Berlusconi e la comunicazione politica: come lui, in Europa, nessuno.

11/12/2012 di Andrea Viscardi

Berlusconi, comunicazione
L’ex Presidente del Consiglio

Il ritorno del Cavaliere di Arcore ha portato ad una serie di reazioni di ogni tipo da parte dei personaggi potenzialmente più odiati da una parte non indifferente degli italiani. Lui non solo ne è consapevole, ma tale elemento è essenziale nella sua strategia per riconquistare parte della base elettorale persa. Nel frattempo, in Europa, nè Schultz nè la Merkel si accorgono di fare il gioco dell’ex premier e si lasciano andare a dichiarazioni pesanti per quanti credono che la scelta del governo dovrebbe essere una questione puramente interna allo Stato, dichiarazioni, tra l’altro, amplificate dai media nazionali.

Sembrava un tentativo disperato quello di Berlusconi, un ultimo battito d’ali prima dell’inevitabile declino susseguente a uno scontato fallimento elettorale. I sondaggi immediatamente successivi hanno confermato in realtà quanto previsto, con un crollo del PdL al 12-13% e una perdita di circa il 2% rispetto a quelli di poche settimane fa, quando la possibilità delle primarie era ancora realtà. Siamo sicuri, comunque, che la tendenza verrà confermata nel corso di dicembre e gennaio? Non darei la risposta per scontata. Berlusconi non è mai stato uno sciocco: ogni mossa che ha fatto, soprattutto nell’ambito delle strategie di comunicazione e nelle tempistiche, l’ha fatta con senso di causa, uscendone, quasi sempre, vincente. Il declino di voti (ulteriore) del suo partito è dovuto all’impatto che una sua ricandidatura ha significato per quanti sostenevano l’esigenza di cambiare, in un momento caratterizzato dal successo delle primarie del PD e dagli scontri interni tra i vertici del Partito stesso.

Questo era prevedibile. Quello che in pochi riescono a capire è quanto la strategia di Berlusconi, abbia appena avuto inizio e, in questi pochi giorni, la sua attuazione non può certo essere definita fallimentare. Il Leader del PdL ha in mente di puntare fortemente verso due questioni: quella europea e quella di rinnovamento del partito. Il secondo punto è quello più semplice e ovvio da analizzare. Lui è tornato perchè il Partito non era in grado di andare avanti da solo, perchè mancavano personalità capaci e carismatiche. Quindi la sua responsabilità è di salvarlo e rinnovarlo, di trovare alternative capaci a chi ha avuto la possibilità di andare avanti senza essere in grado di farlo. Un po’ il motivo sempre addotto, nei confronti dell’Italia, come causa della sua candidatura nel 1994.

Il secondo punto, invece, è più subdolo e meno evidente. Berlusconi sa perfettamente quanto, nell’ultimo anno, il governo Monti abbia dato vita a forti malumori e come questi, in una parte significativa della popolazione, si siano trasformati in un odio verso l’UE, le sue istituzioni, i suoi esponenti e verso la Germania. Sino ad oggi, questi malumori, non sono stati raccolti dal PdL. Molti hanno quindi deciso di entrare nell’area di influenza grillina, altri, contrari all’antipolitica, fanno parte oggi di coloro che non voteranno o risultano ancora indecisi. Per attrarre la loro simpatia, Berlusconi, deve attuare una strategia indiretta: non può liberamente attaccare l’Unione Europea e svincolarsi dalle sue Politiche, se non  con qualche dichiarazione in pieno stile berlusconiano, come quella sullo spread. Deve quindi  far sì che il favore degli euro-delusi nei suoi confronti sia causato dalla reazione dell’Europa stessa alla sua ricandidatura, con successiva amplificazione di tale situazione sui media nazionali.

In questo Berlusconi ha già vinto. Nell’arco di una settimana, prima Schultz, quindi Angela Merkel, sono caduti perfettamente in questa trappola e hanno attaccato il leader del PdL. Le loro dichiarazioni alimentano, da un lato, il populismo di chi ritiene l’Italia un soggetto alla totale mercé dell’Unione. Dall’altra sottolineano un interventismo negli affari politici interni italiani che appare, anche a molti cittadini “europeisti”, illegittimo, quantomeno nei modi. Per alcuni, magari quelli meno informati, tale reazione può essere interpretata anche come una manifestazione di paura della Germania per un Italia che, con il PdL al governo, tenterebbe di contrastare il germanocentrismo tedesco in Europa, cosa che, infatti, Berlusconi ha immediatamente sottolineato. Il titolo apparso oggi pomeriggio sul sito di un noto giornale nazionale (Merkel: stop a Berlusconi) e poi improvvisamente scomparso, insieme a quelli degli scorsi giorni, non fanno che amplificare ulteriormente tale situazione, facendo sorridere l’ex Premier che, a livello di strategie di comunicazione sta impartendo lezioni ad un Europa che non si è nemmeno accorta di essere caduta nella sua rete.

Andrea Viscardi

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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