Atatürk, Padre dei Turchi

29/04/2016 di Cristina Ioannilli

Avversario e distruttore della tradizione ottomana, rivoluzionario e autentico innovatore poiché aperto alla cultura occidentale, allo stesso tempo fedele difensore della patria: tutto questo fu Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della Turchia moderna laica e repubblicana, nonché padre della patria.

L’Impero ottomano era da tempo fatiscente: dalla fine del XVII secolo le sue frontiere settentrionali erano arretrate nella penisola balcanica e transcaucasica, sotto la spinta degli imperi asburgico e russo. Le popolazioni cristiane dei Balcani ad esso soggette erano sempre più irrequiete e, con l’incoraggiamento e l’aiuto delle grandi potenze rivali, avevano già trasformato buona parte dei territori in una serie di Stati più o meno indipendenti. Si fece allora più vivace il moto riformatore per ottenere una costituzione di tipo europeo, che fu infine concessa nel 1876 da ‛Abd ul-Ḥamī´d II, ma subito revocata dallo stesso sultano, che instaurò un regime reazionario e poliziesco. La guerra russo-turca del 1877-78 diede un colpo decisivo al dominio turco in Europa, con la creazione degli Stati indipendenti di Serbia e Romania e di quello autonomo di Bulgaria. Nel 1878 il Congresso di Berlino segnò la fine della presenza ottomana nei Balcani. Nel 1881 l’Impero Ottomano era dunque in declino: parti del suo territorio, come la Grecia, si erano rese indipendenti da tempo; l’economia era sull’orlo del fallimento, tanto che la gestione delle finanze passò nelle mani di una Commissione Internazionale; le potenze europee sfruttarono così le risorse dell’Impero, auspicando il suo smembramento.

Mustafa Kemal nacque il 19 maggio 1881 a Salonicco, una delle principali città dell’Impero ottomano e la più importante dei Balcani. Quarto di sei figli, la sua era una famiglia della piccola borghesia impiegatizia della minoranza musulmana: suo padre, Ali Riza era impiegato statale; quando morì, nel 1888, Zübeyde, madre di Mustafa, trasferì la famiglia in campagna. Dopo questo interludio rurale, il futuro Atatürk tornò a Salonicco, presso una zia paterna, dove fu iscritto alla scuola di avviamento alla carriera amministrativa. In questa prima infanzia, Mustafa si trovò in bilico fra istruzione tradizionale e istruzione moderna, fra carriera civile e carriera militare: ben presto fece capire quanto propendesse per quest’ultima: la madre, tornata a Salonicco, nonostante i tentativi di contrastare la vocazione militare del figlio, dovette rassegnarsi.

Ataturk
Ataturk

L’apprendistato militare durò ben tredici anni: il fatto stesso che egli si formasse in una specifica scuola di avviamento alla carriera militare lo qualificava come moderno, in contrapposizione a coloro che partivano dalla semplice coscrizione. Fu nei primi anni della scuola militare che il giovane divenne Mustafa Kemal: sia per evitare l’omonimia con l’insegnante di matematica, sia per sottolineare la sua bravura, gli fu attribuito un secondo nome che vuol dire “perfezione”. Si diplomò nel 1896 e si iscrisse nella scuola superiore della vicina città di Manastir. Il 19 aprile 1897 scoppiò, a causa dell’irredentismo dei greci di Creta, la guerra greco-turca: il conflitto finì prima che Kemal potesse partire per parteciparvi, e così si diplomò nel 1898. L’anno seguente, entrò alla Scuola di Guerra di Istanbul. Nel 1904 terminò il suo percorso alla Scuola dello Stato Maggiore: era ormai divenuto un Ufficiale, e fu assegnato al 30° reggimento di cavalleria in Siria. Animato da sentimenti di ostilità nei confronti del sultano, fondò a Damasco la società segreta Vatan ve Hürriyet (Patria e Libertà). Successivamente, Mustafa tornò dalla madre e si fece prescrivere quattro mesi di riposo a Salonicco: tra la fine del 1905 e l’inizio del 1906 si dedicò così a fondare la filiale tessalonicese della società segreta ed entrò a far parte del movimento dei Giovani Turchi. Nel 1907 a Damasco completò il suo apprendistato e a settembre ottenne il trasferimento a Salonicco, venendo nominato il 22 giugno 1908 ispettore della ferrovia SaloniccoSkopje. Gli unionisti marciarono su Istanbul costringendo il sultano a ripristinare la costituzione: la rivoluzione portò alla destituzione del vecchio sultano e alla nomina di uno nuovo, Maometto V.

Nel 1911 l’Italia invase la Libia e a nulla valse il tentativo di resistenza di alcuni ufficiali unionisti, tra i quali Mustafa Kemal, partiti per organizzare la guerriglia; dopo la Libia, fu la volta delle guerre balcaniche, che tra il 1911 e il 1913 privarono il vecchio Impero di tutti i suoi territori europei. Mustafa, che nel frattempo si era trasferito a Istanbul, non rivide mai più la sua Salonicco.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il nuovo governo turco si schierò al fianco degli Imperi centrali: la Germania fu l’unico Paese rimasto a supportare i turchi contro la minaccia dell’Impero russo a nord; il sultano aveva da tempo affidato ai generali tedeschi la ristrutturazione del proprio esercito: in questo modo il comando delle operazioni militari in Turchia finì in mano alla Germania. Il giovane ufficiale Mustafa Kemal si trovò in perenne polemica con i suoi superiori e con le decisioni dei generali tedeschi. Nel 1915 fu inviato nei Dardanelli in appoggio al generale von Sanders e si distinse guidando l’unica battaglia vittoriosa dell’esercito ottomano nella guerra: quella che permise di contenere l’avanzata degli Alleati a Gallipoli; l’episodio gli valse il titolo di Pascià e in ambiente militare divenne l’eroe dei Dardanelli.

Quando a fine ottobre 1918 venne firmato l’armistizio di Mudros, l’Impero ottomano si dissolse, alimentando le spinte nazionalistiche delle diverse etnie rimaste sul territorio. In alcune zone dell’Anatolia centrale cominciarono ad armarsi anche gruppi di musulmani, e il sultano inviò Mustafa Kemal a ripristinare l’ordine: invece, insieme ad un manipolo di ufficiali di idee nazionaliste, l’eroe dei Dardanelli cominciò ad organizzare la Resistenza contro l’occupazione straniera. Intanto la Grecia, il 15 maggio 1919, con il benestare dell’Intesa occupò Smirne. Quello del sultano era ormai un governo fantoccio in mano agli inglesi, che gli imposero di inviare l’esercito contro Kemal. Il 16 marzo 1920 gli Alleati occuparono militarmente Istanbul sciogliendo il Parlamento; Mustafa riorganizzò le forze militari rimaste in Anatolia e formò ad Ankara un governo ribelle, guidato da una vera e propria Assemblea Nazionale che lo elesse Presidente. Il 10 agosto il sultano firmò a Sèvres un trattato umiliante che ridusse ulteriormente il territorio della Turchia; nel 1921 l’esercito greco organizzò un’offensiva per contrastare il nazionalismo turco; Kemal non si arrese e per la battaglia coinvolse anche le donne musulmane affinché servissero nell’esercito: il 10 settembre 1922 l’esercito turco entrò a Smirne. Le truppe turche entrarono poi a Costantinopoli, mentre la folla inneggiava a Mustafa Kemal che nel frattempo aveva assunto il titolo di Gazi, grande condottiero. A Losanna si elaborò un nuovo trattato in sostituzione a quello di Sèvres: la Turchia divenne così uno Stato indipendente.

Kemal tornò in patria e tenne una serie di discorsi nei quali si definirono le linee del suo programma politico: laicismo, centralità dello Stato, indipendenza economica dai capitali stranieri, modernizzazione e crescita culturale del Paese. Il 29 ottobre 1923 viene proclamata la Repubblica: le nuove istituzioni vennero modellate su quelle dei Paesi democratici, ma Mustafa Kemal concentrò su di sé la carica di Presidente e quella di Capo delle forze armate. Procedette all’abolizione del Califfato e delle scuole coraniche: una nuova legge dichiarò alto tradimento l’utilizzo della religione a fini politici; un anno dopo, venne abolito anche l’Islam come religione di stato. Nel 1925 il potere di Mustafa Kemal era abbastanza solido per poter avviare il suo programma di riforme: fece approvare la Costituzione e introdusse il calendario gregoriano; avviò poi un intenso programma di industrializzazione del Paese sotto il diretto controllo dello Stato. Il suo progetto era di trasformare la cultura e l’identità turca; riformò l’abbigliamento maschile, vietando l’uso del turbante e inserì tra i criteri di selezione l’abitudine di vestire all’occidentale e di non portare la barba. Venne abolita la poligamia, vietato l’uso del velo e concessa la parità di diritti. Le donne potevano accedere alle stesse scuole e alle stesse professioni degli uomini, e nel 1934 ottennero il diritto di voto.

Lo stesso stile di vita di Mustafa fu simbolo di modernità; non ebbe figli, ma ne adottò sette, tutte femmine. La riforma più eclatante arrivò nel 1928: l’uso dell’arabo venne vietato anche nella preghiera e il Corano venne tradotto in turco. Sei anni dopo venne introdotto anche l’uso dei cognomi, fino ad allora inesistenti: Mustafa Kemal riservò per sé quello di Atatürk e divenne così il progenitore dei Turchi. Morì il 10 novembre 1938 ucciso dall’alcool; al suo funerale parteciparono le delegazioni di diciassette Paesi; la Turchia era nel frattempo entrata nella Società delle Nazioni e il kemalismo sarebbe stato il pilastro della sua nuova società.

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Cristina Ioannilli

Nata a Roma il 18 agosto 1993. Diplomata al Liceo Classico “Marco Terenzio Varrone” di Rieti, si è laureata nel 2015 in Storia e Filosofia presso l’Università Europea di Roma. Appassionata di storia contemporanea, dedica i suoi studi ai momenti di transizione e ai processi di formazione delle identità nazionali in Europa.
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