Australia e Indonesia, così vicine così lontane

22/01/2014 di Martina Viscusi

Australia, Immigrati ed Indonesia

Il Mar Mediterraneo e l’Oceano Pacifico si assomigliano. La loro somiglianza però non è di tipo naturale, ma purtroppo umano. Entrambi sono acque attraversate da barconi fatiscenti con a bordo migliaia di donne e uomini che tentano di raggiungere un futuro migliore. Nel Pacifico la marea umana si sposta dall’Indonesia verso il paese più felice del mondo, l’Australia. L’Indonesia è un punto di transito. Da lì contrabbandieri traghettano i profughi di Siria, Iran, Sri Lanka e Bangladesh all’Isola del Natale, la zona più vicina alle coste australiane. Il numero di imbarcazioni è aumentato bruscamente nel 2012 e all’inizio del 2013. E decine di persone sono morte durante il viaggio.

La difesa dei confini australiani. Quando la coalizione liberale guidata dal primo ministro Tony Abbott ha vinto le elezioni lo scorso settembre, ha avviato l’Operazione Soverign Boarders, la quale affidava ai militari il controllo dei confini nazionali, come risposta concreta alle richieste provenienti dalla nazione. Sta anche lavorando per l’attuazione di politiche molto controversie in materia di asilo. Negli ultimi giorni, però, un vero e proprio caso diplomatico è scoppiato tra i due paesi. L’Indonesia, infatti, accusa l’Australia di aver invaso le proprie acque territoriali e sparato dei colpi, mentre riportava a riva su piccole navi un gruppo di circa 60 migranti provenienti per lo più dal Bangladesh e dal Pakistan.Se ciò fosse effettivamente accaduto, per le autorità indonesiane sarebbe la conferma dei loro sospetti: l’Australia utilizza scialuppe di salvataggio, da poco acquistate, per  far tornare indietro i richiedenti asilo.

Tony Abbott
Tony Abbott

Tensioni con l’Indonesia. Durante la conferenza stampa, il Ministro australiano per l’immigrazione, Scott Morrison, ha affermato che colpi di arma da fuoco non sono stati sparati. Inoltre, il Tenente Generale Angus Campbell, che guida le operazioni per controllare l’arrivo massiccio dei profughi, si è scusato per la violazione delle acque indonesiane parlando di un “errore di posizione”; il tutto è accaduto inavvertitamente mentre si tentava di fermare i richiedenti asilo.“Non abbiamo mai pensato di invadere il territorio sovrano di un’altra nazione”, ha detto. Il Ministro Morrison ha poi ribadito che “l’Australia ha preso un impegno condiviso con l’Indonesia a rispettare reciprocamente la sovranità di ciascuna nazione molto, molto sul serio”, aggiungendo che il ministro degli Esteri avrebbe successivamente presentato delle “scuse senza riserve”. Forti critiche però sono giunte dal leader australiano dell’opposizione, Bill Shorten, il quale ha definito così “segrete” le operazioni da mandare in confusione anche il personale della difesa. I Verdi hanno messo in dubbio la negazione del ministro secondo cui i colpi non siano stati sparati. Il senatore Sara Hanson-Young ha dichiarato: “Se [il ministro] è veramente convinto, è il momento di presentarsi di fronte alle camere e rendere noti tutti i dettagli dell’incidente”.

L’Indonesia ha chiesto all’Australia di sospendere le operazioni fino a quando non siano state chiarite tutte le dinamiche. Altrimenti, se ciò non accadrà, si sentirà in diritto di intensificare le pattuglie nelle zone in cui le violazioni della sua sovranità e integrità territoriale sono a rischio. La portavoce del governo indonesiano ha definito la politica australiana non predisposta a trovare una soluzione globale. I legami tra Australia e Indonesia erano già notevolmente tesi a causa del data gate australiano, il più grande scandalo di spionaggio internazionale per una nazione tutto sommato giovane come l’Australia.

Australia e Data Gate. È stato infatti confermato che tale Paese lavorava per gli americani per spiare la gran parte dei paesi asiatici, usando come base segreta di raccolta informazioni le ambasciate australiane nelle diverse capitali. L’Indonesia ha più volte chiesto spiegazioni all’Australia senza però ottenere mai chiarimenti in cambio. Con il deteriorarsi dei rapporti diplomatici tra i due paesi, complici nuove rivelazioni sui progetti di spionaggio dei servizi australiani, l’Indonesia  ha preteso ufficialmente delle scuse formali. Il Primo Ministro Abbott si è rifiutato e ha dichiarato che “Non ci si può aspettare che l’Australia chieda scusa per aver agito nell’interesse della propria sicurezza nazionale, così come non ci si può aspettare che altri paesi chiedano scusa per quanto di simile abbiano fatto in passato”. L’inizio dell’allontanamento diplomatico è iniziato.

The following two tabs change content below.

Martina Viscusi

Nasce in Molise nel 1989. Dopo la maturità scientifica decide di trasferirsi a Roma per frequentare la facoltà di Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli, dove rimarrà anche per gli studi magistrali, dopo l’esperienza Erasmus all’Universitet i Oslo. È attualmente laureanda in Relazioni Internazionali. Appassionata di sudest asiatico e America Latina.
blog comments powered by Disqus