Berlusconi e il rifiuto del confronto elettorale, una mossa politica

01/02/2013 di Luca Andrea Palmieri

Berlusconi, comunicazione

Berlusconi ha fatto ancora una volta saltare il banco. Il confronto televisivo sulla Rai tra lui e gli altri candidati premier non si farà. L’occasione di avere nello stesso studio Berlusconi, Bersani, Monti, Grillo, Ingroia e Giannino pare dunque saltata, per l’opposizione del Pdl.

La motivazione addetta dalle alte sfere del centro-destra è che sarebbero violate le norme del regolamento per la par-condicio della vigilanza Rai, che prevedrebbero che solo i leader di coalizione possano partecipare un confronto. Tant’è che Berlusconi si è detto inizialmente aperto a un confronto solo con Bersani e Monti, a cui è seguito un possibile allargamento ad Ingroia; veto assoluto per Grillo e Giannino.

Ma la cosa appare strana, in quanto l’art. 4 comma 4 del suddetto regolamento autorizza la partecipazione ai programmi di informazione politica non solo alle coalizioni, ma anche alle liste di candidati il cui simbolo è presente in ambiti territoriali tali da coprire almeno un quarto della popolazione: quantità abbondantemente coperta sia dal leader carismatico del Movimento 5 Stelle che da quello di Fare per Fermare il Declino.

La reazione di Bersani non si è fatta attendere: il leader del Pd ha dichiarato che parteciperà solo laddove siano presenti pari condizioni per tutti i candidati, ricordando l’esperienza delle Primarie. Ha, tra l’altro, proposto Sky come terreno del confronto, in quanto non legata alle regole Rai. Ma il Pdl ha rifiutato anche questa opzione.

Perché un rifiuto così netto? Berlusconi sa che la rimonta non è ancora finita, e conosce benissimo il suo palcoscenico ideale: uno in cui lui è l’attore solista, o quantomeno ha la possibilità di essere protagonista indiscusso. Le sue capacità retoriche gli permettono di eccellere soprattutto quando ha campo libero, o il suo avversario non ha le capacità di pareggiarlo in quanto ad eloquio. Una situazione del genere potrebbe verificarsi con i soli Bersani e Monti.

Da un confronto a coalizioni allargate invece Berlusconi avrebbe solo problemi: in primis perché il suo tempo di parola, compreso delle tipiche “invasioni” degli spazi altrui, risulterebbe ridotto. In secondo luogo perché c’è un rischio serio che si crei una vera e propria coalizione contro di lui. Bersani è il suo avversario politico più diretto. Monti ha reso assolutamente esplicito di non apprezzare il suo centro-destra, senza contare che il suo bacino di voti potenziali più importante è proprio quello del Pdl. Lo stesso vale per Oscar Giannino, che per quanto non abbia una grande visibilità mediatica è un oratore efficace e spontaneo, non nuovo a colpi di teatro (come il recente “incatenarsi” contro la pressione fiscale). Grillo sicuramente sparerà contro tutto e tutti, e la sua verve comico/ironica toglierebbe spazio all’ironia di cui il Cavaliere ha sempre fatto uso in campagna elettorale. C’è infine Ingroia, che paradossalmente potrebbe risultare l’avversario meno problematico, nel caso fosse intento a polemizzare più con il leader Pd in uno scontro interno al variegato popolo di sinistra. Una situazione del genere potrebbe creare parecchi problemi a Berlusconi: alla difficoltà di impostare il suo classico uno contro uno, si aggiungerebbero gli assalti contro di lui. E cinque avversari informati, pronti a sciorinare dati contro la sua esperienza di governo e le sue proposte potrebbero avere una certa presa sull’elettorato.

Visto quanto appena detto, non stupisce minimamente la mossa di Bersani: un confronto allargato avrebbe si le sue problematiche, soprattutto davanti al possibile fuoco incrociato di Ingroia e Grillo. Ma c’è sempre l’opzione dell’assalto al Cavaliere. Senza contare che il Pd, in questo caso, pare avere imparato dall’esperienza passata: quando nel 2006 Prodi accettò il confronto televisivo con Berlusconi, il leader dell’Unione soffrì molto la sua povera capacità oratoria: dopo un dibattito totalmente sulla difensiva, il

colpo finale dell’annuncio dell’abolizione dell’ICI fu l’apripista per il recupero clamoroso che portò il governo di centro-sinistra a non avere la maggioranza stabile con cui governare. Bersani sa bene di non avere i tempi e il linguaggio televisivo del leader del centro-destra. E sa di non poter fare totale affidamento su Monti, altro personaggio dalla parlata non certo incalzante.

Appare così naturale la decisione di puntare su un confronto allargato. Potrebbe così riprendere con più facilità l’immagine “rassicurante” già utilizzata durante le primarie, e, con un po’ di fortuna, portare avanti l’atteggiamento di critica nei confronti del centro-destra che accomuna un po’ tutti i leader. Risulta quasi sorprendete che non siano partite critiche, soprattutto alla luce del rifiuto del Pdl, contro la stessa presenza di Berlusconi al confronto. Il centro-destra alla fin fine non è ancora sicuro di chi sarà il suo candidato premier in caso di vittoria elettorale. Berlusconi ha già dichiarato che dovrebbe essere Alfano, quantomeno per tenere buona la Lega, il cui elettorato non ha più grande amore per il Cavaliere. Perché dunque, secondo i ragionamenti fatti fino ad ora, non dovrebbe essere il “delfino” a presentarsi all’ormai ipotetico confronto?

Comunque sia, la campagna elettorale è anche questo: dietro a discorsi su regolamenti, democrazia e pluralismo vi è sempre molta, moltissima strategia; inevitabile aggiungerei, data la posta in palio. Fatto sta che, nel mix tra bagarre generale e incertezza altissima, un confronto diretto tra i candidati sarebbe importante. Dovrebbe essere ovviamente tra tutti, con domande concrete e ben studiate (non sempre presenti nelle ultime esperienze) che permettano di confrontare i programmi, andare in profondità, fare capire la visione non solo di breve, ma anche di medio e lungo periodo; la possibilità del confronto diretto delle idee, in campagna elettorale, ad avviso di chi scrive è doverosa per tutti i cittadini, al di là di ogni strategia politica.


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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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