Basilea 3 e gli effetti su credito e redditività

30/05/2014 di Alessandro Mauri

Analizziamo quali potrebbero essere le conseguenze del passaggio da Basilea 2 a Basilea 3

BCE, Banca Centrale Europea, UE

Sono in arrivo gli stress test messi a punto dall’ EBA e dalla BCE per valutare i progressi nell’applicazione degli accordi di Basilea 3, entrati in vigore a gennaio 2014 e che saranno a regime solamente nel 2019. Sorgono tuttavia perplessità sulla reperibilità delle risorse necessarie e sugli effetti sul credito.

Da Basilea 2 a Basilea 3 – Il Comitato di Basilea per la Supervisione Bancaria si è reso conto, in seguito alla crisi finanziaria, delle debolezze e delle criticità del precedente modello di requisiti patrimoniali delle banche, il cosiddetto Basilea 2. In primo luogo esso era stato determinato da un gruppo ristretto di Paesi, che si rifacevano sostanzialmente al G8, che oramai rappresentano una parte limitata dei mercati finanziari (basti pensare all’assenza dei BRIC, nonché di Hong Kong e Singapore), per cui era opportuno coinvolgere nella determinazione delle regole del gioco quantomeno i membri rappresentativi del G20.

Requisiti Patrimoniali – Le normative elaborate dal Comitato si occupano di requisiti e coefficienti patrimoniali che le banche devono rispettare per poter assolvere con sana e prudente gestione alle proprie prerogative. La logica di Basilea 3 è simile a quella del modello precedente, tuttavia si enfatizzano le differenze di qualità dei componenti del patrimonio e si introducono nuovi correttivi per tener conto del ciclo economico, di elementi imprevisti e della dimensione sistemica delle banche più grandi. Il rapporto tra le varie componenti di capitale e le attività ponderate per il loro rischio determina il coefficiente patrimoniale che, considerando le nuove componenti, aumenta di ben 5 punti percentuali: dall’8% al 13%.

Bank for International Settlements – sede del Comitato di Basilea

Stress Test – L’EBA e la BCE stanno implementando in questo periodo una serie di stress test, i cui risultati dovrebbero essere resi noti a ottobre e poi pubblicati nei bilanci 2014 delle banche, proprio per verificare la tenuta del sistema con le nuove regole e per monitorare il lento processo di adeguamento dei coefficienti patrimoniali. Alcuni parametri della valutazione sono ancora da definire, ma il più importante (specie per le 15 banche italiane coinvolte) è la valutazione dei Titoli di Stato in portafoglio, che potrebbe risultare molto severa e richiedere ulteriori iniezioni di capitale.

Aumenti di capitale… – Secondo le stime degli analisti, il fabbisogno di capitale delle banche europee per poter rispettare i criteri che saranno validi dal 2019, si aggira tra i 280 e i 770 miliardi di euro, una cifra molto elevata, che sta spingendo le banche a continui aumenti di capitale: in Italia le ultime in ordine cronologico sono state BPM (+500 milioni di euro), Monte dei Paschi ( 5 miliardi, di cui 3 destinati al rimborso dei Monti-bond) e Carige (+800 milioni). Le difficoltà nel reperire le risorse necessarie sono tuttavia evidenti: fino a quando i soci e gli investitori saranno disponibili a immettere liquidità nelle banche, con il solo scopo di costituire capitale di vigilanza, senza la prospettiva di aumentarne la redditività?

…e effetto sul credito – Un’altra criticità che è emersa sin dalle prime apparizioni delle norme di Basilea, ma che si affaccia con maggior forza con i nuovi coefficienti, complice anche il periodo di crisi, è l’effetto che queste imposizioni hanno sulle erogazioni di crediti alle imprese e alle famiglie. Infatti per ogni credito erogato, la banca dovrà essere in grado di accantonare una quota di capitale a copertura del rischio tanto maggiore quanto maggiore la rischiosità legata al debitore. Se, come abbiamo sottolineato, non è in grado di ottenere il capitale necessario, l’unica alternativa è quella di ridurre l’esposizione verso i creditori, specialmente verso le piccole-medie imprese e le famiglie, le componenti più rischiose del portafoglio crediti.

Uno strumento efficace? – La crisi ha evidenziato le mancanze del sistema preesistente, ma sembra che i nuovi parametri comporteranno più danni che benefici. L’eccessiva prudenza che emerge rischia di far perdere molte opportunità di crescita e sviluppo in cambio di una stabilità del sistema tutt’altro che garantita: è sufficiente che uno Stato non applichi interamente le normative (come ad esempio gli Stati Uniti), o che una banca sfugga al controllo delle autorità di vigilanza (cosa che accade molto spesso) per scatenare una nuova crisi, e se c’è qualcosa che il caso Lehman Brothers ci ha insegnato è che le istituzioni private, senza l’intervento pubblico, non sono in grado di reggere a shock così forti, nemmeno con le più elevate dotazioni di capitale possibili.

Viene da chiedersi se la maggiore pressione di vigilanza sia da esercitare non sul capitale, ma sui comportamenti degli intermediari, sulle operazioni consentite e sugli strumenti presenti sui mercati: solo così si potranno tutelare meglio sia gli interessi delle banche che quelli degli investitori, senza compromettere il delicato equilibrio del mercato del credito.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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