Non solo Berlusconi, il caso Lorenzetti e una storia tutta italiana

18/09/2013 di Giacomo Bandini

Maria Lorenzetti

Non solo e sempre Berlusconi – Nella prima seguitissima tappa riguardante la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore della Repubblica, si segnala un caso passato un po’ in sordina. Agli arresti domiciliari questa volta è finita una vera rappresentante della cosiddetta casta. Del Partito Democratico però. Si chiama Maria Rita Lorenzetti e molti la ricorderanno per essere stata il presidente della regione Umbria.

Una donna di partito e non solo – La zarina di D’Alema. Così è stata soprannominata in un periodo in cui anche nel centrosinistra i vertici donna scarseggiavano e in cui, per arrivare in cima alla piramide del potere bisognava essere davvero delle specie di Margaret Thatcher dei poveri. E nel ruolo la Lorenzetti si è calata alla grande. Un cursus honorum classico: militante comunista, assessore comunale, sindaco, parlamentare e presidente della regione. Fino all’altro ieri era in cima ad Italferr, una delle numerose e svariate società pubbliche che fanno capo a Ferrovie dello Stato e che si occupano di alta ingegneria nei progetti Tav. Al vertice ci è arrivata grazie al governo avversario, quello di Berlusconi nel 2010, ma il suggerimento e la vera spintarella partono da Massimo D’Alema.

Lorenzetti, arresti domiciliariIl bene pubblico privato – Nella gestione di una società pubblica come Italferr il gioco risulta fin troppo facile. Posizionata alla guida dal partito, come per centinaia di enti pubblici e anche banche private – Mps dovrebbe evocare qualche vivo ricordo – lasciata libera di gestire i propri interessi e addirittura tutelata dalle strutture democratiche. E così avviene. In poco tempo il bene pubblico che Italferr dovrebbe tutelare ed anzi sviluppare diventa un bene privato. Da scambiare e usare per accumulare ancora più benefici personali.

L’intramontabile giochetto – Ed è così che viene costituita una Commissione tecnica fasulla, come tante altre in seno allo Stato, costituita da ingegneri ed esperti voluti dal partito, i controlli vengono aggirati con la complicità dei relativi addetti  e c’è pure pane per il marito della Lorenzetti. In sostanza, i tecnici emanavano sempre pareri favorevoli per la rete Tav umbra, anche se di mezzo c’era una scuola, i funzionari pubblici erano stati corrotti per falsificare i documenti e le idoneità e infine gli appalti di costruzione e progetto erano stati assegnati a società amiche. Compresa una delle tante cooperative “rosse”.

Partiti e nomine, il male del Paese – La domanda che sorge spontanea e che, a dire il vero, rende la situazione ancor più triste vene è perché partiti e organizzazioni di parte continuino imperterrite a nominare persone a destra e a manca, con il solo criterio della fedeltà e nonostante l’evidente fallimento di tale consolidata pratica. Ecco allora che emerge il vero ostacolo alla crescita di un Italia in ginocchio. Ridotta allo stremo dalle stesse forze preposte dalla Costituzione, la più bella del mondo dicono, per organizzarne la vita sociale e politica. Non mancano dunque solo le riforme e il buonsenso. Mancano le fondamenta.

Una lotta fittizia? – Quella narrata in queste righe è la più classica ed emblematica storia di un intero Paese. Ma non deve smettere mai di stupire, poiché se questa è diventata la normalità la tendenza è ovviamente da invertire. Non esiste qui la differenza fra un Berlusconi e un D’Alema, fra un Maroni e un Di Pietro. E dunque per cosa si combattono destra e sinistra, Pd e Pdl? Per gli ideali, per i valori o per il mantenimento di un sistema? Se la risposta fosse quest’ultima allora è come se avessero sempre combattuto per finta, e il solo pensiero mette paura. E allora è meglio non pensare e parlare della decadenza di Berlusconi, almeno in questo caso si sa già come andrà a finire.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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