Berlusconi e decadenza, punto di non ritorno?

04/10/2013 di Giacomo Bandini

Decadenza Silvio berlusconi

La decadenza – Come prevedibile non è bastato a Silvio Berlusconi “fare il bravo”, nella travagliata giornata di mercoledì, sorprendendo tutti e dichiarando la sua intenzione di voto favorevole al governo Letta. Alle 16 e 30, infatti, la Giunta ne ha decretato, mancava solo l’ufficialità, la decadenza da senatore, con una formula che odora molto di ennesima sentenza: «Decidiamo a maggioranza di proporre all’assemblea del Senato di deliberare la mancata convalida dell’elezione del senatore Silvio Berlusconi».

Silvio Berlusconi
Berlusconi decaduto, ma non è la sua fine

Il solito folle Crimi – A nulla sono valsi i tentativi di annullare la riunione del concilio ristretto da parte di Renato Schifani dopo che Vito Crimi non ha saputo trattenersi dall’insultare ancora una volta il nemico, ovviamente in Rete, protetto dietro uno schermo. “Silvio non mollare? Spero non intenda: non rilasciare peti e controlla l’incontinenza”, questa una delle frasi incriminate che ha allarmato per brevi istanti le parti politiche e ha alimentato le proteste del portavoce del Pdl. Inascoltate dal presidente Grasso, limitatosi a garantire successivamente una dovuta indagine.

Gli schieramenti in campo – Le forze politiche in Giunta si sono dunque presentate nettamente divise. Contro il Cavaliere tutto l’arco di centrosinistra, il M5S e Scelta Civica. Dall’altro lato della barricata si trova, invece, il Pdl, compatto nel denunciare l’irretroattività della Legge Severino e la conseguente inapplicabilità nel caso di Silvio Berlusconi, condannato per reati commessi precedentemente alla sua entrata in vigore. In ogni caso la palla passa ora al Senato che, entro 20 giorni, dovrà deliberare in merito.

La fine, mai – Un’altra sconfitta per l’uomo politico ed economico più influente della Seconda Repubblica. Ma non l’ultima e non quella definitiva. Nonostante le descrizioni di tutto l’universo mediatico, tranne dei giornali amici, narranti una persona stanca e senza bussola, pronta al suo definitivo abbandono del palcoscenico, Berlusconi non è affatto un uomo finito. Anzi.

Il Cavaliere infinito – In primo luogo va considerato che, la dipartita dalle Aule Parlamentari, non rappresenta una dipartita dalla scena politica. Spesso il poter agire all’esterno di questi intricati palazzi ha rappresentato la fortuna di molti uomini. A ciò va aggiunto il fatto che, una sua scomparsa mediatica, non è ipotizzabile. Lo stile con cui è riuscito a strappare un “grande”, per quanto ironico, al solitamente pacato Letta, rimarrà nella storia politica. Se, quindi, dopo vent’anni riesce ancora a stupirci, non sarebbe comprensibile un suo stop definitivo. Considerando poi un’innata vocazione per i riflettori pare proprio impossibile.

Meno tasse, più voti – Agganciata al discorso segue una riflessione su potenziali futuri strappi col governo Letta. Quanto è vero che in questa tornata è stato costretto a sostenerlo, sono altrettanto sicuri possibili contrasti nei prossimi mesi. Magari quando i suoi personali sondaggi lo daranno in consistente vantaggio e alcune decisioni impopolari ne alimenteranno la figura di tax-enemy, in Italia garanzia di voti facili e in passato di vittoria sicura. Pdl permettendo.

La destra anomala – Terzo punto fondamentale riguarda, appunto, il suo partito. Le minacce di divisione rimangono, ma bisogna valutarne attentamente l’effettività e i vantaggi elettorali. Alfano è riuscito ad emergere come figura primaria e non più come galoppino, ma non sarà mai un leader alla Berlusconi. Quest’ultimo è l’unico a mobilitare un numero consistente di elettori attaccatissimi alla sua figura. Il centrodestra italiano è una vera anomalia e ha bisogno di lui per proseguire il suo cammino su strade sicure. Silvio invece necessita ora di Alfano e dei separatisti per ricomporre eventuali gravi fratture e presentarsi compatti alla prossima tornata, evitando, magari, che dopo la nascita di Forza Italia continui ad esistere un Pdl in contrasto con il suo ex leader.

Ed è così che si delinea la verità su Berlusconi: tutti lo vogliono cacciare, ma tutti hanno bisogno di lui per tenere in piedi la baracca. E il Paese, visto che non se ne parla da un po’, di cosa ha bisogno?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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