Berlusconi e lager, il boomerang dell’opposizione

28/04/2014 di Eleonora Pintore

Berlusconi, i tedeschi e i campi di concentramento

Settimana scorsa lo scenario politico venne travolto dall’oramai famoso post di Grillo, nel quale il leader del M5S parafrasava le parole di Primo Levi, attaccando avversari politici e gli ignavi che non li condannavano. Neanche una settimana e ieri arriva una nuova uscita inopportuna. Questa volta di Silvio Berlusconi.

Kapò e lager. Tutti ricorderanno come, nel 2003, durante una seduta del Parlamento europeo, l’allora Presidente del Consiglio suggerì all’eurodeputato Schultz di candidarsi per il ruolo di kapò in un film sui lager nazisti, suscitando lo sdegno dei presenti. Ieri, durante la presentazione dei candidati di Forza Italia per la circoscrizione nord-ovest, non ha mancato di ricordare l’episodio e la reazione dell’allora deputato, al quale – a suo dire – rivolse semplicemente una battuta, che venne pero fraintesa dai tedeschi, poichè “secondo loro i campi di concentramento non ci sono mai stati”

Martin SchulzReazioni. L’eurodeputato spagnolo Enrique Baròn, nel 2003, chiese al Presidente Berlusconi di ritirare le sue parole “in virtù di quei valori che condividono tutti gli Europei”. Non sono meno forti le condanne che oggi provengono dai leader dei partiti europei: il presidente del Partito socialista europeo, Sergei Stanishev, ha chiesto ad Angela Merkel e al candidato del Ppe Claude Junker l’immediata condanna delle offese che Berlusconi ha rivolto all’intero popolo tedesco, mentre Hannes Swodoba, presidente dell’S&D, sostiene addirittura che, dopo quanto accaduto ieri, FI non possa più stare nel Ppe.

Caduta di stile. Accostare la figura dell’avversario politico al nazismo, non è solo offensivo ed immorale, ma profondamente scorretto nei confronti dell’elettorato: nell’immaginario collettivo, le frasi di Primo Levi sono associate ad una delle più gradi tragedie della storia europea. Utilizzarle in un ambito come quello politico-elettorale significa essere disposti a perdere il senso della gravità, evocando e sfruttando lo sdegno e la rabbia associati allo sterminio di otto milioni di persone. Allo stesso modo l’infelice battuta pronunciata ieri da Berlusconi, è un qualcosa che l’opinione pubblica dovrebbe respingere non solo perché inappropriata, ma perché manipolatoria: non è ne la critica di una proposta politica, né la condanna di un azione motivata, ma semplicemente una battuta di pessimo gusto, una reminiscenza storica capace di colpire la pancia, piuttosto che la testa, degli elettori ostili a Berlino.

Ripercussioni interne al PPE? Le coalizioni, in Europa, si costruiscono su base ideologica, non nazionale, e una frase di questo tipo, contro gli alleati tedeschi del PPE, avrà effetti dannosi a livello di cooperazione post elettorale. Come potranno gli eletti della destra europea collaborare seriamente con chi li ha offesi? Come è possibile pretendere rispetto in europa se lo rinneghiamo agli altri paesi? Se FI vuole appartenere al gruppo del Ppe, sapendo che entrambi hanno bisogno l’uno dell’altra per sopravvivere, Berlusconi dovrebbe evitare di imbarazzare il suo stesso partito: la sinistra europea ha colto la palla al balzo per metterli in difficoltà.

La situazione di FI. Secondo il sondaggio sulle intenzioni di voto di Ixè, FI il 24 aprile si trovava al 17,5%, inferiore di ben dieci punti percentuali al M5s, e di quasi quindici al PD. Resta da stabilire quanto, le provocazioni di Berlusconi, programmate o meno, possano coccolare il malcontento anti-Germania. Ma l’elettorato di FI dovrebbe pretendere chiarezza: i deputati che saranno eletti siederanno fianco a fianco ad Angela Merkel, dato che i cristiano-democratici tedeschi appartengono allo stesso gruppo dei candidati di Silvio.

Il nostro paese, con tutti i sacrifici che ha dovuto sopportare per riabilitarsi sulla scena internazionale, non può essere tenuto sotto scacco dalle gaffe della campagna elettorale: la critica e il confronto sono la base della democrazia, le offese la denigrano e basta e hanno solo l’effetto di diminuire la rilevanza del nostro paese in Europa. In un modo o nell’altro, gli insulti ci danneggiano, ritornando indietro, come un boomerang.

 

 

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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