L’Avanguardia Russa, la Siberia e l’Oriente

02/09/2013 di Simone Di Dato

L’Avanguardia Russa, la Siberia e l'Oriente

Ad avere il compito di inaugurare la prossima stagione culturale di Palazzo Strozzi a Firenze sarà uno di quei progetti che non assecondando le preferenze di un vasto pubblico, vengono definiti tutt’altro che grandi, bensì coraggiosi, arditi. Con la palese intenzione di sminuirne la portata, certo.

Ebbene la mostra in questione non solo presenta entrambe le qualità ma vuole smentire ogni sorta di pregiudizio perché ha tutti i requisiti per lasciare il segno. L’Avanguardia Russa, la Siberia e l’Oriente sarà infatti il primo evento internazionale volto a riconoscere l’importanza fondamentale delle fonti orientali nel Modernismo russo. Quel Modernismo dallo spirito mutevole e innovatore, nato in un clima di forti contraddizioni sociali, non circoscritto in limiti spaziali né temporali e che ha fatto del cubofuturismo, costruttivismo e poi dell’astrattismo, la sua nuova religione.

Avanguardia Russia, tra Siberia e l'Oriente
Wassily Kandinski, Due Ovali, 1919

Il dibattito sulla contaminazione e le relazioni artistiche tra Oriente e Occidente marcò profondamente la teoria e la pratica del tempo e d’altronde la forte influenza che molti pittori e scrittori russi subirono dalla tradizione eurasiatica è indiscutibile: le stampe popolari cinesi, le teorie teosofiche e antroposofiche della filosofia indiana, le incisioni giapponesi e i rituali sciamanici siberiani ne sono la chiara testimonianza. Artisti come Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, Natalia Goncharova, Wassily Kandinsky, Michail Larionov e Kazimir Malevich, i protagonisti di questa promettente collettiva, erano ben consapevoli e convinti di questa vera e propria sorgente di ispirazione. La stessa Goncharova, talentuosa e prolifica pittrice, tra le altre cose esponente del Neo-primitivismo, nonché  protagonista del gruppo “Il Vello d’oro”, disse a riguardo: “Sono passata attraverso tutto ciò che poteva dare l’Occidente fino al presente, e anche attraverso tutto quello che, partendo dall’Occidente, la mia patria ha creato. Ora scuoto la polvere dai miei piedi e me ne allontano. La mia strada va verso la fonte originaria di tutte le arti, verso l’Oriente. L’arte del mio paese è incomparabilmente più profonda di tutto ciò che conosce l’Occidente”.

Le sale di Palazzo Strozzi racconteranno a partire dal 27 settembre l’interesse dell’oriente russo verso l’estremo oriente evocandone il binomio di paura e attrazione, assegnando però un ruolo di rilievo agli artisti e le loro opere. Ma mostra sarà curata da John E. Bowlt (University of Southern California, Los Angeles), Nicoletta Misler (Università di Napoli l’Orientale) ed Evgenia Petrova (Deputy Director for Academic Research, State Russian Museum, St Petersburg) con l’assistenza di un gruppo di consulenti con il compito di creare un percorso espositivo che riproponesse la giusta atmosfera dove Kandinsky,  Malevič e gli altri,  approfondirono i rispettivi sistemi visivi, svilupparono i processi creativi interpretando le ricche e multiformi culture che li hanno profondamente segnati.

Avanguardia Russia, la Siberia e l'Oriente
Pavel Filonov, Animali, 1925-1926

Il percorso (unito a un ampio programma didattico, tra saggi di storici dell’arte ed etnografi di livello internazionale) farà in modo di accogliere anche il dialogo tra i principali esponenti dell’Avanguardia russa con altri esponenti dell’epoca, altrettanto significativi ma meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov, Vasilij Vatagin , le cui opere approdano in Occidente per la prima volta.

I pittori avanguardisti non fanno una scelta di vita, non cambiano il loro mondo, ma lo rafforzano facendosi  carico della tradizione per farla sopravvivere, nonostante un rinnovamento stilistico radicale. Subiscono il fascino di espressioni artistiche moderne e non per questo incompatibile con la loro pittura. Abbandonano così il figurativismo classico, le linee si allungano verso l’infinito, i colori corrispondono mai come adesso alle sensazioni, l’arte trova la semplicità, riscopre l’essenziale. Bisogna rompere con il passato ma continuare la tradizione culturale popolare. Bisogna adattare le vecchie regole alla nuova era, e questi artisti lo hanno fatto. Si deve guardare all’ignoto, all’altro, dove non è importante imitare la Natura, perché la vita quotidiana diventa il solo palcoscenico, l’unica protagonista.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus