Bari, rischio falla nel sistema antiterrorismo?

19/05/2016 di Stefano Sarsale

Il porto della città pugliese è divenuto un importante crocevia che è stato e potrà in futuro essere sfruttato da parte di organizzazioni criminali implicate nel traffico di esseri umani, ma anche da parte di potenziali foreign fighter in transito verso la Siria.

Islamic State

Come è stato ampiamente riportato dai principali media italiani, il 10 Maggio sono stati arrestati a Bari, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e terrorismo internazionale Zulfiqar Amjad (23), di origini pakistane, insieme agli afghani Gulistan Ahmadzai (29) e Hakim Nasri (23). Entrambi gli afghani sono stati accusati di terrorismo internazionale con l’aggravante di aver apparentemente pianificato attacchi terroristici sia in Italia che nel Regno Unito. Infine, mandati di arresto sono stati emessi per altri due afghani, Qari Khesta Mir Ahmadzai (30) e Surgul Ahmadzai (28), al momento entrambi ritenuti essere nel loro Paese natale dopo esser saliti su un volo er Kabul nel mese di Dicembre dello scorso anno.

Gli arresti di Bari – Le investigazioni che hanno portato all’arresto dei 3 sospettati – uno dei quali, l’afghano Hakim Nasri, è stato rilasciato due giorno dopo l’arresto – sono iniziate il 16 Dicembre 2015, quando la polizia è intervenuta al centro commerciale “Ipercoop” di Santa Caterina a Bari, dietro segnalazione di alcuni passanti insospettiti dal comportamento di un gruppo di quattro stranieri. Uno di questi infatti, stava facendo un video del centro commerciale. A Dicembre, i 4 se la cavarono solo con una denuncia per presunta violazione della privacy, tuttavia la polizia ritenne di sequestrare i loro cellulari per accertamenti.

A seguito dell’analisi dei dati contenuti negli smartphones, è emerso che uno dei sospettati aveva effettuato riprese video e fotografie che non avevano alcun valore turistico e che, quindi, potevano essere interpretate come sopralluoghi in preparazione di un attentato. Vale la pena sottolineare come le immagini e i video non ritraessero solo luoghi italiani, come il Colosseo e il Circo Massimo di Roma e il centro commerciale a Bari, ma anche il centro commerciale West India Quay di Londra insieme ad altri alberghi di lusso della capitale britannica. Infine, sono state ritrovate anche immagini di combattenti Talebani, armi e file audio contenenti materiale islamico per proselitismo e indottrinamento.

Il tour europeo – Altro aspetto estremamente rilevante è stato il fatto che due degli afghani per cui è stato emesso un mandato di arresto e che si trovano adesso in Afghanistan, avrebbero visitato 7 città in appena 9 giorni. Infatti, grazie ai dati ottenuti dagli investigatori di Bari tramite le autorità aeroportuali, è emerso come Surgul Ahmadzai viaggiò in data 9 Dicembre da Londra a Bari, facendo scalo a Milano. Il giorno successivo, acquistò un biglietto per Parigi e partì in data 11 Dicembre. Rientrò in Italia 4 giorni dopo (Il 15 Dicembre) in compagnia di Qari Khesta Mir Ahmadzai. A questo punto i due comprarono due biglietti per la tratta Bari-Kabul, facendo scalo a Istanbul. Come è stato evidenziato dagli investigatori, i due membri della cellula avrebbero viaggiato spesso in Europa senza un valido motivo e senza avere giustificatamente a disposizione i fondi necessari per farlo.

Traffico di uomini – A seguito delle investigazioni basate su documenti trovati durante le perquisizioni effettuate a casa degli indagati, è emerso come Qari Khesta Mir Ahmadzai fosse in realtà a capo di un organizzazione che non solo favoriva l’immigrazione clandestina, ma si occupava anche di procurare ai migranti tutto il necessario per il viaggio, inclusi documenti falsificati e rifugi sicuri dove pernottare lungo la tratta, oltre ovviamente ad organizzare il viaggio dal Medio Oriente fino all’Europa. A questo va aggiunto che Gulistan Ahmadzai, durante un intercettazione telefonica, si sarebbe lamentato con un interlocutore che non è stato ancora identificato di come gli attacchi terroristici di Bruxelles del 22 Marzo abbiano “bloccato tutto”. Il giorno seguente, nel corso di un altra conversazione con lo stesso interlocutore, Gulistan Ahmadzai si sarebbe anche scagliato contro lo Stato Islamico, affermando che “ciò che quelli (Stato Islamico) fanno non è affar loro” aggiungendo “lasciamo che si uccidano tra di loro”.

Tuttavia, la polizia ha potuto mettere in luce un quadro ben più preoccupante. È stato infatti accertato come l’organizzazione intrattenesse contatti con organizzazioni terroristiche come Stato Islamico, Al Qaeda e altre. È evidente come, in realtà, l’organizzazione non possa essere considerata un “braccio operativo” focalizzato sulla logistica di un’organizzazione terroristica, nonostante alcuni dei suoi membri, come Qari Khesta Mir Ahmadzai e Surgul Ahmadzai, possano aver subito un processo di radicalizzazione. Tuttavia, è altresì vero che la suddetta organizzazione potrebbe aver favorito il passaggio, fornendo l’adeguata logistica, sia a foreign fighter in viaggio verso aree di guerra, ma anche a quelli “di ritorno”.

Terrorismo, pericolo crescente? – Questi ultimi eventi hanno messo in evidenza uno scenario già precedentemente evidenziato dall’intelligence e cioè un’eposizione crescente del nostro Paese alla minaccia terroristica. È necessario tuttavia sottolineare come questa minaccia sia al momento solo ipotetica, non essendovi prove concrete di attacchi imminenti. In ogni caso, l’Italia continua a rappresentare un obiettivo allettante. Per essere la culla della religione cristiana, per la presenza delle istituzioni della Chiesa, ma anche per via del suo passato coloniale in Libia dove, come è ben noto, l’aria di Sirte è oramai sotto stretto controllo dell’IS.

Da un punto di vista pratico però, come evidenziato anche dai servizi segreti italiani, in questo momento il rischio maggiore per il Paese è rappresentato, più che da jihadisti infiltrati illegalmente nel Paese, dai cosiddetti lupi solitari, ovvero persone che si auto-radicalizzano, in particolare online e nelle prigioni, e decidono unilateralmente di compiere un attentato.

Bari, porto a rischio – In questo senso il porto di Bari costituisce senza dubbio un importante punto di passaggio, in particolare nei mesi estivi quando il volume delle persone in transito raggiunge i picchi massimi. È quindi evidente che, qualora non vengano rafforzate le misure di sicurezza, specialmente nell’area portuale ed adiacente al porto, Bari rischi di divenire una falla sfruttabile non solo da organizzazioni criminali implicate nel traffico di esseri umani, ma anche da organizzazioni terroristiche.

In tal senso vale la pena sottolineare come, secondo fonti di intelligence europee rese recentemente pubbliche, almeno 18 foreign fighter avrebbero attraversato l’Italia salpando verso la Grecia. Inoltre sarebbero almeno 20 i quelli “di ritorno”, che sarebbero approdati sulle coste italiane. Secondo quanto riportato dalla polizia doganale, sarebbero tutti di nazionalità britannica, belga e francese.

Parola d’ordine: cooperazione tra intelligence – In ogni caso le forze di sicurezza italiane non sono state  a guardare. Da qualche anno è stato implementato un sistema di video sorveglianza, in particolare nell’area degli imbarchi e delle biglietterie, che è stata combinata con un programma di riconoscimento facciale. In questo modo è stato possibile, anche se solo di recente, tracciare il percorso di Salah Abdeslam, il terrorista recentemente arrestato nel quartiere Molenbeek di Bruxelles, presunto ideatore degli attentati di Parigi del Novembre dello scorso anno. É oltremodo chiaro come la sicurezza non possa essere gestita unilateralmente da un solo Paese, specialmente avendo a che fare con una minaccia asimmetrica come quella terroristica. Diviene ogni giorno più evidente come la cooperazione tra le intelligence europee debba essere promossa non solo a livello verbale, ma da un punto di vista pratico. Solo in questo modo sarà possibile identificare eventuali minacce prima che sia troppo tardi.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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