Berlusconi: l’obiettivo è bloccare il Senato

23/12/2012 di Andrea Viscardi

Berlusconi
L’ex Premier Silvio Berlusconi appare, oggi, più sicuro che mai. La situazione, andando a vedere le intenzioni di voto degli italiani, non sorride però al PdL, fermo al 16,5%. Tale sicurezza è allora frutto di una sconfitta già accettata o di un piano strategico ben preciso?
Considerando come una resa non sia nelle corde del Cavaliere, la sua sicurezza deriva dalla consapevolezza di poter conquistare, grazie al Porcellum, una parità in Senato tra maggioranza e  opposizioni atta a paralizzare, sostanzialmente, la prossima legislatura.

La legge Calderoli prevede infatti un conteggio regionale e non nazionale, con un premio di maggioranza atto ad assicurare, sempre su base regionale, il 55% dei seggi. Il  leader del PdL è consapevole, quindi, di quanto, insieme alla Lega, potrebbe in realtà vincere le elezioni anche perdendole. Dei 315 senatori, infatti, 73 sono eletti tra Lombardia e Veneto. In entrambe le regioni, in caso di alleanza, il PdL uscirebbe vincitore garantendosi, di partenza, già una quarantina di senatori.

In Lombardia, infatti, nonostante una Milano che ha abbandonato la Moratti per Pisapia ed è stata colpita dallo scandalo Pirellone, il PD, a livello regionale, non è riuscito a sfondare nei territori verdi. Di conseguenza i voti del Carroccio dichiarerebbero la partita chiusa ancor prima di aprirla. Il destino del Veneto, vero fortino del Partito di Maroni, sarebbe poi quasi scontato. Il calo di consensi che ha colpito le due formazioni e ha ingrossato le file del M5S è evidente, ma alle regionali venete del 2010 i punti di distacco dal PD erano più di 30, un divario comunque difficile da colmare.

Conquistando queste due regioni e contando sul quasi sicuro (anche se inferiore alle aspettative) successo di Grillo e della coalizione di centro si avrebbe, in caso di vittoria di Bersani, uno scenario di sostanziale parità, senza considerare il fatto che in altre regioni, come in Sicilia, la partita è fondamentalmente ancora aperta e i pochi punti di distacco tra la coalizione del PD e quella di destra potrebbero essere colmati nel mese a venire, come conseguenza dell’effetto Berlusconi.

Il Paese, a quel punto, sarebbe ingovernabile, o quasi. Bersani si ritroverebbe a dover costruire di volta in volta la maggioranza, ricercando voti anche nelle opposizioni e pregando che la diversità di vedute con SEL non sfoci in aperti contrasti. Per il leader della coalizione di sinistra, questo significherebbe dover perseguire delle vie di compromesso rispetto al suo programma, ancor più di quanto, probabilmente, non dovrebbe già fare a causa dell’ingombrante presenza di Vendola. Dall’altra parte, Berlusconi, avrebbe gioco facile. In caso di caduta anticipata della prossima legislazione il divario tra PD e PdL diminuirebbe notevolmente, aprendo ad un voto molto meno scontato di oggi. Certo, il rischio è che tutto questo vada a ingrossare ancora di più le file grilline e ad alimentare l’antipolitica. Un gioco pericoloso, dunque, ma che rappresenta, per il PdL, l’unica strada percorribile.

Andrea Viscardi

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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