Le aziende italiane valorizzano il merito?

24/11/2014 di Federico Nascimben

Non a sufficienza, secondo i risultati di una ricerca condotta da Great Place to Work sul tema leadership e meritocrazia

Great Place to Work in collaborazione con il Forum della meritocrazia ha svolto una ricerca sul tema leadership e meritocrazia per capire se nel nostro Paese il management aziendale valorizzi il merito dei propri dipendenti.

Al progetto hanno aderito 43 imprese italiane di medie e grandi dimensioni, 16 mila lavoratori hanno risposto ai questionari che gli sono stati sottoposti sul tema. I risultati generali sono poi stati confrontati con i risultati delle migliori 3 italiane, utilizzate come benchmark. Il quadro che ne fuoriesce è piuttosto negativo, e non fa che confermare molte convinzioni già note.

Come si può vedere dalla Figura1 esiste un importante gap fra le migliori tre e il resto; nelle migliori, infatti, secondo l’80% dei dipendenti viene valorizzato il merito, mentre nella media delle imprese partecipanti si ferma al 53%. Nel campione di aziende del settore privato però, tale cifra scende al 36%, e in quelle del settore pubblico sprofonda al 19%.

Figura1: panoramica dei risultati sul tema leadership e merito. Fonte: http://www.greatplacetowork.it/storage/documents/2014_GPTW_LM_10112014.pdf
Figura1: panoramica dei risultati sul tema leadership e merito.
Fonte: http://www.greatplacetowork.it/storage/documents/2014_GPTW_LM_10112014.pdf

Passando ai risultati sul tema “credibilità della leadership”, nelle migliori tre l’83% dei dipendenti dichiara che i responsabili conducono l’azienda con competenza, mentre nella media delle imprese partecipanti ciò avviene nel 64% dei casi; nel campione del privato nel 39%, e nel pubblico solo nel 22% dei casi.

Ma i risultati più interessanti sono quelli che riguardano proprio il tema della meritocrazia: seguendo lo stesso schema, le promozioni vanno a chi le merita di più per il 72% dei dipendenti delle migliori tre, ma solo per il 40% della media; nel 33% del campione privato e appena nel 6% del campione pubblico. I favoritismi avvengono invece solo nel 23% delle migliori, ma ben nel 50% della media (70% campione privato e 84% pubblico).

I risultati dell’indagine ci confermano che “c’è un grave ritardo tra aziende di matrice italiana ed aziende di provenienza estera considerate eccellenti luoghi di lavoro dai propri collaboratori”, e che “il ritardo si acuisce se estendiamo l’analisi ad un campione di lavoratori del settore privato e ancor di più del settore pubblico”. Ma i risultati, soprattutto, ci dicono che nel modello caratteristico italiano, in cui non esiste separazione tra management e proprietà, e in cui conseguentemente non vi è ricambio ai vertici (o comunque non in modo sufficiente), vista la struttura famigliare, la forbice nella valorizzazione del merito “aumenta con la permanenza in azienda, a differenza delle multinazionali di origine straniera e delle aziende top”.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus