Bad bank: aiuto ai banchieri o all’economia?

09/06/2015 di Alessandro Mauri

La bad bank, se realizzata in tempi rapidi e in maniera corretta, potrebbe essere un aiuto all'economia e non solo alle banche

Prende sempre più corpo l’idea di creare anche in Italia una bad bank in cui far confluire le innumerevoli sofferenze del sistema bancario, ma montano le polemiche sulla convenienza ad intervenire con garanzie pubbliche per perdite di privati.

Bad Bank e sofferenze – La bad bank, di ispirazione anglosassone, è una particolare tipologia di intermediario finanziario nel quale far confluire le sofferenze bancarie, ovvero tutti quei crediti che difficilmente saranno recuperati, o che lo saranno in tempi molto lunghi e per cifre molto inferiori a quanto inizialmente erogato. In tal modo si liberano le banche dal peso di passività molto rischiose, che impattano fortemente non solo sul rating, ma anche sulla redditività e sulla capacità di erogare nuovi prestiti, anche considerando le normative prudenziali di Basilea III che impongono forti accantonamenti e riserve di capitale. Dal canto suo la bad bank, che solitamente opera con risorse pubbliche o con garanzie pubbliche, può continuare a gestire i crediti deteriorati come farebbe una qualsiasi banca, escutendo eventuali garanzie ancora presenti e incassando i rimborsi, qualora i crediti si disincagliassero in presenza di una ripresa economica. Questo scenario non è affatto improbabile, se si considera che la bad bank creata in Irlanda negli anni scorsi, ha chiuso il bilancio 2014 con oltre 500 milioni di euro di utili.

Le critiche alla bad bank – Si tratta ovviamente di un tema estremamente sensibile, in quanto si prevede di intervenire più o meno direttamente con fondi pubblici per aiutare enti privati in difficoltà, aggravato dal fatto che il sistema bancario e finanziario è sempre più percepito come un mondo autoreferenziale e poco attento alle esigenze dell’economia reale. L’accusa di aiuto di stato non solo può essere mossa dall’opinione pubblica, ma anche dall’Unione Europea, sempre molto attenta quando si tratta di interventi pubblici e di intromissioni nelle dinamiche di libero mercato. E’ proprio questo il punto più delicato perché senza il beneplacito di Bruxelles qualsiasi iniziativa in questo senso non potrebbe essere intrapresa, ed è per questo motivo che, nonostante le intenzioni, la bad bank non ha ancora visto la luce. Tuttavia le recenti dichiarazioni del ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, nonché l’intervento del governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Visco, al Festival dell’economia di Trento, fanno pensare che oramai siamo ai passi conclusivi di questa complicata operazione, che potrebbe però giungere un po’ troppo tardi.

Sofferenze del sistema bancario italiano. Fonte: elaborazione Ufficio Analisi Economiche ABI su dati Banca d'Italia.
Sofferenze del sistema bancario italiano.
Fonte: elaborazione Ufficio Analisi Economiche ABI su dati Banca d’Italia.

Il sistema bancario – In realtà appare del tutto evidente come la creazione della bad bank sia quantomeno tardiva, se si considera che la crisi è scoppiata nel 2008, e la fase peggiore dell’ingresso dei crediti a sofferenza è ormai alle spalle. A questo punto la maggior parte delle banche ha già pesantemente svalutato i crediti in portafoglio (con relative perdite nei bilanci di esercizio), e la parte rimanente potrebbe presto disincagliarsi per via del superamento della crisi. Se si prendono in considerazioni i bilanci del 2014 e le relazioni trimestrali di inizio 2015 tuttavia emerge come il peso delle sofferenze sia ancora un freno non indifferente alla capacità delle banche di essere redditive e di erogare nuovi crediti: con i margini di interessi e di intermediazione ai minimi, e le pressanti richieste di capitale da parte delle autorità di vigilanza, le banche preferiscono continuare a rafforzarsi patrimonialmente piuttosto che riavviare l’erogazione di crediti, attività per sua stessa natura piuttosto rischiosa. E se questo è vero per le grandi banche quotate (Intesa sanpaolo, Unicredit, etc.), esso è ancora più preoccupante per quanto riguarda le popolari (UBI banca, BPM etc. recentemente oggetto della riforma varata dal governo) e delle banche più piccole, legate al credito cooperativo. Specialmente queste ultime, non essendo sottoposte alla stretta vigilanza della BCE non hanno ancora provveduto a svalutare completamente le sofferenze, e l’introduzione della bad bank potrebbe farle incorrere in perdite difficilmente sostenibili.

Unica soluzione? – A questo punto sorgono due domande: l’enorme ammontare di sofferenze dipende solo dalla crisi? E soprattutto, la creazione di una bad bank è l’unica soluzione possibile? Per quanto riguarda la prima domanda occorre dire che l’erogazione di crediti ha seguito politiche non sempre efficaci e trasparenti, per esempio concentrandosi eccessivamente sulle garanzie disponibili e non sull’effettivo rischio di credito (la garanzia riduce la perdita, ma non ha effetti sulle capacità del debitore di rimborsare il debito, e se si considerano i lunghi tempi delle procedure fallimentari in Italia, emerge il limite di queste politiche). Per quanto riguarda la seconda domanda, come detto, sicuramente la bad bank a questo punto potrebbe essere una soluzione tardiva, ma sicuramente libererebbe le banche da un macigno che possiamo paragonare al debito pubblico per lo Stato: finché ci sarà, limiterà notevolmente la capacità di agire del sistema bancario, specialmente quello più piccolo. Anche in questo caso si potrebbe obiettare che questa misura scarica sui cittadini le colpe della gestione dei privati, ma, tralasciando il fatto che buona parte delle sofferenze non è imputabile a errori di comportamento delle banche, i benefici che ne deriverebbero potrebbero essere molto maggiori dei costi, a condizione che la faccenda sia gestita seriamente. Altre proposte che sono emerse (come la deduzione ai fini fiscali nel primo anno delle perdite su svalutazioni crediti) non colgono il centro del problema, e cioè che bisogna liberare il sistema dalle sofferenze se si vuole che riparta con vigore in tempi ragionevoli.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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