Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza: ad Expo per guardare al futuro

27/10/2015 di Andrea Viscardi

Si è svolta ieri l’assemblea annuale di Assolombarda. La prima dopo la fusione con Confindustria Monza Brianza. Ospiti il Ministro Padoan e il Presidente della Repubblica Mattarella. Vediamo come è andata.

Assolombarda, Assemblea Annuale

ROCCA: IL FUTURO È STEAM. Guardare al futuro insieme, tra crescita ed innovazione. In un Auditorium gremito, potremmo sintetizzare così le parole pronunciate dal Presidente Gianfelice Rocca, che ha aperto i lavori dell’Assemblea annuale di Assolombarda, dopo i saluti del Sindaco Pisapia e del Presidente della Regione Maroni. La prima assemblea dopo la fondamentale fusione con Confindustria Monza Brianza. Un passaggio storico, che vede unirsi due associazioni rappresentanti, insieme, il 12 per cento del valore aggiunto italiano, per un’area – quella della città metropolitana milanese – che appare oggi come una delle più forti dell’intero sistema occidentale. Basti pensare – sottolinea Rocca – a come siano 123 le imprese presenti sul territorio con un fatturato superiore al miliardo di euro, contro le 61 di Monaco di Baviera e le 25 di Barcellona.

“Milano e la Lombardia sono uno dei motori principali del successo di tutta Italia”, se la Lombardia cresce, l’Italia può ripartire. Per questo, sottolinea Rocca, la responsabilità che grava sulle spalle degli imprenditori lombardi rappresenta una sfida per il futuro della nazione. Riuscire ad unire due realtà come Assolombarda e Confindustria Monza Brianza – lasciando da parte anche alcune rivalità storiche – significa allora guardare insieme a questo futuro, in un’ottica di crescita e di collaborazione.

Durante il suo intervento, il Presidente Rocca ha quindi sottolineato alcuni aspetti fondamentali dell’area metropolitana. Da una parte, il trend positivo degli ultimi due anni, con una disoccupazione che è andata riassorbendosi sino ai livelli precrisi (4,23 milioni di lavoratori) ed un saldo positivo di ben 8000 nuove imprese, solo nei primi mesi del 2015. Cosa manca, allora, per sviluppare appieno le capacità e le potenzialità di quella che è considerata una delle aree più ricche del Mondo? Il Presidente di Assolombarda non ha dubbi: “La nostra produzione scientifica per abitante e di poco inferiore a quella della Baviera – afferma – Ma la nostra produzione tecnologica, misurata in brevetti per abitante, è solo il 25-30 per cento di Baden-Wurttemberg e Baviera. Un distacco che continua da aumentare. Non riusciamo a trasformare scienza in tecnologia, e questo, nel lungo periodo, è una situazione assolutamente insostenibile”.

Ecco perché diviene fondamentale un piano strategico, riassunto efficacemente con l’acronimo STEAM (Scienza, Tecnologia, Arte, Manufacturing). La prima tappa per coadiuvare insieme questi aspetti, ed iniziare a colmare il gap tecnologico, è la trasformazione dell’area Expo in uno dei principali hub scientifico-tecnologico del sud Europa. Università, imprese, laboratori, centri di ricerca, in un’ottica di collaborazione tra pubblico e privato. Un progetto ambizioso, per cui Assolombarda chiede un aiuto del Governo, ma che sarebbe in grado, sicuramente, di alimentare definitivamente il motore del rilancio economico del nord Italia.

SQUINZI: BENE RIFORME, MA SUBITO POLITICA INDUSTRIALE. C’è anche spazio per un segnale forte, lanciato all’esecutivo dal Presidente Squinzi. Il sistema, afferma, è in ripresa, ma pesano sul Paese alcuni “mali antichi” da cui si fatica a guarire. Una cultura poco favorevole all’impresa, l’alto debito dello Stato, una domanda interna che fatica a riprendersi. Oggi è fondamentale che lo Stato liberi spazio al mercato e alla concorrenza. Il messaggio è chiaro: il pubblico non può farsi impresa, né può pensare di inseguire in modo inadeguato e inappropriato delle emergenze, senza considerare le ripercussioni possibili nei settori produttivi italiani. Ed è qui che, ovviamente, Squinzi nomina l’Ilva. Ma il Presidente di Confindustria non si lascia andare solo a critiche. Afferma come si siano apprezzati gli sforzi del Governo nell’ambito delle Riforme, ma ricorda anche come oggi “Se l’esecutivo agisse con uguale forza e determinazione nel campo della politica industriale, i benefici per l’Italia potrebbero essere notevoli. Di una politica per l’innovazione e per l’industria c’è bisogno, adesso, subito, sia in Italia che in Europa.“

PADOAN: RIPARTIRE DA CRESCITA E INVESTIMENTI ESTERI. Conclude Padoan, sottolineando quanto il Governo guardi all’impresa come punto focale per il rilancio dell’economia nazionale. Bilancio, riforme strutturali, competitività. Sono queste le parole chiave per il Ministro dell’Economia. Una politica, quella del Governo, che proprio su questi tre assi sta iniziando a dare frutti, in primis con un debito che dal 2016 andrà diminuendo, di pari passo con una tassazione in calo progressivo da qui ai prossimi tre anni. Tutto ciò, in combinazione con la riforma della giustizia e della PA, alla lotta all’evasione fisale, fa del nostro Paese un luogo sempre più attrattivo per gli investimenti esteri. Duro, invece, verso le opposizioni e i media: “Quando vedo polemiche ce si concentrano su una o due misure, senza considerare il contesto generale nel quale sono inseriti mi viene, lo devo dire, una grande tristezza”.  Un plauso arriva dall’assemblea quando Padoan conclude: “Quando ho iniziato a fare questo mestiere, mi si chiedeva in che modo si potesse misurare l’efficacia della politica economica del Governo. In altri tempi forse sarebbe venuta in mente a molti, anche a me, una grandezza di tipo finanziario. Spred o finanza pubblica. Oggi, invece, mi sono reso conto che potrò dire che la politica economica avrà veramente dato i suoi frutti, solo quando vedremo un aumento stabile e duraturo dell’occupazione. Questo è l’obiettivo del Governo”.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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