Le Banche Centrali e quel ruolo da ridimensionare

15/07/2014 di Giovanni Caccavello

Secondo le ultime ricerche condotte da Emmanuel Saez, economista di Berkeley, tra il 2009 ed il 2012 il reddito dell'1% più ricco della popolazione è aumentato del 31,4%, mentre il reddito del restante 99% è cresciuto solo dello 0,4%. Una delle cause principali delle disparità più recenti è dovuta al continuo intervento delle banche centrali

BCE

Nixon Shock – Uno degli avvenimenti più importanti, a livello monetario, della seconda metà del XX secolo è stato sicuramente il Nixon Shock. Come ricordato in un nostro articolo di due settimane fa, nel 1971 il Presidente Nixon decretò la fine della convertibilità del dollaro (e delle riserve in dollari detenute dagli altri governi) in oro. La mossa di Nixon fu causata da diversi motivi, tra cui il fatto di non essere in grado a sostenere spese militari e sociali sempre maggiori. Gli Stati Uniti avevano bisogno di “stampare moneta” per potersi finanziare, e l’ancoraggio all’oro – risorsa naturale finita – creava qualche piccolo problema al governo americano.

Il sistema monetario internazionale attuale – Nonostante i vari esperimenti europei di creare un sistema monetario unico (che nacque il 13 Marzo 1979) e di puntare ad una vera unione economica e monetaria (nascita dell’Euro), a partire dai primi anni ’70 il sistema monetario internazionale si trasformò radicalmente. La moneta non era più legata all’oro, quindi diventava qualcosa di virtuale e non più ancorata ad un valore ben definito; il sistema monetario passò da un regime a cambio fisso ad un regime di cambi fluttuanti (come lo risulta essere ancora oggi) e le banche centrali si avviavano a diventare le “star” del nuovo sistema economico.

“Helicopter drop” – Questo ultimo fatto, assolutamente legato anche ai cambiamenti economico-politici degli anni ’80 e ’90 che portarono alla definitiva esplosione della globalizzazione – che in ambito economico significa anche maggiore interconnessione monetaria e finanziaria – ha radicalmente modificato il modo di concepire l’economia. A partire dalla metà degli ’80, gli istituti monetari di tutto il mondo incominciarono lentamente ad inondare di liquidità l’economia ogni qual volta ve ne fosse bisogno. A partire da quel momento si è sempre pensato che le crisi economiche o finanziarie fossero legate ad una mancanza di liquidità e quindi che gli istituti monetari dovessero intervenire per aiutare i governi “lasciando cadere banconote dagli sportelli di un elicottero“, per dirla alla Friedman.

Janet Yellen, nuovo Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.
Janet Yellen, nuovo Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.

Ben Bernanke – Nel 2006, dopo essere diventato Chairman della Fed, Ben Bernanke riprese la frase di Milton Friedman spiegando che, nel caso fosse stato necessario, la Federal Reserve si sarebbe impegnata ad “aprire l’elicottero“. E così, pochi anni dopo, accadde. A partire dal 2009, infatti, la Banca Centrale statunitense, come tutte le altre grandi banche centrali del mondo (ad eccezione della BCE che ha optato per interventi diversi come i due programmi Ltro), ha deciso di combattere la più grande crisi finanziaria dal 1929 con interventi massicci, inondando letteralmente l’economia con migliaia di miliardi.

La neutralità della moneta – Le operazioni di mercato aperto delle banche centrali non sono però una “manna dal cielo” – come viene invece spesso erroneamente evidenziato anche da molti accademici. Se, infatti, nel breve periodo le azioni di espansione monetaria portano benefici, più o meno evidenti, all’interno delle economie che usufruiscono di tale alleggerimento, nel medio e nel lungo periodo questo tipo di operazioni si scontrano con il principio della “neutralità della moneta”, principio dell’economia classica e ripreso dalla scuola monetarista che spiega come, nel medio-lungo periodo le azioni delle banche centrali non hanno alcun effetto sull’economia reale (numero di posti di lavoro, il valore reale del prodotto interno loro oppure la somma degli investimenti reali).

Disuguaglianza sociale crescente – Secondo molti economisti, le operazioni di mercato aperto che permettono alle banche centrali di abbassare il tasso di interesse di riferimento e quindi di “stampare moneta” sono una delle cause principali della disuguaglianza sociale. L’idea di questi pensatori è molto semplice e sembra essere convalidata anche da alcuni degli ultimi studi condotti dall’economista francese Emmanuel Saez, uno dei più importanti studiosi (insieme a Thomas Piketty ed Anthony Atkinson) della disuguaglianza sociale. In un suo studio pubblicato nel 2012, viene messo in evidenza come tra il 2009 ed il 2012 il reddito del 1% più ricco della popolazione è aumentato del 31,4% mentre il reddito del restante 99% sia cresciuto solo dello 0,4%. Tra le cause di questo fenomeno viene anche messo in evidenza come le azioni sempre più intrusive degli istituti monetari giochino un ruolo fondamentale.

Ridimensionare il ruolo delle banche centrali – Molte delle distorsioni del mercato nel XXI secolo sono legate al continuo intervento, nel corso di questi ultimi tre decenni, delle banche centrali. Pensiamo semplicemente alla crescente disuguaglianza sociale – derivante dal fatto che i soldi “stampati” dalla FED, dalla BCE, dalla BoE o dalla BoJ non finiscono nelle tasche del cittadino medio ma vanno ad ingrossare la ricchezza ed il reddito di tutti coloro che giornalmente hanno a che fare con i mercati, quindi principalmente i super-ricchi, gli istituti di credito, le “borse” – oppure al problema dei c.d. “too-big-to-fail“, causato da una incapacità degli istituti centrali di controllare in modo adeguato il mercato finanziario. Nel corso del XX secolo pensatori del calibro di Milton Friedman, Friedrick Hayek e Ludwig Von Mises misero in dubbio il ruolo delle banche centrali arrivando a sostenere la loro opposizione all’intervento degli istituti nell’economia reputando giusto un ruolo molto più passivo – o addirittura nullo – degli stessi. Nonostante siano trascorsi più di 40 anni dalla morte di Mises, vent’anni dalla morte di Hayek e quasi dieci dalla morte di Friedman, il dibattito sul ruolo delle banche centrali non può essere trascurato e deve tornare ad essere un tema importante su cui discutere il futuro dell’economia monetaria internazionale.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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