Artemisia Gentileschi e il suo tempo in mostra a Roma

09/12/2016 di Simone Di Dato

Le sale di Palazzo Braschi ospitano fino al 7 maggio 2017 una nuova rassegna dedicata alla vicenda artistica e umana di Artermisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi Roma

Dopo la prima mostra del 1991 a Firenze, quella romana del 2001 condivisa con il padre Orazio e quella strettamente monografica a Milano dieci anni dopo, le sale di Palazzo Braschi ospitano fino al 7 maggio 2017 una nuova rassegna dedicata alla vicenda artistica e umana di Artermisia Gentileschi, pittrice dal talento smisurato e grande protagonista del suo tempo, troppo spesso legata ai drammi personali e all’errata immagine di caravaggista tout court. Nota al grande pubblico per le tumultuose vicissitudini private, che non le hanno risparmiato dettagli morbosi su un processo pubblico per stupro, la figura artistica di Artemisia venne letta in chiave femminista raggiungendo una certa fama letteraria prima grazie al romanzo di Anna Banti pubblicato nel dopoguerra e in seguito negli anni settanta del Novecento.

Nata a Roma nel 1593, primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi, la giovane pittrice manifesta una forte attitudine all’arte presso la bottega paterna dimostrando maggior talento rispetto ai fratelli. Qui avverrà il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dare la giusta luce ai dipinti. Il primo è la Susanna e i vecchioni (1610) di Pommersfelden, una sontuosa prova naturalistica in chiaro riferimento al realismo del Caravaggio e non indifferente al linguaggio della scuola bologhese. E’ evidente che a Roma ebbe l’opportunità di crescere in una fucina di talenti: Caravaggio che all’epoca lavorava nella Basilica di Santa Maria del Popolo e nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, ma anche Guido Reni, Domenichino e i Carracci che terminavano gli affreschi della Galleria Farnese.

[inpost_fancy thumb_width=”200″ thumb_height=”200″ post_id=”27184″ thumb_margin_left=”15″ thumb_margin_bottom=”15″ thumb_border_radius=”5″ thumb_shadow=”0 1px 4px rgba(0, 0, 0, 0.2)” id=”” random=”0″ group=”0″ border=”” show_in_popup=”0″ album_cover=”” album_cover_width=”200″ album_cover_height=”200″ popup_width=”800″ popup_max_height=”600″ popup_title=”Gallery” type=”fancy” sc_id=”sc1481280686219″] Dopo il processo per strupro, intentato dal padre Orazio contro Agostino Tassi, artista a cui Artemisia è molto affezionata, la pittrice appena maggiorenne va in sposa a Stiattesi, lasciando Roma per Firenze. Il lascito fiorentino sarà una serie di immagini tutta al femminile, tra Maddalene, Danae, Cleopatre, Giuditte e diverse suonatrici. E in seguito alla parentesi veneziana documentata tra il 1627 e il 1629-30, Artemisia è finalmente a Napoli, forse per effetto del legame con il nuovo vicerè Fernando Afàm de Ribera, dove muore nel 1653.

Per quanto dipingere rappresentasse una scelta non comune e piuttosto difficile per una donna all’inizio del XVII secolo, Artemisia non fu caso isolato. Prima di lei, tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, altre donne pittrici esercitarono, anche con buon successo, la loro attività. Tra queste Sofonisba Anguissola, chiamata in Spagna da Filippo II; Lavinia Fontana, che si recò a Roma su invito di papa Clemente VIII; Fede Galizia che dipinse magnifiche nature morte e una bella Giuditta con la testa di Oloferne e Lucrina Fetti insieme ad altre pittrici, più o meno note. Eppure, nonostante la forza espressiva del suo linguaggio pittorico, una tecnica declinata secondo le esigenze dei diversi committenti e una gamma di generi pittorici che dovette essere  molto più ampia di quanto possiamo immaginare oggi, Artemisia ha dovuto aspettare oltre tre secoli per vedere riconosciuto dai posteri il suo status di Artista.

La mostra a Palazzo Braschi, nata da un’idea di Nicola Spinosa, ha il merito di offrire al pubblico una panoramica della parabola artistica e umana di Artemisia Gentileschi ben lontana dai pregiudizi che hanno limitato la giusta lettura della sua carriera. Con un corpus di 100 capolavori, frutto di prestigiosi prestiti italiani e internazionali, le opere di Artemisia dialogheranno in un serrato confronto con i suoi più grandi colleghi frequentati a Roma, Firenze, ancora Roma e infine a Napoli. Non a caso le sezioni che compongono il percorso espositivo sono connesse con le città in cui la pittrice fu attiva, a ripercorrere i periodi più salienti della sua esperienza: curata da Spinosa è la sezione napoletana, da Francesca Baldassari la sezione fiorentina, e  da Judith Mann  la sezione romana. Accanto a opere quali la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, la mostra presenta quadri di Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte di vera ispirazione per la pittrice, ma anche la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet a completare il percorso.

Info:

Artemisia Gentileschi e il suo tempo
Museo di Roma Palazzo Braschi
Ingresso da Piazza Navona, 2 e da Piazza San Pantaleo, 10
T. +39 06 0608 (tutti i giorni ore 9 – 21)
www.museodiroma.it; www.museiincomuneroma.it;
www.arthemisia.it

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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