BCE e Fed: stesse politiche, risultati diversi

04/04/2017 di Alessandro Mauri

La differenza di rapidità di reazione degli USA rispetto all'Europa dovrebbe far riflettere sulla capacità dell'Unione Europea di rispondere alle crisi, e l'efficacia della politica monetaria della Fed rispetto agli scarsi risultati del QE europeo dimostrano che, senza riforme serie e coerenti a livello continentale, la politica monetaria non può nulla.

I bilanci delle banche centrali di Europa e Stati Uniti, la BCE e la Federal Reserve, continuano a mantenere livelli di asset molto elevati. Questo significa che la liquidità immessa sul mercato in cambio di titoli è stata negli anni decisamente ingente. Tuttavia, mentre negli USA ci si avvia ad una, normalizzazione, in Europa il ritorno alla situazione pre-crisi è ancora lontana, e non solo per quanto riguarda la politica economica.

Oltre quota 4000 – La BCE diminuirà a partire da Aprile l’ammontare di titoli acquistati mensilmente attraverso il piano di Quantitative Easing, come da programmi. Nonostante questo il bilancio della BCE ha già superato i 3800 miliardi di euro, e ben presto sfonderà quota 4000, come mai prima nella storia dell’Euro. E sono oltre 4000 miliardi i dollari che la Federal Reserve ha in bilancio sotto forma di titoli, anche se negli USA il Quantitative Easing è terminato e si sta anche provvedendo ad un timido rialzo dei tassi. Questo perché la Fed, dati i segni contrastanti sulla salute dell’economia USA, preferisce riacquistare i titoli in scadenza e lasciare liquidità sul mercato piuttosto che lasciar diminuire i propri asset.

Una exit strategy – Quello che occorre definire, e che ha impedito finora un ritorno alla normalità, è una strategia che permetta alla Fed di riassorbire liquidità dal mercato senza causare shock sui mercati. Questi ultimi sono infatti ormai abituati ad operare in condizioni di grande liquidità e con una Banca Centrale sempre pronta a tamponare speculazioni. Una volta che la Fed deciderà di uscire da questa logica, le conseguenze non sono del tutto prevedibili, ed è per questo che si procede con cautela. Prima di ridurre in maniera consistente il proprio bilancio, le Banche Centrali devono avere la certezza che l’economia sia in grado di proseguire da sola. Negli USA i primi segnali ci sono, e dunque gli investitori sono convinti che sia solo questione di tempo prima che la Fed annunci la sua exit strategy.

Le difficoltà dell’Europa – Se dunque gli Stati Uniti sono sulla strada della normalizzazione, altrettanto non si può dire dell’Unione Europea. Sebbene, come detto, la BCE diminuirà da 80 miliardi di euro a 60 miliardi di euro l’acquisto di titoli mensile, la strada da percorrere è ancora molto lunga. Tanto più che in questi giorni l’inflazione è cresciuta meno delle attese. Obiettivo statutario della BCE è infatti mantenere l’inflazione di medio termine attorno al 2%: valore che era stato toccato a febbraio, ma che in marzo ha subito un brusco calo, attestandosi al +1,5%. Dunque, oltre alle evidenti difficoltà anche nella crescita dell’economia reale, anche l’inflazione non permette alla BCE di preparare piani di uscita dal QE. Ed è sempre più probabile che non sarà Mario Draghi a definire la exit strategy per l’Europa: il suo mandato scade nell’ottobre 2019, e difficilmente per quella data il vecchio continente sarà già pronto a diminuire la liquidità sui mercati e rialzare i tassi. Va qui detto che le operazioni di QE negli Stati Uniti sono iniziate con larghissimi anticipo (era il 2009) rispetto ai tempi biblici delle istituzioni europee, che solo nel 2015 ha avviato una politica monetaria simile.

La differenza di rapidità di reazione degli USA rispetto all’Europa dovrebbe far riflettere sulla capacità dell’Unione Europea di rispondere alle crisi, e l’efficacia della politica monetaria della Fed rispetto agli scarsi risultati del QE europeo dimostrano che, senza riforme serie e coerenti a livello continentale, la politica monetaria non può nulla.

 

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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