Berlusconi annuncia il dopo-Forza Italia: cambierà qualcosa?

22/05/2015 di Luca Andrea Palmieri

Non sarà un “Partito dei Repubblicani”, ed il successore di Berlusconi lo sceglierà Berlusconi stesso. Ma è difficile credere che potrà esservi un vero cambiamento di rotta

Dopo un’inerzia durata mesi – per non dire anni – si muove qualcosa in Forza Italia. Il principale partito del centro-destra italiano, la creatura tanto amata e tanto amara, soprattutto negli ultimi tempi, di Silvio Berlusconi, ha passato l’ultimo periodo ad assistere alla sua stessa erosione, lacerata da divisioni interne, dalla progressiva perdita di elettori e dall’immobilismo di un leader schiacciato dall’indecisione, dal peggior clima politico che abbia mai dovuto affrontare ed anche dall’età che avanza, che ne limita sempre più forze ed efficacia.

Probabilmente non è un caso che nel suo ultimo annuncio, quello che smuove le acque, si parli, in sostanza, di una nuova fine della sua carriera politica. Arriverà un nuovo partito di centro-destra: la rediviva Forza Italia, dunque, non affronterà nemmeno un’elezione nazionale. “Sarà un movimento che abbraccerà tutti i moderati italiani”, ha dichiarato l’ex Cav. all’inaspettata cornice di Canale 21 (un contesto inaspettatamente modesto, forse di preparazione per l’annuncio ufficiale, per quanto le dichiarazioni siano state riprese subito dalla sua Canale 5), e che “non sarà guidato da me, ma da un mio erede. Chi sarà questo erede politico? Ci sono due o tre persone che potrebbero prendere il mio posto di leader del movimento, ma di sicuro non ci saranno primarie all’interno di Forza Italia”. D’altronde “grandi leader come De Gasperi, Craxi e Berlusconi” (da notare gli accostamenti) “non sono mai passati per le primarie”.

Non sarà un “Partito dei Repubblicani”, ed il successore di Berlusconi lo sceglierà Berlusconi stesso. Momento effettivamente ideale per una scelta di questo tipo: con tutte le tensioni che scuotono le alte sfere del partito berlusconiano, dopo le uscite di Alfano prima e di Fitto poi (e chissà che l’abbandono di quest’ultimo non abbia influito sulla scelta di fondare un nuovo soggetto politico), nessuno vorrà, o avrà la forza di mettere in dubbio le decisioni di quello che, volenti o nolenti, è l’unico leader ancora riconosciuto del centro-destra nazionale. Il dubbio è se il nuovo “delfino” riuscirà ad esser riconosciuto ed accettato dalla fitta schiera di luogotenenti berlusconiani: un riconoscimento che Angelino Alfano, a suo tempo, non è mai riuscito ad ottenere.nico leader ancora riconosciuto del centro-destra nazionale. lo so politico), nessuno vorrà, o avrà la forza di mettere in dubb

Inutile dire che è difficile aspettarsi davvero un cambio di rotta nella politica berlusconiana, e non è che lo stesso Berlusconi abbia annunciato davvero passi in questo senso. D’altronde, nella stessa intervista, i temi portati avanti sono quelli di sempre. In vista delle elezioni Regionali, importantissime per la salvezza politica di quest’ultimo (a quanto pare) scampolo di Forza Italia, l’ex Cav ha parlato del solito incubo sinistra, che dove ha governato “ha alzato le tasse”, e “ha preso tutte le poltrone e anche gli strapuntini”. E’ per questo che Berlusconi dice: “ Sento il dovere di mettere a disposizione del Paese che amo, le mie esperienze di uomo di Stato e, perché no, di imprenditore”. Un discorso lievemente aggiornato, ma che potrebbe benissimo, senza che nessuno se ne accorga, sovrapporsi all’audio del famoso annuncio del 1994.

Quello nuovo sarà un “movimento” (scelta lessicale alternativa, o seguito di una certa “moda” pentastellata?) che dovrebbe abbracciare “tutti i moderati”: una storia già sentita in tutti i “re-branding” guidati dall’ex Cav., compreso l’ultimo di Forza Italia. Evidentemente, lo dicono anche i sondaggi, la mossa di tornare al marchio della sicurezza e delle grandi vittorie elettorali non ha pagato, e non paga più la stessa figura dell’ex premier. Che si trova schiacciato tra due leader, Renzi e Salvini, che, seppur con stili completamente diversi, sono accomunati dall’età relativamente giovane e da un metodo comunicativo energico con cui Berlusconi non ha più la forza per competere a piena forza nel caos e nei ritmi serrati di una grande campagna elettorale.

Probabilmente la scelta del nuovo partito nasce da qui. L’alveo moderato di centro-destra ha bisogno di un ennesimo rinnovamento totale, oggi più che mai, se vuole competere con chi gli ruba voti, da destra e dal centro. Ergo, ecco il colpo di ramazza su un’immagine irrimediabilmente erosa: via il simbolo, via il nome, via lo stesso Berlusconi. Se poi, sotto il tappeto, rimarrà la polvere di una dirigenza che negli ultimi anni non ha fatto altro che litigare, non c’è dubbio che lo scopriremo presto.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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