Benedetto IX, tre volte Papa

23/08/2015 di Davide Del Gusto

Figura decisamente controversa del Medioevo romano, Teofilatto dei conti di Tuscolo fu Papa per tre volte nella sua vita col nome di Benedetto IX. Odiato dai suoi contemporanei, solo alla sua morte la Chiesa di Roma avrebbe finalmente dato avvio ad una fondamentale stagione di riforma.

Benedetto IX

Pur essendosi dissolto in tempi relativamente brevi e per molteplici cause, l’Impero di Carlo Magno segnò un discrimine fondamentale per la storia d’Europa. Ma mentre nelle aree centrali si andavano costituendo faticosamente delle ossature politiche che avrebbero resistito nei secoli a venire, nelle periferie in cui il controllo carolingio aveva meno attecchito si manifestarono frequenti spinte autonomiste da parte di piccoli potentati locali: il IX secolo e buona parte del X furono infatti caratterizzati da questo tipo di controllo e gestione del territorio, legato più ai nomi di famiglie influenti ed egemoni su scala regionale che ad una ufficiale sudditanza agli Imperatori. Solo con l’affacciarsi sulla scena politica degli Ottoni, tra il 962 e il 1002, si cercò di riportare la situazione a una relativa stabilità interna, scavalcando le molteplici opposizioni signorili e tentando con Ottone III l’avvio di una nuova stagione di rinascita, passata alla storia come renovatio Imperii.

Chi aveva comunque perso molto dalla fine dell’esperienza carolingia fu la Chiesa di Roma. Inclusa nei domini imperiali, ma di fatto autonoma, essa precipitò al centro di interessi locali, mossi da famiglie relativamente potenti spesso in lotta tra loro. L’aristocrazia romana era sempre stata il motore principale della politica dell’Urbe e, conseguentemente, nelle sue mani ricadeva la stessa elezione del successore di Pietro: una volta allentatesi le maglie del controllo carolingio, gli esponenti delle grandi famiglie capitoline e laziali ripresero ben presto il controllo della situazione, ben consapevoli che chi controllava il soglio pontificio poteva gestire i cospicui patrimoni ecclesiastici; i Papi da loro espressi che si susseguirono tra la fine del IX secolo e i primi anni dell’XI non lasciarono però un buon ricordo del loro operato, stritolati da una situazione molte volte esasperata che portò ad episodi macabri e grotteschi come quello del celebre Sinodo del cadavere dell’897 [vedi Formoso, processo al Papa].

Fu in tale contesto che trovò spazio la peculiare vicenda di Teofilatto, figlio di Alberico III conte di Tuscolo. Una delle fonti più importanti dell’XI secolo, le Storie del monaco cluniacense Rodolfo il Glabro, riporta un giudizio indubbiamente tranchant riguardo la sua elezione nel 1032 al soglio petrino col nome di Benedetto IX: «A quel tempo tutte le cariche ecclesiastiche si mercanteggiavano, come le compravendite secolari sulla pubblica piazza. […] In quel periodo la sede romana, in tutto il mondo giustamente qualificata come universale, era divenuta preda di questa mortale pestilenza che l’affliggeva ormai da venticinque anni. A presiederla era stato elevato, contro ogni norma, un fanciullo quasi dodicenne, non già in considerazione della sua età o della santità della sua vita, ma solo a prezzo d’oro e d’argento». Spinto dagli ideali del suo ordine, Rodolfo non ebbe remore nel commentare con una punta di disprezzo l’origine del potere di Benedetto IX e, come lui, altri cronisti avrebbero descritto il fatto con parole analoghe: sarebbe stato suo padre Alberico a procurargli l’ambiziosa carica ricorrendo sfacciatamente alla simonia, per salvaguardare così gli interessi di una famiglia talmente ambiziosa e potente da aver già espresso gli ultimi due Pontefici, Benedetto VIII e Giovanni XIX. Probabilmente Teofilatto non fu un Papa bambino, ma certamente fu uno dei più giovani a presiedere la Chiesa romana: secondo le più recenti ricostruzioni dovrebbe aver avuto circa venticinque anni nel 1032, un’età ancora decisamente acerba.

Corrado II di FranconiaBenedetto IX sin da subito si mosse all’interno di un contesto di particolarismi che, con diverse modalità a seconda dei casi, stava mutando verso nuove forme di potere: se su ampia scala fece in modo di stringere sodalizi con l’Imperatore Corrado II di Franconia, con Bonifacio di Canossa e con Guaimario di Salerno, Benedetto rimase sempre consapevole di quanto il suo potere non fosse derivato tanto da Dio, quanto dagli equilibri politici dei conti di Tuscolo e dalle loro reti a Roma, nel Lazio e in Umbria. Contava, insomma, gestire una fitta trama di concessioni, donazioni e privilegi fatti ad hoc per le singole chiese locali, così da non perdere l’appoggio necessario.

Nei primi anni di pontificato Benedetto intraprese alcuni viaggi: nel 1037 raggiunse Corrado II a Cremona, per dirimere una questione relativa alla spinta centrifuga causata da Ariberto, vescovo di Milano, attorno al quale si era costituita una fronda di milites ostili all’egemonia imperiale: sul metropolita cadde la scomunica, ma tre anni dopo essa venne ritirata in seguito alla morte dell’Imperatore; nello stesso 1040 il Papa raggiunse Marsiglia per presenziare ad un concilio. Nel frattempo aveva continuato a gestire atti e concessioni alle chiese italiane e, grazie alla sua alleanza con i Salernitani, i Tuscolani si erano imparentati col casato di Guaimario, avvicinando così anche le politiche imperiali di Enrico III di Franconia al Mezzogiorno. Fu inoltre importante il ruolo che Benedetto svolse nella risoluzione del contrasto tra il Patriarcato di Aquileia e la Diocesi di Grado, posti in un’area fondamentale per l’equilibrio geopolitico del Nord della Penisola poiché dal Friuli passavano le comunicazioni tra Roma e l’Impero germanico: nel 1027 Poppone di Treven, vescovo di Aquileia, aveva assediato e conquistato la vicina diocesi, col beneplacito di Corrado II e di Giovanni XIX, ampliando così l’egemonia del suo episcopato; morto nel 1045 Ariberto di Milano, sembrò quindi che la chiesa aquileiese, già vicina all’Impero, potesse scombinare con la sua accresciuta potenza gli equilibri dell’Italia settentrionale: grazie all’intervento del Papa, Grado tornò autonoma e venne scongiurata un’ulteriore ingerenza extraitaliana nella Penisola.

Proprio in quegli anni terminò il primo pontificato di Benedetto IX, espulso da Roma nel 1044 per via di una rivolta. Alla sommossa popolare di cui parlano le fonti si aggiunsero gli scontri che opposero gli abitanti di Trastevere, storicamente legati ai Tuscolani, agli altri Romani sobillati dai Crescenzi: questi ultimi non tardarono ad eleggere un nuovo Papa, nella persona di Giovanni, vescovo di Sabina, che assunse il nome di Silvestro III. Quarantanove giorni dopo anche costui venne scacciato e Benedetto IX tornò a indossare la tiara per la seconda volta; dopo poco più di un mese, probabilmente consigliato da altri, egli vendette il potere papale a Giovanni Graziano, il quale prese il nome di Gregorio VI, rinverdendo le accuse di simonia nei suoi confronti in un momento in cui iniziavano a soffiare i venti dell’imminente e radicale riforma della Chiesa.

Enrico III di Franconia.Nel 1046, sceso in Italia, Enrico III decise di risolvere una volta per tutte la situazione romana: indetto un concilio a Sutri, l’Imperatore convocò i tre personaggi che nel frattempo avevano rivestito i panni papali. Silvestro III si chiamò fuori dalla questione, avendo comunque già rinunciato del tutto alla tiara; Gregorio VI fu l’unico a presentarsi e fu immediatamente deposto; Benedetto IX, convinto di essere l’unico vero Pontefice, preferì evitare la deposizione che lo attendeva a Sutri, ma fu costretto a constatare l’elezione di un suo successore nella persona di Clemente II, al secolo Suidgero di Morsleben. Questi depose subito il Tuscolano, ma morì improvvisamente nel 1047 e Benedetto IX tornò a governare la Chiesa per la terza volta, stabile nella sua rete di alleanze con i signori italiani. Sarebbe comunque durata poco: Enrico III, indignato per la situazione, designò Poppone di Bressanone come successore di Clemente II e impose a Bonifacio di Canossa di scortarlo a Roma, dove sarebbe stato eletto Papa nel 1048 col nome di Damaso II. Benedetto fu costretto a fuggire definitivamente dall’Urbe riparando in Sabina e continuò per tutta la vita a considerarsi l’unico successore legittimo di Pietro, seppur condannato per simonia e scomunicato da Leone IX nel 1049.

Sarebbe morto coperto di infamia tra il 1055 e il 1056. Considerato praticamente da tutte le fonti un Pontefice indegno, inviso al popolo guidato dalle famiglie rivali, Benedetto IX non godette certo di una storiografia favorevole: la spiegazione della prima cacciata da Roma fu trovata da alcuni nelle sue presunte nozze con la figlia di un certo Gerardo “de Saxo”, che avrebbe sposata dopo aver ovviamente venduto la tiara; al peccato di lussuria del novello Epicuro furono poi aggiunte la brama di ricchezza e accuse di sacrifici al demonio perché gli procurasse donne con cui trovare piacere tra i boschi e le montagne. Quel che è certo è che con la sua morte tramontò definitivamente un’epoca: la Chiesa romana avrebbe infatti trovato lo slancio necessario per applicare i progetti di riforma auspicati e perseguiti dai più brillanti intellettuali e teologi del tempo, finendo per intraprendere una strada completamente diversa.

The following two tabs change content below.

Davide Del Gusto

È nato ad Avezzano il 31 ottobre 1991. Nel luglio 2013 si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma ed ha conseguito una Laurea Magistrale in Storia della Civiltà Cristiana presso il medesimo ateneo. I suoi interessi di studio riguardano la storia tardoantica, medievale e della prima modernità, nonché il contesto geopolitico mediterraneo e i processi di territorializzazione. Nel 2014, in occasione delle celebrazioni per il centenario del terremoto della Marsica, ha curato le ricerche storiche per la pubblicazione del libro di Giampiero Nicoli “Le radici ritrovate”.
blog comments powered by Disqus