Augusto Murri – Pioniere della scienza medica italiana

27/12/2014 di Silvia Mangano

Considerato da molti uno dei più grandi clinici della seconda metà dell'800, Augusto Murri dedicò la propria vita alla medicina, ma si impegnò anche in politica, divenendo deputato nel 1890 e combattendo per la sanità e l'istruzione laica

Augusto Murri

Augusto Murri nacque a Fermo nel 1841, da Giovambattista M. e Teodolinda Polimanti. Il padre, magistrato, aveva partecipato come deputato alla Repubblica Romana e per ovvi motivi politici fu costretto a scappare e a lasciare la moglie e i figli, che si ridussero in poco tempo sul lastrico. Vissuto in ristrettezze economiche, Augusto non frequentò la scuola per gran parte della sua adolescenza, poiché il padre si era strenuamente opposto a che frequentasse gli istituti di Fermo, retti dai gesuiti. Fu soltanto quando si trasferì a Firenze con la madre (dopo i quindici anni) che poté iniziare a studiare, e in soli tre anni completò il ginnasio e il liceo, iniziando così la sua carriera di studi in medicina. Si formò in diverse città d’Italia (Bologna, Pisa, Camerino) ed in Europa (Parigi e Germania), in cui apprese e perfezionò le ultime teorie della scienza medica. Tornato in patria, iniziò la professione medica e si sposò nel 1869 con Giannina Murri, omonima, da cui ebbe due figli, Teodolinda (detta Linda) e Tullio.

I primi anni di ricerca scientifica e le sue prime pubblicazioni gli procurarono una discreta fama in tutta Italia, tanto che nel 1870 venne chiamato a Roma come primo assistente da Guido Baccelli, professore di clinica medica. Da questa collaborazione e dai contemporanei studi di Antonio Cardarelli nacque una nuova scuola di pensiero che si contrappose idealmente a quella dominante della medicina clinica francese: se quest’ultima impostava la propria epistemologia sulla ricerca in laboratorio, quella italiana prediligeva l’osservazione diretta dei sintomi nel paziente. La necessità di tale «ragionamento clinico», che caratterizzò l’intero arco della sua vita da ricercatore, venne espressa dallo stesso Murri con una massima che confluì nel suo Pensieri e Precetti: «nella clinica come nella vita, bisogna avere un preconcetto, uno solo, ma inalienabile – il preconcetto, che tutto ciò che si afferma e che par vero può essere falso: bisogna farsi una regola costante di criticar tutto e tutti, prima di credere: bisogna domandarsi sempre come primo dovere “perché devo io credere questo?”». Nel 1876, i suoi successi in campo medico lo catapultarono, giovanissimo per l’incarico, a Bologna, in cui fu inviato dal ministro della Pubblica Istruzione per dirigere il reparto di medicina clinica dell’ateneo, di cui divenne persino rettore nel 1888.

Tuttavia Augusto Murri non fu soltanto medico, ma rivestì anche incarichi politici. D’ispirazione mazziniana e orientamento radicale, il Murri venne eletto come deputato del collegio di Ascoli Piceno nel 1890. Tutta la sua attività politica, in carica nelle legislature e non, si concentrò su due temi fondamentali: la sanità e l’istruzione. Grazie all’impegno nella prima, Augusto Murri riuscì a dare un decisivo impulso all’attenzione del governo per il patrocinio e il sovvenzionamento degli atenei e delle strutture ospedaliere, che in quegli anni stavano conoscendo una stagione di vere e proprie rivoluzioni copernicane in tutti i campi della medicina. Per quanto riguarda la seconda, entrò in forti contrasti con il proprio mentore, Baccelli, riguardo alla legge Casati, che prevedeva la possibilità di iscriversi a scuole rette da ordini religiosi a chi ne avesse fatto richiesta, così da garantire ai propri figli un’istruzione cattolica. Il Murri era un sostenitore dell’istruzione laica e del compito imprescindibile che il neonato Regno d’Italia doveva avere in questo senso. Alla vigilia della prima guerra mondiale, si dichiarò convinto interventista, ma per l’età ormai avanzata non poté partecipare direttamente al conflitto.

Gli ultimi anni della sua vita trascorsero nell’inquietudine, in seguito al caso giudiziario che investì i suoi due figli: Tullio venne condannato per l’omicidio del cognato, avvenuto il 2 settembre 1902, insieme a sua sorella Linda, condannata in qualità di mandante. Il principale testimone e accusatore dei due fratelli fu proprio Augusto Murri, che con dolore si ritirò dall’insegnamento e per tre anni seguì senza requie le vicende giudiziarie dei figli. Morì a Bologna nel 1932, lasciando un vastissimo repertorio di pubblicazioni che spaziavano dalla chimica alla psicologia.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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