Berlusconi, Piazza del Popolo e il solito show. Però…

24/03/2013 di Andrea Viscardi

Piazza del Popolo, PdL e Silvio BerlusconiL’incipit –In un mese intero dopo il voto, avete mai sentito Bersani pronunciare la parola “crescita”? Gli avete mai sentito pronunciare la parola “sviluppo”? Niente di niente, come se l’unico problema fosse solo quello di togliere di mezzo il signor Berlusconi”. Con queste durissime parole, Silvio Berlusconi, attacca – all’inizio del suo discorso in piazza del Popolo – il Segretario del Partito Democratico, accusato anche di inseguire i deputati del M5S. Quindi – per giustificare lo svenimento di una signora – lancia la battuta: “Ho parlato troppo di comunisti”. E’ il turno di Grillo, del quale attacca l’idea di decrescita felice, chiedendo alla piazza quante persone contente di impoverirsi avessero mai visto.

Il solito, grazie – In 2.53 minuti, insomma, il leader del PdL è riuscito a recuperare – sempre con grande impatto e innegabile maestria – tutte le tematiche che hanno fatto il successo della sua carriera politica. Comunismo, ipocrisia della sinistra, opposizione tesa a eliminare Berlusconi piuttosto che fare il bene del Paese. Non poteva mancare, quindi, anche l’argomento magistratura, dimostratasi troppo parziale, capace solo di buttare false accuse e fango. Verso i grillini, invece, sembra quasi indifferente. Per Berlusconi sono solo “turisti della politica”. La sua convinzione, sembra veramente quella di una comparsata del M5S nel mondo di Roma, ma nulla di più.

Banche e Stato – Nei primi tre minuti di discorso si può fare tranquillamente un sunto di quanto sostenuto dal leader del PdL negli ultimi anni. Nei circa quaranta minuti, poi, sono state affrontate due questioni di centrale importanza: banche e stato. Le prime – a suo dire – dovrebbero ricominciare a fare credito e concedere prestiti ai cittadini, il secondo, invece, a ripagare i debiti dovuti ai privati capaci di pesare e portare al fallimento, ogni anno, centinaia di aziende.

Demagogia al potere – E’ questo il primo pensiero che viene ascoltando il leader del PdL. Innegabile quanto, dal 1994, utilizzando le stesse strategie, riesca – rielaborandole, aggiornandole, innovandole – ad attirare l’attenzione e il consenso del popolo. Ma è solo questo? Grandissima abilità di comunicazione e occupazione dei media sono l’unico motivo dietro al successo di Silvio Berlusconi, o vi è qualcosa d’altro?

Efficacia – Ieri Flores d’Arcais, a riguardo, ha affermato come anche Hitler riempisse le piazze. Dimostrando un’altra volta quanto, una certa parte di intellettuali italiani, insisti su di una posizione di stallo mentale più degna della politica dei decenni andati che di oggi. Berlusconi riempie le piazze perché buona parte del popolo crede veramente esista un problema magistratura, buona parte del popolo è convinta che Berlusconi sia perseguitato e di essere perseguitata a sua volta da uno Stato inefficiente che fa pagare la sua incapacità al cittadino. Hitler, per rendere la nazione nazista, ha instaurato una dittatura. Berlusconi, dopo vent’anni, s’eppur con un andamento discontinuo, riscuote sempre un grandissimo successo, sempre stando, comunque si voglia dire, nei limiti delle regole democratiche.

Consapevolezza? – La politica tutta, oggi, invece di continuare a considerare il leader del PdL come problema principale dell’Italia odierna e futura (Bersani due giorni fa diceva “Grillo così riconsegna il Paese a Berlusconi” ), dovrebbero iniziare a pensare, con vent’anni di ritardo, il perché del suo grande successo. E capire i motivi degli elettori del PdL. Un successo non giustificabile solamente grazie alle televisioni e ai giornali. Un successo che è ora di smettere di ignorare. Perchè, caro Flores, i fenomeni peggiori della storia hanno avuto luogo quando sono stati sempre ignorati o sottovalutati dalle parti. E Berlusconi, comunque si voglia vedere, resta il principale ed unico  rappresentante di quelle milioni di partite IVA delle aziende familiari, storicamente motore dell’economia italiana. Se la convinzione, invece, continuerà ad essere quella di un Berlusconi come il primo, unico e indiscusso male dell’Italia e dei suoi “seguaci” come una sorta di ammasso di ignoranza, luoghi comuni e inferiorità intellettuale, allora, non si riuscirà mai a fare un passo avanti verso una nuova concezione della politica italiana. Anzi, il rischio è che prima o poi si arrivi veramente ad un punto di rottura della società italiana, la quale non brilla certo per unità.

Cambiamento – Quello che serve è una nuova riappacificazione nazionale. Non mi stancherò mai di scriverlo. Superare le logiche che hanno caratterizzato un Paese incapace – sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale – di ricucire gli strappi creatisi tra due parti ben distinte della propria società, creando, in definitiva, un sistema politico di opposizione. Dove l’opposizione non è solo tra idee e concezioni, ma anche tra il bene e il male, il giusto e il sbagliato, l’onesto e il criminale, i post fascisti e i post comunisti. Dove tutti sono capaci ad urlare, ma nessuno ad ascoltare. Altrimenti, di Berlusconi, ne vedremo molti e molti altri.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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