglio di chiunque altro era consapevole che le consultazioni di Bersani avrebbero solo potuto condurre allo stallo, invece, forse anche un po’ per paura di essere ricordato non proprio simpaticamente da molti esponenti del PD, ha deciso di non cercare di mettere particolari pressioni a Bersani e di concedergli una settimana per verificare la possibilità di formare una maggioranza. Senza pressioni dall’alto per aperture, però, il risultato era scontato. La logica e la prassi vogliono che il tentativo si facesse. Ma qualche pressione in più sul leader del PD per avere una visione più aperta non sarebbe stata controproducente. Anche perchè era palese quasi a tutti quanto questa settimana, date le premesse, sarebbe stata persa. La scelta migliore restava quella di un governo di alto profilo, almeno sino a settembre. Scelta che, diciamocelo, Napolitano aveva in mente sin dal 26 Febbraio, ma che non ha avuto la forza di imporre a Bersani, il quale, da parte sua, di immolarsi per il Paese non ha avuto alcuna intenzione. Constatata l’intransigenza del Premier mancato anche ad aperture verso il PdL, a quel punto, allora, anche Re Giorgio non ha potuto far altro che rassegnarsi. Nella convinzione, forse, che tutto sarebbe tornato nelle sue mani una settimana dopo.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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