Artisti dell’Ottocento: temi e riscoperte in mostra a Roma

02/02/2015 di Simone Di Dato

Fino al prossimo 14 giugno la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale espone parte della sua collezione puntando sulla cultura figurativa ottocentesca e sui suoi percorsi tematici più rappresentativi: dal panorama romano alle poetiche del nord Italia, dall’influenza dell’antico al ritratto, fino alle scuole meridionali.

Artisti dell'800, temi e riscoperte

Fermenti, grandi euforie, polemiche, nuove istanze e vecchie contraddizioni. Gli anni che anticiparono l’Unità d’Italia e i decenni immediatamente successivi furono caratterizzati dal rinnovamento estetico dell’arte italiana con una policromia di temi, dimensioni e risultati del tutto inattesi: dalla Scapigliatura lombarda alla scuola napoletana, dai macchiaioli del Caffè Michelangiolo fino alle grandi esposizioni, la scena artistica italiana infatti si tinge di proposte e soluzioni variegate. Fino al prossimo 14 giugno la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale espone parte della sua collezione puntando appunto sulla cultura figurativa ottocentesca e ai suoi percorsi tematici più rappresentativi: dal panorama romano alle poetiche del nord Italia, dall’influenza dell’antico, al ritratto fino alle scuole meridionali. L’istituzione romana di via Francesco Crispi 24 che attualmente conta circa 3000 opere tra pittura, scultura e grafica, ha raccolto per l’occasione un variegato gruppo di capolavori realizzati da artisti di nascita e tradizione ottocentesca al fine di offrire una panoramica trasversale su quei temi, stili e ricerche che portarono all’arte moderna.

A Nino Costa, Giulio Aristide Sartorio e Angelo Morbelli, alcuni dei nomi più noti in esposizione, si aggiungono inaspettati capolavori di artisti di nicchia quali Adriano Ferraresi, Augusto Bompiani, Paride Pascucci e quelli di importanti personalità straniere come Auguste Rodin e Georges Paul Leroux. Promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra propone un allestimento curato da Francesco Stefanori che prevede un focus di due sale il cui protagonista è il napoletano Vincenzo Gemito, lo scultore italiano dell’Ottocento più conosciuto in campo europeo per il suo ruolo di rilievo all’interno del Realismo meridionale.

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Guardare alle vicende artistiche di questo periodo dall’ottica delle grandi esposizioni consente senza ombra di dubbio di recuperare “dal vivo” le circostanze circa il rapporto tra artisti e correnti, interlocutori, critica, mercato e dibattito tra arte e istituzioni. Più acceso e complesso che mai nell’ultimo ventennio del secolo, il rapporto tra settore artistico e filoni di ricerca si dirige verso due tesi: da un lato si auspica l’intervento dello Stato per favorire la vita artistica e il costituirsi di un linguaggio nazionale, dall’altro si chiede che le iniziative statali non ostacolino il fervore delle scuole regionali. Tuttavia le antiche Accademie si oppongono al solito alle innovazioni con miope conservatorismo, i finanziamenti per incrementare il legame tra artisti e pubblico tardano ad arrivare, le logiche commerciali limitano le attività di gallerie e mercanti d’arte privati.

Parte della soluzione si trovò nell’organizzazione di Esposizioni allestite ogni volta in città diverse, la prima delle quali avrà luogo nel 1861 a Firenze e l’ultima a Torino nel 1880 per poi decidere di stabilire nel 1883 un’unica e sola sede: Roma. Ed è nella capitale che il panorama artistico affronta più di ogni altro genere, quello della pittura di paesaggio. Nino Costa, dapprima attivo tra i macchiaioli poi seguace della poetica del verismo e attento osservatore dei paesaggisti inglesi e di Corot, sarà un punto di riferimento per tutti quegli artisti che pur mirando al “vero” ne rielaborano gli elementi in senso “ideale”. “Ciò che distingue Costa dai macchiaioli – mette a fuoco Adriano Cecioni – sia nel tempo in cui furono meritevoli di tal nome, sia quando cessarono di esserlo, è che in tutti prevalevano impressioni essenzialmente fisiche e materialistiche, mentre nel Costa dominavano le impressioni psichiche e idealistiche”. La sua bellissima “Ninfa nel bosco” del 1863, opera in mostra che l’artista non volle mai esporre né vendere, è capace di contenere convenzioni, classicismo, realtà e natura: un perfetto esempio di rinnovamento artistico di metà Ottocento. Passando per le poetiche settentrionali, in particolare quelle piemontesi, lombarde, liguri e venete, il percorso espositivo giunge alle atmosfere meridionali delle scuole del sud Italia, con opere del foggiano Francesco Saverio Altamura tra cui “Il Tasso presso sua sorella a Sorrento”, e scorci su personalità partenopee. Dopo i ritratti del torinese Cominetti, del siciliano Giuseppe Micali e Mancini, si passa al classicismo e al richiamo all’antico con Domenico Morelli e Adolfo de Carolis per finire al verismo che chiude la mostra con scene quotidiane, di vita popolare, lavoro, affetti e momenti di solitudine a testimonianza di una politica culturale ardua ma di stampo unitario, e allo stesso tempo di proposte flessibili, innovative e originali.

Info
“Artisti dell’Ottocento: Temi e Riscoperte”
a cura di Cinzia Virno
Dove: Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale
Quando: 7 novembre 2014 – 14 giugno 2015
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 18.30
Chiuso il lunedì.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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