Attesa. 1960-2016 : Mimmo Jodice in mostra al Madre di Napoli

01/08/2016 di Simone Di Dato

Un viaggio di oltre cento opere tra nuovi cicli e le sperimentazioni più significative dell'artista napoletano

Mimmo Jodice

Un teatro deserto, una finestra chiusa, le spalle di qualcuno che probabilmente non si girerà. Una sedia libera in una stanza bianca, pareti cieche, interni vuoti e vuoti spazi urbani sospesi nella dimensione cruda ma metafisica dell’attesa. Fino al 24 ottobre 2016 il Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli (Madre) ospita “Attesa. 1960-2016“, il progetto fotografico firmato da Mimmo Jodice concepito per gli spazi del museo partenopeo, un viaggio di oltre cento opere tra nuovi cicli e le sperimentazioni più significative dell’artista. Si tratta della più grande mostra retrospettiva mai dedicata a quegli scatti che lo hanno reso indiscusso maestro della fotografia contemporanea.

CodiceVera istituzione per Napoli, Mimmo Jodice comincia a mostrare interesse per l’arte sin da ragazzino. A fare da sfondo ad un’infanzia non semplice è il Rione Sanità, uno tra i più difficili e affascinanti quartieri di Napoli dove il giovane artista comincia ben presto a lavorare, dedicandosi da autodidatta al disegno. Un ingranditore per stampare, dono del padre di un caro amico, segna l’inizio dell’avventura fotografica di Jodice. Gli anni ’50 e ’60 sono quelli dei reporter e fotoamatori, della fotografia rigorosamente in bianco e nero, fatta di opere astratte e concettuali in mezzo ai più diffusi ritratti e paesaggi. Quelli successivi sono tra i più prolifici. A Napoli cominciano a fiorire mostre d’arte contemporanea e gallerie, fotografi, happening e performace di artisti come Warhol che invadono la scena artistica partenopea. E’ allora che Jodice conosce intellettuali del calibro di Emilio Notte, dirigente dell’Accademia di Belle Arti, Lucio Amelio, protagonista del mercato dell’arte contemporanea internazionale e artisti come Joseph Beuys, Jannis Kounellis, Robert Rauschenberg e Sol LeWitt. Ma più di ogni altra cosa, quegli anni furono segnati da eventi che sconvolsero l’ordine sociale, occasione per il fotografo di realizzare bellissimi scatti: dai luoghi del lavoro alle migrazioni, dal malessere sociale alle pittoresche feste paesane, fino alle carceri e gli istituti psichiatrici.

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“Le mie emozioni sono fatte di Attese”

Nelle sue opere Jodice spazia tra progetti e temi sempre disparati, ma la sintesi che accentua emozioni in spazi privi di contingenza temporale è senza dubbio il comune denominatore di una costante ricerca in bianco e nero, una fotografia resa nella sua dimensione fisica più cruda, autentica, ma che sa lasciare spazio all’immaginazione, capace di immortalare il mondo in tutte le sue espressioni sensibili. Nulla è lasciato al caso: il suo linguaggio artistico non contempla l’improvvisazione. Ogni progetto è attentamente studiato, il risultato di un’attenta riflessione che sfocia nella totale mancanza di tonalità. L’assenza di colore “troppo descrittivo e che non lascia spazio all’immaginazione“, nulla toglie agli scatti che anzi acquistano una patina di “ineffabile eternità“. Ecco che soggetti antichi risultano riletti in chiave moderna, quelli contemporanei si vestono di storia e tradizione senza tempo.

jodice-6Dopo gli anni dell’impegno sociale, della vita brulicante e senza speranza della città natale, i cui scatti (circa 300) sono proiettati nella Sala Re_PUBBLICA Madre al piano terra del Museo, la mostra prosegue al terzo piano, ripercorrendo i progetti più significativi dell’artista. All’appello “Vedute di Napoli“, scatti del 1980 con i quali Jodice si confronta con il tema del tempo e del vuoto, immagini dalla forte carica surrealista che non a caso sono affiancati ad opere di De Chirico e di Magritte. Non manca la serie “Eden“, nature morte colme di inquietudine, mutate nel loro significato più profondo, trasformate da visioni belle da ammirare a scenari immersi nella più scomoda dimensione del banale. Sarà poi la volta dei capolavori dedicati all’archeologia, di volti, corpi e architetture antiche, da Pompei, Ercolano fino a Palmira, in un viaggio nel Mediterraneo che va ben oltre la bellezza delle statue o dei ruderi imponenti, centrato pittosto sulla memoria e sulla messa a fuoco di persone e luoghi ancora vivi. Ma Napoli risulta essere solo il punto di partenza di un viaggio molto più ampio che va oltre il bacino del Mediterraneo, alla ricerca della sospensione temporale in antiche e moderne architetture ricche di simbologie: ecco dunque New York, Parigi, Boston, Roma, Milano, luoghi in cui le coordinate spaziali si perdono in favore di un comune senso di smarrimento, scenari in cui regna l’incertezza e il vuoto dell’attesa.

Mimmo Jodice. Attesa. 1960-2016
a cura di Andrea Viliani
Museo Madre, piano terra
Sala Re_PUBBLICA Madre
e terzo piano.
Dal 24.06 al 24.10.2016

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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