Bernardo di Clairvaux, il doctor mellifluus

12/09/2016 di Davide Del Gusto

Il XII secolo segnò per l’Europa cristiana una stagione di rinnovamento. Sul piano culturale, di fronte all’avanzare delle corporazioni universitarie e ad un nuovo modo di intendere la filosofia, l’abate cistercense Bernardo di Clairvaux conservò la tradizione alla luce della riforma e propose le sue interpretazioni forte delle proprie capacità intellettuali

Bernardo di Clairvaux

Nonostante il concetto di “intellettuale” come persona che vive di quello che pensa e che scrive, nonché in grado di condizionare o mutare la società, sia sorto solamente alla fine del XIX, secolo in occasione della grande sollevazione provocata dall’affaire Dreyfus, è chiaro che ogni epoca storica abbia avuto come punti di riferimento o come individui da avversare persone che rispondevano essenzialmente a questa definizione, totalmente contemporanea. L’unica differenza, sostanziale per una questione linguistica, è nel riferimento agli appartenenti a questa categoria sociale, che nel Medioevo rientravano nel novero dei litterati: un litteratus era una persona capace di scrivere e di pensare in latino, la lingua del mondo culturale per eccellenza, a differenza quindi della gran parte della popolazione, quasi del tutto analfabeta, e anche di quei funzionari abili nel leggere l’antica lingua ma incapaci di utilizzarla per produrre testi nuovi per altri scopi. C’è poi da aggiungere che, in età medievale, gli intellettuali preferirono non ricorrere mai alla parola philosophus per descrivere se stessi, destinando questo termine ai grandi pensatori dell’antichità (Aristotele in primis) e adattandosi piuttosto al titolo di magister, il quale faceva immediatamente presagire l’autorità morale del personaggio in questione e, al contempo, la sua competenza nel trasmettere ad altri il sapere.

L’habitat ideale per una sostanziale e adeguata rinascita intellettuale finì per essere codificato con le strutture cittadine del XII secolo: accanto a contesti civici tipicamente commerciali, propri delle aree italiane e fiamminghe, apparvero infatti comunità sempre più caratterizzate dal lavoro intellettuale svolto nelle prime università. Nei secoli dopo il Mille, quindi, l’offerta del sapere si strutturò sempre più attorno a determinati magistri ed esperti di discipline legate all’élite culturale del tempo, facendo confluire da ogni parte d’Europa studenti desiderosi di attingere alla fonte delle arti liberali. Da questo punto di vista, le prime corporazioni universitarie furono una sorta di derivazione dalle precedenti scuole cattedrali, istituzioni legate alla figura vescovile e fucine di sapere teologico e filosofico. La grande novità apportata dagli intellettuali del XII secolo, però, si manifestò in una suddivisione geografica degli studia, caratterizzando e identificando così determinate città con la propria università e con le competenze dei vari magistri o degli scholari stessi. In questo senso finirono per emergere le due più importanti piazze del sapere bassomedievale, la Bologna degli esperti di diritto canonico e civile e la Parigi dei teologi.

La Francia poteva così fregiarsi del prestigio dovuto a una sinfonia di scuole filosofiche, ma tra Chartres, Orléans, Reims e Laon fu principalmente la città francilienne ad imporsi nell’intero panorama cristiano: la rive gauche della Senna divenne nella Parigi capetingia un approdo per intellettuali, docenti e allievi, spinti dall’amore per l’arte dialettica. Ma questo insieme di caratteri a volte molto vicini all’eterodossia come nel caso dei goliardi, palesemente critici nei confronti del potere e dell’autorità ecclesiastica, attirò ben presto le critiche mosse da un altro tipo di mondo intellettuale, decisamente più conservatore nei modi e nei contenuti.

«Fuggite da Babilonia, fuggite e salvate le vostre anime. Volate tutti insieme verso le città del rifugio, dove potrete riempirvi del passato, vivere nella grazia per il presente, e attendere fiduciosi l’avvenire. Tu troverai molto di più nelle foreste che nei libri. I boschi e le pietre ti insegneranno più di quanto possa insegnarti qualsiasi maestro»

Da queste poche parole è in effetti evidente come una delle personalità più eminenti del panorama culturale e teologico del XII secolo, Bernardo di Clairvaux, proponesse ideali e finalità direttamente antitetiche a quanto aleggiava nella frizzante aria della babilonica Parigi: in una stagione di generale fermento egli avrebbe infatti continuamente opposto il proprio pensiero, legato ancora ad un contesto precittadino e feudale, per rivendicare il sapere cristiano tradizionale riallacciandosi allo spirito riformistico del secolo precedente.

Fontenay
Le linee sobrie dello stile cistercense a Fontenay

Le stesse origini del futuro doctor mellifluus erano legate al mondo della nobiltà borgognona: nato nel 1090 nei pressi di Digione, il terzogenito Bernardo fu subito indirizzato da suo padre, Tesselino il Sauro, alla carriera ecclesiastica presso i canonici di Saint-Vorles a Châtillon-sur-Seine. La passione giovanile per la vita spirituale avrebbe ben presto portato il ragazzo a unirsi nel 1111 con quattro dei suoi fratelli ai monaci di Cîteaux: fondato solamente nel 1098 da Roberto di Molesmes, il nuovo ordine dei cistercensi aveva virato verso un pauperismo programmatico e antitetico rispetto allo sfarzo dei cluniacensi, accusati di aver perso lo slancio della riforma ecclesiastica dei decenni precedenti. Bernardo si innamorò quindi dello stile di vita di Citeaux, trovando nell’austerità del chiostro l’ambiente perfetto per la meditazione, per lo studio e per il lavoro fisico, propositi derivati da un vaticinato riavvicinamento agli iniziali princìpi dei benedettini. Grazie alla sua dedizione alla causa cistercense, nel 1115 venne incaricato dall’abate Stefano della fondazione di una nuova abbazia: presi dodici compagni, Bernardo individuò il luogo perfetto in una vallata nella diocesi di Langres ove, grazie al supporto economico del conte Ugo di Champagne, diede inizio all’edificazione di un monastero battezzato subito col nome di Clairvaux, “Chiaravalle”; ricevuta poi l’approvazione da parte del vescovo Guglielmo di Champeaux, i monaci riuscirono a far fiorire il loro luogo di preghiera e meditazione, tanto da procedere nella fondazione di altri centri cistercensi come quelli di Tres-Fontaines, Fontenay e Foigny già a partire dal 1118. L’energia di Bernardo, nonostante venisse continuamente fiaccata da non ottimali condizioni di salute, fu così da esempio a molti giovani confratelli che avevano finalmente trovato in lui una guida per traghettare il mondo cristiano verso una direzione nuova nell’ottica della tradizione. Superando così lo spazio di Clairvaux, egli trovò l’arma migliore per poter riprendere l’attività riformatrice nel lavoro intellettuale, volto però non tanto alla speculazione dialettica in quanto tale, ma alla ricerca della verità del Cristo Crocifisso attraverso lo studio della filosofia.

Raggiunta una certa popolarità, per via della forza propugnata all’interno della propria comunità, Bernardo iniziò così a intervenire nelle varie dispute del tempo, conscio della generale stima nei riguardi della sua profonda e solida preparazione filosofico-teologica: nel 1125 scrisse al vescovo di Châlons-sur-Marne per la nomina di un nuovo sacerdote, mentre l’anno dopo arrivò a sollecitare Onorio II per ottenere l’investitura di un nuovo capo per quella diocesi. Il nome e le posizioni di Bernardo circolarono così nell’ecumene cristiana, ascoltate e accolte soprattutto dalle alte cariche ecclesiastiche come quel cardinale Aimerico de la Chatre, cancelliere papale, al quale l’abate avrebbe dedicato il suo De diligendo Deo, l’importante trattato sul misticismo in cui vennero per la prima volta citati i quattro stadi da percorrere per poter amare realmente Dio. In seguito la sua opinione sarebbe stata decisiva nella breve parentesi in cui, alla morte di Onorio avvenuta nel 1130, la Chiesa romana si ritrovò con due pontefici: prendendo infatti le parti di Innocenzo II, Bernardo diede un importante contributo alla rapida caduta di Anastasio II, accusato di avere radici giudaiche e da allora in poi annoverato come antipapa. Instancabile nella sua produzione letteraria, l’abate di Clairvaux rispose alla sua derivazione nobiliare appoggiando pienamente la costituzione dell’ordine religioso della Militia Templi: i cosiddetti templari, fondati nel 1119 a Gerusalemme da Ugo di Payns, trovarono nelle pagine di Bernardo la consacrazione definitiva della legittimità della loro duplice natura di monaci e di soldati. Sulla scia delle decisioni prese al Concilio di Troyes del 1128, infatti, egli scrisse il De laude novae militiae ad Milites Templi con cui accoglieva la regola di ispirazione benedettina proposta dai templari in funzione della difesa della Città Santa: riprendendo peraltro un discorso secolare sulla possibilità per un cristiano di commettere omicidio in battaglia, Bernardo parlò per la prima volta di malicidio, giustificando così l’uccisione degli infedeli per eliminare il male da essi incarnato.

Pietro Abelardo ed Eloisa
Pietro Abelardo ed Eloisa

Animato da un fervore mistico sempre più acceso, ma al contempo razionale nella sua visione filosofica, egli contribuì enormemente alla diffusione del culto mariano e alla difesa delle sue teorie sull’amore divino, i cui effetti vennero descritti nel già citato De diligendo Deo, alla vigilia dello scontro con i suoi avversari. L’esatto opposto alla sua visione della societas christiana era infatti quanto prodotto altrove, in quegli ambienti culturali che componevano la Babilonia intellettuale da cui intimava di fuggire, “regno” del più noto filosofo del XII secolo: Pietro Abelardo. Magister autorevole della corporazione parigina, a seguito della disavventura amorosa con la sua allieva Eloisa egli divenne agli occhi di Bernardo l’incarnazione di un sapere mercificato all’interno dell’istituzione universitaria, responsabile dell’aver fatto ricorso ad opere pagane per l’interpretazione della teologia trinitaria attraverso la sola arma della dialettica. Così, dopo una lunga lotta condotta dal suo confratello Guglielmo di Saint-Thierry, nel 1141 l’abate riuscì a far convocare e condannare Abelardo come eretico nel Concilio di Sens, accusandolo peraltro di aver indotto giovani allievi verso conclusioni errate per metodo e per contenuti. Cercando di essere ricevuto a Roma da Innocenzo II, Abelardo fu accolto da Pietro il Venerabile a Cluny, ove sarebbe morto l’anno seguente. La vittoria del patrono dei cistercensi fu così riconosciuta da tutti e la sua influenza raggiunse l’apice quando, nel 1145, a Roma venne eletto papa Eugenio III, ex monaco cistercense cresciuto spiritualmente proprio a Clairvaux.

Bernardo II Crociata
Bernardo predica la II Crociata

Nel frattempo, una notizia tragica aveva scosso i cristiani: la contea crociata di Edessa era caduta sotto le armi musulmane nel dicembre 1144. In quel momento la Chiesa si affidò completamente alla voce e alla penna di Bernardo che, con uno sforzo considerevole, iniziò a predicare la bontà di una seconda spedizione armata contro gli infedeli, appoggiandosi ai due comandanti dell’esercito cristiano, Luigi VII di Francia e l’imperatore Corrado III, per la riconquista della città orientale. Nonostante la sentita partecipazione, la seconda crociata fu un totale fallimento, riuscendo a portare ancor più disordine nei territori latini d’Oltremare e a perdere del tutto il controllo di Edessa. Bernardo, estremamente commosso dalla disfatta, compose immediatamente il De consideratione, un testo in cui, fatta una solenne autocritica alla sua predicazione, diede però un contributo fondamentale all’interpretazione del potere papale: il pontefice venne dichiarato unico vicario di Cristo e la sua plenitudo potestatis venne riconosciuta come propria della sola Chiesa romana; assieme alla condanna di un altro magister, Gilberto Porretano vescovo di Poitiers, nel Concilio di Reims del 1148, e alle lettere infuocate contro l’eretico Arnaldo da Brescia, le idee espresse proprio nel De consideratione furono l’ultimo importante contributo di Bernardo alla societas christiana. Nel 1152, dopo un faticoso viaggio a Metz, tornò nella sua Clairvaux per l’ultima volta: nell’estate del 1153 il doctor mellifluus terminò infatti i suoi giorni, appena un mese dopo la scomparsa del pontefice suo confratello. Grazie ai suoi numerosi scritti di argomento teologico l’energico Bernardo avrebbe condizionato per i secoli successivi la storia del cristianesimo, venendo canonizzato nel 1174 da Alessandro III e godendo dell’onore di essere l’ultima guida di Dante Alighieri nel suo viaggio nel Paradiso, ad un passo dalla piena contemplazione di Dio.

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Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
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