“Astrattista Futurista”: Giacomo Balla in mostra a Parma

07/09/2015 di Simone Di Dato

"Il valore di Balla non era nel significato diremo così etico che egli dava ai suoi quadri, ma nella ostinata ricerca di soggetti che combattessero il comune aspetto dei quadri. Egli faceva una lotta contro il sublime con un lavoro inumano e solitario, di una severità mistica". Boccioni, 1915.

Giacomo Balla

A cento anni dalla pubblicazione del “Manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo“, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo a Parma celebra l’arte di Giacomo Balla (1871-1958) con una mostra che racconterà l’intera carriera del maestro torinese attraverso l’analisi del celebre Manifesto e delle tappe artistiche più significative, dalle opere divisioniste, gli anni Trenta e Quaranta, passando per la pittura astratta, fino ovviamente all’adesione al Futurismo.

E’ nel 1915 che Giacomo Balla, insieme a Fortunato Depero, firma il Manifesto sottoscritto “Astrattista Futurista”, annunciando la formazione di un linguaggio nuovo e rivoluzionario che influenzerà decisivamente i giovani che di lì a qualche anno daranno contributi fondamentali al futurismo, nomi come Boccioni, Severini e Sironi.
Tra i campi di ricerca figurano arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: il manifesto propone in modo evidente di estendere in modo evidente l’estetica futurista a qualsiasi aspetto della vita quotidiana, e nulla sembra sfuggire a questa trasformazione culturale. Prima di imporsi come precursore dell’avanguardia però, Balla fu tra i grandi protagonisti del divisionismo. Allievo dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, utilizzerà un linguaggio relativamente libero dai valori simbolici propri di maestri come Previati e Segantini richiamandosi piuttosto alla pittura di Pellizza da Volpedo e di Morbelli, quando elaborerà un realismo sconcertante alla ricerca di tagli fotografici del tutto insoliti in materia di rappresentazione pittorica. Siamo agli inizi del ‘900 e il maestro ha già attuato una svolta nei confronti della precedente produzione artistica, ha messo in dubbio la suddivisione della materia, ha cercato il moto nella sua espressione psicologica, ha dimostrato di essere probabilmente l’artista più avvertito riguardo al linguaggio fotografico e ai suggerimenti che questo può dare ad un pittore, ha già vissuto il passaggio dalla suddivisione del pigmento colorato del divisionismo alla costruzione geometrica astratta. Come scrive Argan ne L’arte moderna, 1970  “Balla che sul tema del dinamismo  meditava già da alcuni anni (il famoso Cane al guinzaglio è del 1912) prescinde quasi totalmente dall’immagine visiva per dare l’immagine psicologica del moto.La sua ricerca è prevalentemente linguistica: mira a stabilire un codice di segni significanti velocità, dinamismo. 

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Se dunque l’arte prima di allora è ricolma di nostalgia, dolore, dramma, senso di abbandono e lontananza, il Futurismo di Balla vuole l’arte come azione, quindi percezione visiva, ottimismo, ricerca la vita nelle strutture della materia, colore, futuro. “… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione […]. Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.” Con queste parole Balla, già affermato e giunto ormai all’età di quarantaquattro anni, abbandona la sicura produzione figurativa di matrice divisionista e si impone come modernizzatore della pittura saltando sul carro dell’avanguardia da entusiasta e instancabile sperimentatore. Si muove su una linea del tutto diversa, alla ricerca di un linguaggio astratto e libero, più vicino alla cultura tecnica e alla sensibilità sperimentale della società industriale, cercando “penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze“.

Curata da Elena Gigli e Stefano Roffi, la mostra proporrà dal 12 settembre all’8 dicembre circa 70 opere, prestigiosi prestiti di collezioni private e dei principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino. Il percorso espositivo si articolerà per temi, e ripercorrerà gli aspetti più significativi del Manifesto del 1915. Ad aprire le danze il tema “Astratto”, con alcuni pastelli realizzati a inizio 900 a Villa Borghese come “Fontana (che piange)” della collezione d’arte della Banca d’Italia e l’affascinante “Finestra di Düsseldorf“, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo. Si passa poi a “Dinamico”tra velocità nel volo delle rondini, nell’automobile che corre e nella velocità astratta, poi a “Trasparentissimo”, al paesaggio artificiale di “Linee forze di paesaggio + sera ” della sezione “Coloratissimo e luminosissimo”. Ancora gli autoritratti di “Autonomo”, il tema “Drammatico” della guerra con “Dimostrazione interventista” del 1915,  passando per “Volatile” e le figure femminili nei ritratti quali “Dubbio” ed “Elisa che cuce“, fino a “Scoppiante” la sezione che analizza la linea della velocità nelle sculture, dal rossissimo “Pugno di Boccioni” al “Complesso plastico” e che chiude il cerchio dei prodromi dell’estetica futurista, tra i più innovativi mai proclamati nella storia dell’arte.

 

Info:
GIACOMO BALLA Astrattista Futurista
a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi
Dal 12 settembre all’ 8 dicembre 2015
Fondazione Magnani Rocca,
via Fondazione Magnani Rocca 4,
Mamiano di Traversetolo, Parma.

 

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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