Benvenuti in Casa Vianello, il Parlamento e l’anno 2000

06/02/2014 di Andrea Viscardi

Politica, Italia

Che barba, che noia, che barba che noia. Era questo uno dei tormentoni della televisione italiana degli anni ’90, portato alla ribalta da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, due fuoriclasse del piccolo schermo. Casa Vianello si basava su alcuni piccoli punti, ma il filo conduttore, quello che faceva accendere la televisione a tutti, erano i fantastici battibecchi tra i due coniugi e le situazioni assurde che si venivano a creare in quella casa. Però, nel concreto, lo spettatore vedeva solamente quell’aspetto. Non sapeva in che modo i due portassero avanti la baracca, non avevano alcuna idea degli aspetti e delle dinamiche un po’ più serie che esistono all’interno di una famiglia. Ci mancherebbe, era una sit-com.

Il problema è che, questa sit-com, sembra oggi essere divenuta il Parlamento. E non vogliamo, con questo, riferirci alla bagarre M5s, ma fare un discorso ben più ampio e generale, di cui i media hanno una grandissima fetta di colpa.  La vita politica importante non è tanto quella del fare, quanto quella del battibecco, dello scontro. Prendiamo, ad esempio, il decreto svuota carceri (d.l. n.146/2013, G.U. n.300 del 23 dicembre 2012). Più di un mese che se ne parla, più di un mese che si capisce poco o nulla. Nella giornata di ieri, ad esempio, solo una testata è riuscita a riportare un’analisi più o meno completa del testo. Tutti gli altri si concentravano, soprattutto, sulle manette sventolate da Buonanno. Ancora ieri, lo stesso è accaduto con la questione terra dei fuochi. Un decreto da tramutare in legge di primaria importanza ambientale e sociale, di cui, a meno che non si vada ad analizzarne il testo, l’unica cosa che si comprende con chiarezza è che il M5s ha votato contro, senza neanche carpirne il perché. Per non parlare di Bankitalia, un argomento capace di avere il giusto risalto solo negli ultimi dieci giorni prima del voto, senza, comunque, che nessuno riuscisse a spiegarne il contenuto in modo chiaro e  preciso. Gli italiani, de facto, non hanno idea di cosa accada, in concreto, in Parlamento. E nessuno fa nulla per farglielo sapere.

Politica, ItaliaPoca chiarezza, poca volontà di approfondire, grande attenzione allo show. In questo modo i media e le testate nostrane tentano di portare nelle case degli italiani la politica, affrontando in modo marginale e poco dettagliato l’aspetto contenutistico e scendendo, invece, nei minimi dettagli di uno scambio di insulti o delle tensioni tra le forze politiche. La spettacolarizzazione di un fenomeno che dovrebbe essere affrontato nel modo più serio possibile. Tutto questo, nel frattempo, crea anche un bello scudo ai nostri eletti, che possono vantarsi di essere giunti al punto più basso di discorso economico e politico nella storia della Repubblica Italiana. Tutto bloccato, un anno in cui si doveva cambiare tutto e non si è cambiato nulla. Ma questo – nel momento più grave del nostro Paese da quarant’anni a questa parte – passa in secondo piano, in pochi sembrano farci caso.

E così, mentre qualcuno si reca tra gli sceicchi e torna vincitore di un’elemosina di 500 milioni, gli italiani restano attaccati al monitor per vedere cosa farà Belsito, pronti ad accogliere l’ennesima nomination di Berlusconi ed in trepidante attesa di un Di Battista o un Di Maio capaci di alzare la voce e creare un po’ di vivace scontro, che non fa mai male. E’ questo ciò che interessa veramente alla maggioranza dei giornalisti odierni,  capace di integrarsi alla perfezione con le nostre imperfezioni e criticità istituzionali e politiche. Così si diseduca il cittadino, si toglie parte della possibilità di questi di esprimere giudizi basati su dati concreti e, di conseguenza, si influenza negativamente il processo di voto, che dovrebbe essere l’apice di un processo giudicante nei confronti delle forze politiche. E così appare normale che chi, chiuso in una casa,  raccontava a 10 milioni di Italiani le sue esperienze e le sue perversioni sessuali (leggasi Rocco Casalino) diventi l’annunziatore di una proposta di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. Tanto, alla fine, tra il modo di vedere il Grande Fratello e il Parlamento, in Italia, c’è tutta questa differenza?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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