Per Bernabè non esiste “un problema internet”, sono gli italiani a piangersi addosso.

17/12/2012 di Andrea Viscardi

La situazione della rete italiana
La situazione della rete italiana

Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, ha dichiarato oggi non solo che l’internet italiana è tra le più economiche in Europa, ma che, oltretutto, l’infrastruttura della rete è ottima. Per lui sono gli italiani a piangersi addosso. Questo dopo la critica, portata dall’Ofcom, ai prezzi della banda larga vigenti nel nostro paese, ben superiori rispetto a quelli, ad esempio, di Inghilterra o Francia. In Italia, infatti, si spenderebbero di media 6 euro in più di quanto non si faccia oltremanica e ben 11 di quanto, invece, non si faccia oltralpe. Siamo noi, però, a piangerci addosso, perché l’infrastruttura italiana è tra le migliori in Europa e la banda larga accessibile a gran parte della popolazione. O forse no?

Secondo i dati raccolti ed elaborati da IWS il livello di penetrazione di internet rispetto alla popolazione, per l’Italia, si assesta intorno al 58,4%, contro, ad esempio, il 79% della Francia, il 90% della Danimarca, l’81% del Belgio o il 79% dell’Austria e il 65% dell’Ungheria, che occupa la cinquantesima posizione mondiale tra gli stati a più alto livello di penetrazione della rete. Questo dato, però, è un indicatore che va preso con le pinze. Infatti si parla di penetrazione generale, cioè della percentuale di abitanti che utilizzano internet. Come è evidente, quindi, l’infrastruttura della rete nazionale può essere solo uno dei tanti indicatori, insieme, ad esempio, all’età media della nazione. L’Italia è un paese vecchio, si sa. Quindi, per ora, la tesi del presidente di Telecom potrebbe ancora reggere.

Invece, i dati ci dicono che, nel nostro Paese, uno dei problemi principali è proprio l’infrastruttura. Il report di Eurostat a riguardo, alla chiusura dell’anno passato, era poco contestabile: nella Penisola solamente il 62% delle case aveva la possibilità di connettersi a rete fissa. In Europa, peggio di noi, solo Grecia, Turchia, Portogallo, Cipro, Bulgaria e Romania. Gli altri Stati, invece, anche quelli tirati in ballo da Bernabè, erano ben distanti da noi: in Germania avevano la possibilità di un accesso ad internet l’83%  delle case, in Francia il 76%, nel Regno Unito l’85%, in Belgio il 77% e in Austria il 75%. Insomma, un anno fa la situazione infrastrutturale era ben lontana da quel livello di accettabilità paventato da Bernabè e difficilmente, ad un anno di distanza, la situazione può essere migliorata più di tanto. Anche se andassimo a vedere la diffusione della banda larga, questa volta basandoci sui recenti dati di Akamai,  l’Italia si attesta tra gli ultimi posti in Europa.

L’Agenda digitale approvata in Parlamento prevede, finalmente, un piano nazionale per riempire queste lacune. Anche in questo caso, comunque, più di un esperto del settore preferisce andare con i piedi di piombo. In primis per la scarsità effettiva dei fondi e poi perchè, già in passato, gli impegni presi sono stati inefficaci, un po’ per mancanza di volontà, un po’ per aver sottostimato l’importanza del settore. L’unica cosa certa è che oggi, la rete, rappresenta uno strumento fondamentale per il cittadino e svolge un ruolo di informazione, arricchimento, coinvolgimento come nessuna piattaforma ha mai potuto fare in passato. Gli ultimi quindici anni hanno dimostrato come possa essere non solo un mezzo di arricchimento della cultura e della consapevolezza del cittadino, ma anche un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro e per implementare l’efficacia e, addirittura, la produttività di una nazione.

Forse, Bernabè, avrebbe dovuto misurare diversamente le sue parole, soprattutto considerando che Telecom è uno dei principali responsabili di questa situazione. Per troppo tempo ha goduto di privilegi quasi monopolistici in materia (ad esempio della quota per la gestione della rete fissa) e ha ostacolato con ogni mezzo possibile il processo di crescita dei concorrenti e la libera competizione. Lo dico io? No, lo dice l’Antitrust, che solo una settimana fa ha condannato il comportamento della società di Bernabè con riferimento agli anni 2009-2010. Telecom avrebbe opposto, ai concorrenti, un numero di rifiuti di attivazione ingiustificatamente elevato, con il conseguente effetto di rallentare e ostacolare il processo di crecita dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e di accesso a internet a banda larga.
Insomma, gli italiani si piangeranno anche addosso, ma qui, qualcuno, per cercare di mantenere i propri privilegi, non la racconta giusta…

 Andrea Viscardi

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus