Austerity intelligente: unica via

16/07/2013 di Giovanni Caccavello

La sola ricetta per far ripartire l'economia italiana è quella di ridurre la spesa pubblica e di eliminare tutti gli sprechi e le inefficienze

Austerity vs Spesa – Nel corso di questi ultimi anni, a causa della crisi Europea e mondiale, economisti, istituti internazionali e commentatori hanno cercato di spiegare al “pubblico” che, in macroeconomia, esistono due ricette per guidare un paese in difficoltà economica fuori dal baratro: misure di austerità oppure stimoli fiscali di scuola Keynesiana. Quasi tutti coloro che hanno preso parte a tale dibattito hanno però perso di vista uno dei concetti economici più semplici e basilari di tutta la macroeconomia: ogni nazione ha una storia diversa e si basa su fondamentali economici differenti; ciò significa che risulta essere impossibile, ma innanzitutto sbagliato, applicare la stessa “cura” a tutti i “pazienti”.

Paziente Italia – Tra i pazienti più malati troviamo anche l’Italia che, a causa dell’incapacità della classe politica nazionale, a causa delle sue inefficienze croniche e a causa delle sue abnormi anomalie, potrebbe essere vista come il laboratorio preferito di molto economisti desiderosi di dimostrare quale tra le ricette da somministrare sia la “più buona” e produca gli effetti migliori. Nonostante, però, tale situazione precaria, in Italia il dibattito macroeconomico su austerità e maggiore spesa è risultato essere molto sterile, poco serio e molto populista.

Possibile ricetta – E’inutile girarci attorno. L’Italia ha ancora bisogno di misure di austerità. Un’austerità intelligente, controllata, che non vada assolutamente ad aumentare il carico fiscale (il quale deve, invece, venire abbassato!), ma che colpisca pesantemente tutti gli sprechi e le (tantissime) spese improduttive di questo paese. Servono quindi misure di “austerity” che riducano sia il deficit che il debito pubblico e ciò può avvenire solo attraverso politiche di tagli agli sprechi che lo stato italiano si è accollato nel corso dei decenni. E’ solo attraverso una tale politica di “austerity intelligente” che alcuni dei problemi macroeconomici italiani posso essere risolti.

Benefici – Tale azione, risulterebbe innanzitutto l’unica approvata in toto dai mercati, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Unione Europea e dalle Agenzie di Rating, i quali capirebbero immediatamente che l’Italia è un paese che vuole tornare a crescere, che vuole tornare ad essere un polo per gli investimenti in Europa e, soprattutto, che vuole far capire ai creditori che ha le liquidità necessarie per ripagare gli investitori che detengono titoli del tesoro Italiani.

La teoria della Contrazione Fiscale Espansionistica – Oltre a questo, una ricetta di “Austerity Intelligente” che elimini gli sprechi e le inefficienze statali  ridurrebbe sia il debito che il deficit pubblico, aumenterebbe la competitività economica del paese e, nel medio-lungo periodo, secondo la controversa teoria della così detta “Contrazione fiscale espansionistica” (Expansionary Fiscal Contraction) cambierebbe le aspettative future su tasse (minori), spese statali (maggiori)  incoraggiando così il consumo di famiglie e imprese, il quale a sua volta produrrebbe una generale espansione economica. Ulteriore beneficio che tale azione macroeconomica produrrebbe, se applicata in modo corretto, è un cambiamento delle abitudini dello Stato nello spendere. In particolare, in un momento così delicato come l’attuale, misure di “austerità controllata” potrebbero colpire alla radice il “capitalismo clientelare italiano”, fatto di nepotismo, poca meritocrazia, molti sprechi ed inefficienze. Lo Stato, infatti, incomincerebbe anche ad assegnare posti in base alle capacità e non alle conoscenze di persone influenti (cosa che aumenterebbe la produttività e la concorrenza), ridurrebbe costi inutili come le Provincie, ridurrebbe di molto gli sprechi della pubblica amministrazione e della sanità e chi più né ha, né metta. Ciò, solamente perché un modello di austerità ben organizzato provocherebbe un cambiamento del trend statale che nel corso di questi ultimi anni è stato condotto in modo pessimo ed è stato tenuto a bada solamente dai vincoli europei.

Conclusione felice – Un’austerity intelligente è quindi l’unica ricetta veramente auspicabile che permetta all’Italia di uscire definitivamente dalla crisi che l’ha distrutta nel corso di questi ultimi due anni. Tale ricetta, basata su un taglio drastico delle spese improduttive e accompagnata sia da una massiccia vendita di patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato che da una serie di privatizzazioni e liberalizzazioni, permetterebbe all’Italia di riattivare il motore della crescita nel più breve tempo possibile, darebbe l’opportunità a qualsiasi governo di agire con più autonomia in ambito economico, aprirebbe le porte ad una stagione di riforme e ridarebbe luce ad un paese da troppo tempo adombrato da una politica troppo corrotta, sporca, inefficiente e inadatta.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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