L’astrazione della realtà: Giorgio Morandi in mostra a Roma

28/02/2015 di Laura Caschera

“Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo”. Queste parole sintetizzano il credo artistico di Giorgio Morandi, al quale è dedicata la mostra "Giorgio Morandi 1890- 1964”, al Complesso del Vittoriano, dal 28 febbraio al 21 giugno 2015.

Giorgio Morandi 1890- 1964

L’esposizione Giorgio Morandi 1890-1964, curata dalla professoressa Maria Cristina Barbera, rappresenta un’occasione unica per ammirare il percorso artistico dell’artista bolognese,  definito da molti dei suoi contemporanei come “uno dei più grandi pittori italiani viventi”. Per la prima volta Morandi torna a Roma, dopo ben 40 anni, in una straordinaria rassegna con oltre 150 opere, di cui 100 dipinti. Come sottolineato dalla professoressa Barbera, la mostra si propone come obiettivo quello di far conoscere al pubblico allargato la poliedricità e la particolarità artistica di Morandi, grazie soprattutto al contributo di numerosi musei e collezionisti privati, che hanno reso possibile indagare la pittorica dell’artista a 360 gradi. Le opere provengono da importanti musei, tra cui il Museo Morandi, istituzione ufficiale dell’artista bolognese, il Centre Pompidou di Parigi, i Musei Vaticani di Roma e la Galleria degli Uffizi di Firenze, solo per citarne alcuni.

Natura Morta 1919
Natura Morta 1919

Il percorso espositivo si propone come obiettivo quello di indagare a fondo sulla modernità e la personalissima visione dell’arte propria di Morandi, fatto principalmente di nature morte spesso non convenzionali e anche di un unico “autoritratto”, dove l’artista riprende le tematiche pittoriche di Cézanne. Si era avvicinato allo studio dell’impressionista a partire dalle sue “Bagnanti”, cimentandosi nella raffigurazione della figura umana, itinerario che abbandonò però ben presto, per dedicarsi allo studio degli oggetti del mondo reale. Ciò che colpisce nella visione dei suoi quadri è soprattutto la distanza dal narrativo e dalle poetiche sociali, così da riuscire ad abbracciare l’universale, per consegnare ai posteri un’arte sempre attuale, priva di legami con la contingenza.

Come sottolinea lo stesso Morandi: “gli stessi titoli che ho scelto per queste opere sono convenzionali, come “Natura morta”, “Fiori” o “Paesaggio”, senza alcuna allusione alla bizzarria o a un mondo irreale”. Anche nello stesso studio degli oggetti, infatti, trapela l’anima dell’artista, così legato al mondo bolognese da non distaccarsene mai, ma ciò non deve far pensare a lui come ad un artista timido ed isolato. Iniziò la sua carriera artistica all’Accademia di belle arti di Bologna, che abbandonò però ben presto a causa dell’arretratezza dell’ambiente scolastico. Nelle prime fasi della sua carriera rivolse un’acuta attenzione al mondo del cubismo, studiando a fondo opere di personalità del calibro di Braque e Picasso. La testimonianza di questo profondo interesse si osserva da una delle prime opere dell’artista, una delle più rare presenti nella mostra, anch’essa dal titolo “Natura Morta”, dipinta nel 1914. Si avvicinò poi al mondo del futurismo, con una sua personalissima adesione al movimento.

Natura Morta, 1918
Natura Morta, 1918

Senza dubbio, però, ciò che contribuì in maniera più pulsante all’evoluzione artistica di Morandi e allo studio quasi plastico delle sue amate nature morte, fu l’incontro con Carrà e De Chirico e l’avvicinamento alla metafisica. Testimone illustre di questo sodalizio artistico è il quadro “Natura Morta”, dipinto nel 1918, dove i soggetti in primo piano, tra i quali non può mancare una bottiglia dal collo allungato, sembrano essere immersi in un atmosfera senza tempo, come le immense e silenziose piazze di De Chirico. L’attenzione di Morandi non è però catturata solo dalle moderne avanguardie artistiche, infatti, egli dedica molto del suo tempo allo studio dei grandi artisti classici, si interessa ai lavori di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e Caravaggio. Ed è proprio da quest’ultimo che riprende alcune tematiche relative al soggetto, come sottolineato da numerosi anni di studi di critica dell’arte.

Paesaggio, anni 10 circa
Paesaggio, anni 10 circa

Ma ciò che colpisce profondamente della mostra, al di là delle splendide rappresentazioni pittoriche che riempiono il primo e il secondo piano dell’esposizione, è la presenza di numerose incisioni, acquerelli e disegni. In particolare, degna di essere citata, è la scelta di aver posizionato accanto alle incisioni le rispettive matrici in rame, provenienti dall’Istituto Nazionale per la Grafica, abitualmente non esposte al pubblico per ragioni conservative.

Non appena si salgono le scale che portano agli ambienti della rassegna, sulla destra fa da introduzione una piccola sala, dove è possibile guardare un video che illustra in pochi minuti la storia, la vita e la carriera di Giorgio Morandi. Continuando il percorso si viene rapiti dalla perfezione delle incisioni e dei disegni, e dalla saggia scelta di sfruttare alcuni spazi nascosti, in modo da far trovare il visitatore sempre al centro della scena. Proseguendo, al primo piano possiamo trovare alcune tra le più belle nature morte dell’artista, mentre al piano superiore fanno da padrone le tematiche del paesaggio e dei fiori, in una fantasia di colori che riesce subito a rapire lo sguardo. Una mostra che, non solo per la particolarità del soggetto, non rischia certo di essere banale, da consigliare a chiunque voglia approfondire lo studio di un artista non convenzionale, così sospeso nel tempo da non rischiare di diventare stantio.

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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