I beni confiscati: come gestirli?

25/04/2016 di Lucio Todisco

Tre esperti hanno discusso a Napoli le questioni principali riguardanti la gestione dei beni sottratti alle mafie. Dalla collaborazione con il mondo sano dell’imprenditoria alla profittabilità delle aziende confiscate, passando per il ruolo degli amministratori giudiziari, uno spaccato su una realtà importante per la lotta alla criminalità organizzata.

Nell’ambito del ciclo di attività riguardanti le tematiche del sociale, i Rotaract Club Napoli Castel dell’Ovo, Rotaract Napoli, Rotaract Club Napoli Nord, Napoli Posillipo e Pozzuoli hanno organizzato un workshop su un tema centrale nel nostro paese nella lotta alla criminalità organizzata: quello dei beni confiscati. L’incontro, tenutosi presso la Casina Pompeiana alla Riviera di Chiaia a Napoli, era intitolato “Beni confiscati: le novità normative, la gestione e le strategie di riutilizzo sociale”.

L’obiettivo del workshop era quello di discutere del tema con chi lavora da anni nel mondo della giustizia e dell’università in quest’ambito, per comprendere il fondamentale meccanismo di sequestro e riutilizzo nel sociale di quei beni prima nelle mani delle mafie. L’incontro ha visto la partecipazione di importanti relatori del mondo della giustizia e dell’università: il Prof. Roberto Vona, Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II; il Dott. Giandomenico Lepore, già Capo della Procura della Repubblica di Napoli; la Dott.ssa Angelica Di Giovanni, Presidente f.f. Tribunale di Sorveglianza di Napoli e il Dott. Vincenzo Laudiero, Dottore Commercialista. Presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli. A moderare gli interventi il giornalista economico Enzo Agliardi.

La collaborazione con gli imprenditori, il ruolo della Magistratura – La lotta alla criminalità che si fa impresa passa soprattutto dalla collaborazione con le realtà imprenditoriali sane del luogo. E’ proprio su questo punto che si è focalizzato l’ex capo della Procura della Repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore che ha voluto sottolineare un punto centrale della sua attività alla guida della Procura partenopea quello di un’attività di sinergia con la Confindustria di Napoli, attraverso un protocollo d’intesa volto a instaurare buone pratiche di collaborazione sul tema della legalità e soprattutto per intervenire a sostegno di quelle aziende in crisi che sono maggiormente nel mirino della criminalità. Il rapporto tra le leggi in materia dei beni confiscati e la magistratura è stato il tema sul quale si è soffermata la Dott.ssa Di Giovanni, Magistrato f.f. presso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli. Come poter rendere maggiormente efficace l’attività della Magistratura nell’attività di confisca? Secondo la Dott.ssa Di Giovanni, uno spunto normativo di particolare interesse al fine di accrescere l’efficacia dell’attività della magistratura sarebbe quello di affidare ai magistrati di sorveglianza le attività di confisca.

Uno degli altri temi centrali di discussione nell’ambito dell’attività di confisca delle aziende in mano alla criminalità riguarda i PM e l’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Il loro ruolo dovrebbe essere esclusivamente quello di conservazione dell’impresa confiscata, non può diventare una attività imprenditoriale vera e propria. Inoltre, bisogna fare chiarezza sul ruolo dell’amministratore giudiziario; se è legale rappresentante dell’azienda confiscata o esclusivamente un gestore. E’ su questo punto che si è voluto concentrare il Dott. Vincenzo Laudiero, dottore Commercialista che da anni collabora con i Pubblici Ministeri nelle attività di sequestro e confisca. Innanzitutto uno degli aspetti più importanti da normare è quello riguardante la creazione di un vero e proprio albo ed una normativa sugli amministratori giudiziari che ad oggi ancora non c’è. E’ da Napoli che partì un protocollo d’intesa con la Procura della Repubblica dello stesso capoluogo campano, che ha portato ad un elenco di amministratori giudiziari che possono essere contattati per le attività di collaborazione con la Magistratura. Il compito che l’amministratore giudiziario può svolgere, in questo contesto, è quello di riportare alla legalità l’impresa, ma non di avviare politiche imprenditoriali, che non rientrano nel suo bagaglio di attività.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate al Prof. Roberto Vona, docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che da alcuni anni organizza presso lo stesso ateneo il “Laboratorio di Economia e Management delle Imprese Criminali”, un ciclo di seminari a cadenza settimanale. Su questo tema, il Professor Vona ha voluto sottolineare come debba cambiare la visione del concetto di profittabilità del bene che viene confiscato, che è di particolare difficoltà realizzativa per chi non ha gli strumenti imprenditoriali per perseguirla. Bisogna dunque immaginare altre attività per rimettere in piedi quelle aziende che veramente erano operative e non soltanto scatole vuote usate dalla criminalità per le loro attività di riciclaggio. Ad esempio si potrebbero immaginare misure di sequestro sulle quote, in modo tale da rendere possibile la partecipazione successiva di altri imprenditori e nel frattempo operare a monte dell’investigazione.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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