Barack Obama, il presidente dimezzato dall’ardore ritrovato

22/01/2015 di Marvin Seniga

Nel discorso sullo stato dell’Unione, Obama ha dimostrato di avere ancora dei progetti da realizzare per il popolo americano, il problema sarà riuscire a metterli in atto. Dai prossimi due anni dipende molto del futuro giudizio che la storia avrà del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti

Obama, Stati Uniti

Martedì 20 gennaio, il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha pronunciato, davanti al nuovo Congresso dominato dai repubblicani, il discorso sullo stato dell’Unione con cui ha inaugurato i suoi ultimi due anni alla Casa Bianca, lanciando indirettamente la sfida, per conto di Hillary Clinton, al Grand Old Party, in vista delle elezioni del 2016.

Obama, che nel 2008 era stato eletto come l’uomo del cambiamento e della rottura con le politiche di chi lo aveva preceduto al numero 1600 di Pennsylvania avenue, è atteso da due anni difficili, in cui, come ha annunciato, rivolgerà la sua attenzione prevalentemente ai ceti meno abbienti, con lo scopo di ripartire tra tutte le fasce della popolazione i benefici di un’economia in pieno recupero. In particolare, le misure si concentreranno sulla semplificazione dell’accesso alla proprietà , l’aumento del salario minimo federale, migliorare l’accesso alla sanità, ed infine puntare sull’istruzione, investendo sui community college, che offrono una formazione universitaria gratuita per coloro che non possono permettersi di andare in un college privato. Nello stesso tempo, per finanziare questi progetti, il Presidente starebbe considerando di abbattere le nicchie fiscali che avvantaggiano prevalentemente i super ricchi d’America (quell’1% della popolazione che da solo vale più di un quarto della ricchezza complessiva del popolo americano), e aumentare al 28% la tassa sui rendimenti del capitale, colpendo in questo modo speculatori finanziari e i principali detentori di ricchezza degli Stati Uniti.

L’obiettivo è continuare su quella strada che fu tracciata nel 2008 e che negli ultimi anni sta dando i suoi frutti, ovvero riportare al centro dell’attenzione la middle class. Rinforzare il ceto medio, riducendo le disuguaglianze tra quell’1% più ricco e il resto della popolazione. Far ripartire i consumi interni per fare ripartire l’industria americana e di conseguenza tutta l’economia.

Far passare tutte queste misure non sarà però un’impresa facile per un presidente che non gode della maggioranza né al senato né alla camera dei rappresentanti, dominati entrambi dai repubblicani. In tal senso le proposte possono allora diventare un’ottima occasione per Hillary Clinton, che potrebbe sfruttare due possibili anni di immobilismo del Congresso a suo vantaggio. Del resto, gli americani hanno già fatto capire di non amare eventualità del genere in occasione dello shut-down del 2013, quando il partito repubblicano è stato criticato dai suoi stessi sostenitori per aver bloccato il paese. Il Grand Old party e Obama saranno così costretti, per motivi diversi, a cercare dei punti di compromesso per evitare una paralisi che danneggerebbe sia l’ultima parte del mandato presidenziale, sia l’immagine del partito repubblicano, visto come incapace di riuscire ad affrontare i problemi della nazione, malgrado la maggioranza in entrambi i rami del congresso.

Con il discorso di martedì, Obama ha scoperto le sue carte, delineando gli obiettivi per i prossimi due anni di governo, adesso sta ai repubblicani reagire e definire il comportamento da adottare nei confronti delle proposte democratiche. I primi punti di scontro saranno sull’immigrazione. A novembre, Obama ha annunciato una serie di misure, e per tutelare 5.000.000 di immigrati che attualmente vivono irregolarmente negli USA con la costante paura della deportazione e del rimpatrio, e sul progetto dell’oleodotto Keystone XL, fortemente sostenuto dai repubblicani e che necessita dell’approvazione dell’esecutivo per essere messo in atto, ma su cui il Presidente nutre forte dubbi legati all’impatto ambientale.

In tutto ciò, non va dimenticata la politica estera. È qui che Obama conserva i più ampi margini di manovra, essendo meno vincolato all’approvazione del Congresso nella gestione degli affari internazionali. Alleggerire il più possibile l’embargo su Cuba, per ciò che non necessita dell’intervento del Congresso, sarà uno degli obiettivi di Obama, e forse il più facilmente raggiungibile. Ma altre questioni giocheranno un ruolo decisivo nell’agenda estera americana: la crisi tra Ucraina e Russia, il contrasto allo Stato Islamico, le discussioni sul nucleare iraniano e il contenimento della Cina, che allarga i suoi tentacoli sempre più verso l’America latina, un tempo dominio incontrastato degli Usa.

Quella che attende Barack Obama è dunque un’ultima parte di mandato complicata sia sul fronte interno che su quello esterno. Nei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca, G.W. Bush, anch’egli in minoranza in entrambi i rami del Congresso, fu costretto all’immobilismo e i suoi tassi di gradimento tra gli elettori toccarono le percentuali più basse della storia americana, aprendo la strada al trionfo di Obama.

Colui che siede oggi nello Studio Ovale non dovrà fare lo stesso errore di chi lo ha preceduto. Nel discorso sullo stato dell’Unione, Obama ha dimostrato di avere ancora dei progetti da realizzare per il popolo americano, il problema sarà riuscire a metterli in atto. Dovesse avere successo nella difficile impresa di realizzare la riforma dell’immigrazione, alcune politiche redistributive della ricchezza e allo stesso tempo ridurre la pericolosità dello Stato Islamico, ridimensionare le mire imperialistiche di Putin ed arrivare ad un buon compromesso con l’Iran sul nucleare, magari riavvicinandosi ai paesi dell’America latina, allora potrebbe entrare, con merito, nell’elenco dei grandi leader politici della storia.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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